Chutney di rabarbaro e confettura

Non credo che teoricamente il rabarbaro sia di stagione adesso. Ma l’inverno è stato lungo, la primavera capricciosa e qui pochi giorni fa ho potuto fare un secondo raccolto di rabarbaro.

Anche i lamponi sono in ritardo rispetto al calendario e sono solo adesso in piena produzione, dalle mie parti.

Pertanto il rabarbaro è finito in due preparazioni: confettura con i lamponi e chutney piccantino per accompagnare piatti invernali!

Per la confettura ho semplicemente messo in pentola pari quantità di lamponi e rabarbaro, più un quarto di zucchero (insomma, la metà del peso del solo rabarbaro). Cuocio fino a consistenza gradita e invasetto 🙂

Per il chutney stranamente ho segnato ingredienti e dosi. Si tratta infatti di un primo esperimento, sicuramente modificabile e migliorabile, pertanto non volevo dimenticarmi il procedimento usato 🙂

Ingredienti (per 4 vasetti circa):

500 grammi rabarbaro pulito

250 grammi uvetta sultanina

100 ml aceto di mele

1 cipolla rossa

4 cucchiai olio evo

2 cucchiai sale

1 cucchiaio zenzero in polvere

1 cucchiaio peperoncino

1 cucchiaio cumino

100 ml zucchero di canna

Acqua q.b.

Gli ingredienti sono stati tutti insieme portati a bollore, ho aggiunto inizialmente un poco di acqua e poi cotto fino a parziale sfaldamento del rabarbaro 🙂

Il colore non è dei più invitanti, ma il sapore mi piace molto. Il mio è rimasto abbastanza piccante, se preferite sapori meno piccanti consiglio di ridurre il peperoncino (o usarne uno dolce).

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Vellutate di spontanee, insalata selvatica e risotto alle malerbe

Il titolo è più lungo delle ricette 😁

Dal momento che non vendo nulla e non guadagno nulla dalle pubblicità (se ne vedete sono quelle di wordpress che non dipendono da me) inutile dilungarmi con tre articoli diversi!

Propongo un post primaverile in cui raccolgo alcuni suggerimenti sulle modalità più semplici e piacevoli, per noi, di usare le erbe selvatiche in cucina 😊

Inizio con le mie erbe preferite per l’insalata! La Stellaria media o centocchio e l’acetosa quando molto tenera o Rumex acetosa, unite a qualche foglia (per ora, sta appena ripartendo, presto ne avrò a bizzeffe) di ruchetta o Diplotaxis tenuifolia  compongono un mix perfetto per le insalatone, in cui si combinano sapori acidognoli, piccanti e neutri. Per gli amanti dell’amaro l’evergreen -è il caso di dirlo- è naturalmente il tarassaco (non presente nell’immagine sopra)!

Come sempre condisco ormai senza olio, solitamente con una miscela di miso e un aceto non pastorizzato a scelta, talvolta aggiungendo anche kefir o yogurt di soia, lievito alimentare in scaglie o crauti.

Per aromatizzare delle buonissime fave pugliesi per un ful (un esempio di ricetta qui) mi diverto con l’erba cipollina.

Altre erbe invece le raccolgo per un utilizzo prevalentemente cotto, di solito per vellutate dal momento che questo le rende molto gradite anche a entrambi i bambini 🙂

Le proporzioni tra le erbe possono variare (consiglio di andarci piano con le Reynoutria di cui ho già scritto qui) perchè il sapore molto limonoso potrebbe prevalere parecchio sulle altre, ma in piccola quantità è eccellente e contribuisce alla cremosità finale.

Nel minestrone o vellutata vanno la Silene vulgaris (ottima anche nei risotti!), i giovani getti di Humulus lupulus (anche lui perfetto in risotti e farinate), Lapsana communis, Symphytum officinale o consolida, ortica e infine Knautia arvensis.

La semplicità fatta ricetta è semplicemente buttare le erbe (pulite) tutte assieme con acqua o brodo vegetale, aggiungere aromi e sale a piacere, patate o fiocchi di avena per rendere più cremoso e saziante la vellutata finale. Infine dopo pochi minuti di cottura (o appena le patate sono tenere nel caso utilizziate patate), frullare il tutto con frullatore a immersione 🙂

In foto sopra ortica, consolida, lassana, reynoutria.

