La Ragione è la cosa più diffusa

La Ragione è la cosa più diffusa: Tutti sono sicuri di averla.

Sono le sagge parole di un caro amico (che forse citava qualcuno) e che mi tornano in testa regolarmente.

Ieri leggevo un interessante artciolo su Veganzetta. Più volte -anzi diciamolo, spessissimo- capita di leggere critiche di animalisti ad antispecisti, antispecisti a salutisti, attivisti a pacifisti. Ognuno probabilmente con le sue per sè buone ragioni.

E io non ho più ragione degli altri ovviamente, ma una riflessione voglio farla ugualmente.

Siccome si dice che il piagnisteo “spenga” il cervello, dobbiamo ammettere che leggere o sentire in continuazione che il modo giusto di fare una cosa è uno e uno solo, è scoraggiante.

Non avvicina le persone. Così come pensare di convincere qualcuno con la violenza è controproducente: come non esportiamo granchè efficientemente la democrazia a suon di bombe, non ho mai visto sprizzare empatia in una persona dopo essere stata aggredita verbalmente (quindi prendo ufficialmente qui le distanze da tutta quella schiera di vegan che ha un comportamento tale con il prossimo da far rizzare i capelli).

A questo punto devo aggiungere che in linea di massima condivido il pensiero esposto nell’articolo: solo una motivazione etica è sicuramente duratura e coinvolge la vita a 360 gradi. Una persona che smetta di mangiare carni solo per motivi di salute potrebbe, per esempio, rimanere una accanita sostenitrice della vivisezione o portare allegramente i figli nel peggiore circo che maltratta gli animali.

Ma vado oltre allora e mi spingo a dire che ritengo sia imprescindibile essere di esempio anche con un atteggiamento sempre nonviolento, oltre che antirazzista (cosa che verbalmente spesso manca).

E Decrescitore.  Ed Ecologista a 360 gradi (se distruggiamo il pianeta abbiamo poco da pensare).

Ma non possiamo nè dobbiamo farla diventare una gara a chi piscia più lungo.

A chi riesce ad essere più perfetto.

Diciamolo ubito eh, io e chiunque altro pubblichi in rete sta scrivendo da un pc o da un cellulare, costruito in paesi con sfruttamento dei lavoratori, con materiali e minerali estratti da  miniere dove dilaga lo sfruttamento e che comportano immensi danni ambientali. E come facciamo?

Credo semplicemente che ognuno debba fare tutto quello che umanamente può, compreso il cercare di non giudicare ogni passo altrui.

Vegan adesso è anche una moda. Vero e verissimo.

Che porta ad assurdità e sciocchezze, come simbolini a pagamento per certificare che il fungo è vegan.

Ma io spero, anzi so, che i percorsi personali sono strani e imprevedibili e che tutto è collegato.

A me personalmente sembra poco sensato essere politicamente profondamente antispecisti e non fare attenzione alla propria salute (cosa che in futuro può portare a sofferenza e costi anche su terzi) o viceversa pensare alla propria salute e non a quella dell’ambiente (come se questa non avesse influenze anche su di noi!) o difendere il diritto alla vita degli animali minacciando di morte chi non la pensa come noi (ebbene sì, triste scriverlo nero su bianco, ma son cose che si leggono).

Ma a volte da cosa nasce cosa. Non sempre forse, ma credo valga sempre la pena.

Ho visto tante, tantissime volte, persone diventate veg per salvarsi il cuore (letteralmente, le coronarie!) scoprire che senza mangiarli potevano con coraggio guardare negli occhi gli animali e aprirsi ad un intero mondo di empatia e rispetto, con tutto ciò che ne consegue.

E sì, anche io faccio fatica a vedere qualcosa di positivo nel menù vegan offerto come scelta assieme al resto in un fast food. Ma se a livello di multinazionale per me rimane anche l’idea di un boicottaggio legato agli aspetti economici e politici di questa forma di commercio, non voglio farne una questione di “purezza”.

Il ragazzotto che non pensa nemmeno di striscio all’etica, intanto comincia ad abituarsi all’idea che vegan esiste e si può. Forse un giorno per caso scopre che non fa nemmeno schifo. Forse, dal momento che sta diventando una “opzione” (per quanto penso anche io, come esposto nell’articolo che sia e debba essere ben altro!) fattibile, più persone potranno avvicinarcisi.

Non sapete quante volte, alla vista per esempio di riprese negli allevamenti, le persone mi hanno risposto “ehhhh, lo so, ma un po’ di carne la dobbiamo mangiare”. Ecco, se pian piano entra in testa che forse non è così, non è comunque un vantaggio?

Se si divulga l’idea che è ANCHE un vantaggio per la salute, non rende eventualmente più facile la scelta? Che inizialmente è ANCHE facile il cambiamento, perchè si trovano prodotti pronti?

Ho scoperto che il macellaio di fiducia di mia madre -che fa anche gastronomia- di fronte ad un calo delle vendite ha cominciato ad offrire prodotti di gastronomia alternativi, senza carne. E così mia madre prende in macelleria delle polpettine di riso adorate dai miei figli quando vanno da lei.

Orrore e sacrilegio? No. Ok, io non ci entrerei mai in macelleria. Il solo odore ormai mi sconquassa lo stomaco e non riuscirei a dare i miei pochi e sudati soldi a chi tutti i giorni invece smembra carcasse con nonchalance.

Ma tutte le volte che qualcuno chiede: “ma come faranno tutte le persone che si basano sul mercato della carne a vivere” e rispondo “l’economia si evolve, i lavori si adeguano e si reinventano”, non è proprio questo che vogliamo? Che i campi di mais destinati alla mangimistica producano altro per le persone? Che gli allevatori si mettano a coltivare cereali per fare il pane? Che i macellai trovino un altro lavoro?

Voglio io una famiglia sul lastrico e arrabbiata con il calo nei consumi di carne? No, voglio il calo dei consumi di carne e anche il più velocemente possibile (quindi sì, in questo senso ritengo utile anche chi si avvicina inzialmente solo per moda o per salute), ma non voglio il male o la sofferenza di nessuna persona per questo.

Se ogni macellaio potesse reinventarsi e scoprire che può fare anche altro, avrebbe le mani meno sporche di sangue.

Se non mi facesse davvero senso, a rigor di logica, forse mi sforzerei di sostenerlo.

Ora ho ragione io? E chi può dirlo.

Ma alcuni piccoli passi sono come semi al vento e un giorno, dopo una pioggia, esploderà un campo di fiori.

Taraxacum officinalis soffione

 

 

 

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Più felici di così… si può. E del cibo.

Titolo del post che è titolo di un libro (di Thomas D’Ansembourg).
Vorrei copiarne un paragrafo che questa mattina mi “vibra”:
E’ chiaro che non abbiamo una cultura del profondo benessere interiore nella comunione, sia sul piano personale che su quello familiare, professionale o sociale. La struttura di valori della nostra cultura nutre ed è nutrita dalla nostra educazione e dai nostri sistemi educativi. La nostra educazione, nonostante le buone intenzioni che la sottendono, ci ha spesso allontanato da noi stessi, dalla nostra interorità, ci ha privato della nostra apparteneza all’universo. Intendo dire con questo, che siamo entrati in un rapporto basato sul potere e sul tentativo di dominare il mondo naturale, invece di mantenere un rapporto di collaborazione, di cooperazione, di intelligenza intima tra l’uomo e la natura. Rimanendo in questa relazione basata sul potere, ci sentiamo forzatamente separati, divisi, isolati, e quindi non in armonia“.

Ecco. Queste parole hanno un profondo significato, che rimanda il mio pensiero all’agricoltura, al dominio dell’uomo sulla donna, dell’adulto sul bambino, del più forte sul più debole. Alla nutrizione.
Oibò sì, penso sempre al cibo, ma mangiare è l’atto più politico che conosca.