Si distinguono qui knautia, reynoutria, silene e qualche fogliolina in centro di Salvia pratensis.

Luppolo.


Foto sopra: silene e reynoutria.

Mi piace sottolineare quanto sia piacevole la raccolta delle erbe spontanee, MA naturalmente raccogliete solo QUANTO vi serve -con gentilezza, senza strappare, lasciando alcune piante integra- e solo ciò di cui siete assolutamente certi. Può a volte non essere sicurissima la specie, ma dovete essere sicurissimi di non confondervi con nulla di tossico.

Cercate buoni libri per il riconoscimento (io ho inserito link a wikipedia, non è sufficiente per il riconoscimento!) ed eventualmente un confronto con altri.

Raccogliere i doni della natura è sano, ecologico, economico, divertente!

Al prossimo giro scriverò due righe sui vantaggi dal punto di vista nutrizionale, stay tumed 😉

Dadolata di tofu estiva

Casa nuova, vita nuova, orto naturale!

Finalmente, sebbene ancora non attrezzati anche per una produzione invernale significativa, abbiamo un orto estivo degno di questo nome e, con l’aiuto delle spontanee a dare un po’ di verde, non ho avuto necessità di comprare frutta o verdura a partire da maggio.

Le piogge sono state scarse e nostra immensa fortuna è avere una sorgente che ancora porta acqua!

Ma i pomodori non li ho mai bagnati e non sono mai stati così belli. Ne stiamo mangiando a quintali (i ciliegini e datterini finiscono per lo più in bocca ai bambini direttamente dalla pianta, senza passare in cucina), ne ho essiccato qualcuno e ho fatto un poco di conserva (poca passata, l’anno prossimo se voglio mettere da parte salsa di pomodoro per l’inverno dovrò dedicare almeno una fila di pomodori appositamente per questo scopo, si impara con l’esperienza).

Per la prima volta raccogliamo anche qualche peperone giallo di Carmagnola.

I colori estivi sono meravigliosi e ho pensato di accompagnare peperoni e pomodorini, nella dadolata, con una manciata di mandorle pugliesi e del tofu a cubetti: uno spicchio di aglio e vino bianco al posto dell’olio!

Sale e pepe quanto basta, oltre ad un pizzico di zucchero integrale di canna, che mi piace aggiungere quando ho a che fare con peperoni.

A fine cottura qualche cima di basilico fresco e buon appetito!

 

 

Hemerocallis fulva

L’Hemerocallis fulva, detta anche giglio turco (da non confondersi con il giglio di San Giovanni, dal fiore molto simile, poiché quest’ultimo è tossico!) è un fiore meraviglioso a cui si aggiunge l’indubbio vantaggio di essere commestibile. E praticamente in ogni sua parte: il bocciolo, il fiore, i giovani getti ed anche il rizoma.

Qualche indicazione, sebbene in inglese, nonché il suggerimento per il modo di consumare i boccioli, si trova qui.

Ho trovato questo scrigno di bellezza nel nostro nuovo giardino e non ho resistito alla tentazione: i fiori aggiunti alle insalate hanno un sapore molto delicato, perfetto per smorzare i toni di foglie dal sapore più marcato (in foto, con la fortissima rucola del nostro orto, accompagnato da crackerini fermentati di mandorle e di boulgur).

Il rizoma non l’ho ancora assaggiato, dal momento che non ho intenzione di sradicare una pianta ora, ma conto di poter scrivere qualcosa in autunno!

La vera goduria per me sono stati i boccioli fiorali ancora chiusi: saltati con un poco di olio e di sale si sono rivelati una delizia che è piaciuta anche a Zoe! Solitamente restia alla verdura in generale e alle novità sopratutto.

Aspetto di raccoglierne qualcuno in più per metterli in salamoia e provarli anche fermentati! Se qualcuno si lancia prima di me, fatemi sapere!

In attesa della primavera

Questa mattina le temperature erano sotto lo zero e due giorni fa la neve ha coperto tutto, lieve e fugace.

Ma ormai il sole, quando c’è, è alto e spavaldo.

Può gelare, ma l’aria di primavera permea ogni cosa.

Le gemme son gonfie, le piante più precoci già fiorite.

E prima della nevicata abbiamo anche avuto un primo assaggio di primizie, ma non quelle che si pagano a peso d’oro nei negozi, quelle spontanee, che ho solo dovuto chinarmi e raccogliere.

primizie spontanee

Ogni erba, triturata, ha aromatizzato un riso rosso integrale 🙂

Foglie di borragine (Borago officinalis), fiori di primula (Primula vulgaris), foglie di salvia (Salvia officinalis), un ciuffetto di erba cipollina (Allium shoenoprasum), folgie tenere di malva (Malva sylvestris) e infine Cardamine hirsuta.

Quet’anno una zona dell’orto non è stata pacciamata, un po’ per limitare le limacce, un po’ per dare spazio ad alcune spontanee che approfittano del terreno scoperto, come appunto la piccola e deliziosa cardamine.

Si intravedono a malapena, ma abbiamo allestito la struttura ad arco per i teli: avremo serra!

Finalmente forse riusciremo a raccogliere anche melanzane 🙂

Mentre i lavori esterni procedono un po’ a rilento, ci dilettiamo con i colori dell’ultimo cavolo viola messo a fermentare. Tre settimane di attesa e come sempre nemmeno un briciolino ino di muffa. L’immagine dell’interno della giara l’ho scattata all’apertura.

E voi? Come aspettate la primavera?

Insalata di Cardamine e topinambour

Prima della ricetta, due parole per rinnovare i miei GRAZIE 🙂

UN anno se ne è andato e il nuovo ha portato visite molto attese, sorrisi, comunione e cibo.

Ho nuovamente ricevuto in dono marsiglia fatto a mano con dedizione da Cristina (seguite il suo blog, se ancora non lo fate! perchè oltre alle deliziose ricette, segnala la possibilità di baratto e avrete modo di godere dei suoi saponi anche voi, in questa pagina 😉 ).

Suo è anche il bellissimo pane che potete vedere nella fotografia con i formaggi freschi, poco sotto 😉

La famiglia di Annalisa è stata nostra preziosa ospite per qualche giorno ed è una gioia vedere i bambini entusiasti (l’energia non è certo mancata) e contenti di ritrovarsi, con un sentimento di amicizia che ormai credo per loro altrettanto forte che per noi “grandi”.

E infine, ma non ultimo condividere il pranzo con Eduardo, sempre solare, oltre che dispensatore di libro di ricette imperdibile (ma alla recensione dedicherò un momento tutto suo).

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E Anna Silvia, insostituibile co-admin del gruppo facebook Genitori Veg 🙂

Chiedo umilmente perdono in anticipo per la qualità delle fotografie ahaha

Provo a farvi venire fame con i deliziosi fermentati portati da Annalisa!

Formaggini di soia stagionati, spalmabile fresco e cremoso al cetriolo e mentuccia essiccata.

Ok, la smetto con i saluti privati e vengo all’idea di insalatina, nata a 4 mani con Annalisa semplicemente dallo sfruttare ciò che ci offre la natura piemontese nel mio non-orto di Gennaio!

Topinambour appena raccolta e grattuggiati e Cardamine hirsuta freschissima, pera tipo kaiser grattuggiata, succo di limone, frutti di cappero fermentati.

Il tutto accompagnato da pane con hummus fatto in casa.

insalata mista e hummus

Crudo, saporito e a me è piaciuta molto!

Del resto la Cucina selvatica la amo in ogni modo 🙂

 

Il libro della permacultura vegan

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Per i giovedì del libro 🙂

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Edizioni Sonda, autore Graham Burnett. Un piccolo-grande libro, che ho subito amato!

L’edizione italiana è curata e tradotta da Annalisa Malerba, che è una garanzia 😀

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Per quanti sono già esperti e navigati in permacultura, le parti dedicate alle mani nella terra sono forse un po’ generiche, ma è davvero un testo ricchissimo di spunti e informazioni, idee e suggerimenti.

Sebbene una agricoltura totalmente vegan sia abbastanza nota e ormai sperimentata, in Italia è sicuramente poco diffusa e poco conosciuta -oltre che un po’ bistrattata e canzonata da una parte di coloro che praticano permacultura- e questo mi risulta essere l’unico libro esistente sull’argomento.

Il libro è perfetto per quanti si stanno avvicinando alla vita in campagna o vogliono cominciare a progettare, ma anche per chi sta in città e magari vuole “solo” pensare diversamente balconi o terrazzo.

Anche perchè ogni capitolo è accompagnato da numerosissime ricette e nel lavoro di traduzione Annalisa ha arricchito le pagine con link e riferimenti alla realtà italiana.