Questa mattina mi sono sentita in armonia. Non divisa, in comunione con l’ambiente attorno a me.
Dopo aver lasciato i bambini a scuola sono andata a passeggiare con la cagnolina, in un semplice sentiero che costeggia qualche pascolo, si addentra in un piccolo pezzo boscato ai piedi delle montagne e costeggia un tratto di torrente.
Questa notte ha piovuto e quindi l’aria era umida, carica di odori, brumosa. L’erba e le foglie lucide e brillanti.
Il rumore di fondo delle auto sulla statate dall’altro lato del torrente sembrava come ovattato.
Cammino di buon passo, perchè la mia idea era fare un minimo di moto, cerco un respiro un po’ accellerato. E godendomi tutto di quanto stava attorno a me, senza rallentare, non facevo che notare cibo (lo so, penso sempre al cibo).
Una splendida poiana mi accoglie subito allontanadosi con calma al mio passaggio.
Lungo il sentiero compaiono amaranto e ortica.
Il prato umido è rigoglioso e carico di tarassaco, piantaggine, silene.
Incontro noci e noccioli che hanno abbandonato i loro frutti sul terreno.
Poi un nespolo di germania, piantato chissà quanto tempo fa lungo il limitare del campo e oggi orgogliosamente abbandonato e carico di “puciu”, come le chiamiamo da queste parti.
Poi all’improvviso, tra i salici e le robinie del giovanissimo boschetto, vedo una bellissima femmina di capriolo: grande, sana. Mi guarda attentamente, le orecchie grandi puntate a recepire ogni mio respiro (o passo di Polly nelle vicinanze), il naso nero e lucido che mi sente a distanza.
La scena è talmente perfetta che mi commuovo, la luce sembra fatata. Sento solo più il cinguettio degli uccelli.
Poi forse un movimento o un rumore lontano e con due agili balzi scompare dalla mia vista. Solo allora mi accorgo di un giovane che la segue, probabilmente il cucciolo ormai cresciuto.
E solo allora mi viene in mente che per qualcuno il pensiero è sparare. Uccidere. Cibo.
Non so se davvero in molti pensano al mangiare mentre decidono che è più bello stroncare una vita piuttosto che godersi la magia del momento.
Sicuramente quel qualcuno non si sente parte del tutto in quel momento. Non c’è armonia in uno sparo.
Quel qualcuno si sente diviso e superiore.
E per mangiare quello stesso posto offre praticamente un pasto completo: insalata, minestra e dolce.
Ricco in sali minerali, vitamine, antiossidanti, fibre, grassi salubri.
Riprendo il cammino con il cuore un po’ più pesante, perchè il pensiero dei bracconieri che solo pochi giorni prima hanno ucciso, proprio lì, mi intossica per un po’.
Poi un maestoso airone prende il volo.
Un gruppo di enormi mazze di tamburo follemente spalancate mi saluta nel prato.
E ritrovo la pace.
Almeno per un po’.

Il cibo che scelgo di raccogliere o acquistare, contribuisce al mio bisogno di armonia e condivisione.
Non separa.
Non è una rinuncia, è una liberazione.

Buone Feste!

Fino all’altro ieri è stato un Dicembre pieno di sole e temperature tutto sommato miti (oggi piove!).
Il nostro “cenone” della vigilia è stato molto semplice: pasta fatta in casa, torta salata alle coste e biscotti per Babbo Natale come dessert.
E un sorso di vino per i genitori.
Festeggiamo l’inverno (o il fatto che il giorno più corto dell’anno è passato!!!), i nuovi arrivi in casa e la cucina in famiglia.
Per torta e biscotti mi sono lanciata con il nuovo fornetto: l’idea è risparmiare (forno elettrico altrimenti). Mi spiace non ci stia sulla nostra stufa, che è piccina, per fortuna lì sta il fornetto versilia che è più piccolo.
Queste pentole-fornetto sono un’ottima idea per preparare in casa prodotti che richiederebbero cottura in forno anche quando il forno non c’è (in vacanza, se non avete forno, ecc.), ma molto più banalmente consentono un bel risparmio energetico: il volume da scaldare è naturalmente ridotto parecchio; i tempi di cottura pressocchè sovrapponibili a quelli con forno comune e nel caso abbiate un forno elettrico c’è anche il vantaggio di usare il ben più economico gas 😉
Comunque: sfoglia leggermente bruciata sotto, ma come prima prova non c’è male 🙂

 Perdonatemi, immagine ruotata 😛

 I biscotti per babbo natale: non sono al cioccolato, ma semplicemente dolcificati con concentrato di dattero.

Il nuovo amore di casa, che come ogni amore in più sembra rendere tutto più bello!

I primi di Ottobre nell’orto

Non per copiare la mitica Erbaviola , ma anche io ieri ho fotografato il cestino col raccolto dell’orto.
Per essere ormai Ottobre ci sono ancora parecchi regali estivi, come i pomodori (che non si vedono perchè sono sul fondo, ma erano parecchi, tutti ciliegini e datterini).
Una bella manciata di cranberries  (che ho prontamente tagliato a metà e messo ad essiccare).
Alcuni frutti dell’asimina (è il primo anno che finalmente mangio paw paw!).
Un rametto di alloro, che con tutti i legumi che mangiamo serve sempre.
Un peperone (ma altri 5 stanno ancora maturando) e l’ultima zucchina della stagione completano il cestino.
Si nota anche un miserrimo grappolino di uva, ma non è colpa della vite (una sola pianta, potata con fantasia da mia suocera), è che la maggior parte della piccola produzione la mangiamo girovagando in giardino, non riesce ad arrivare in casa 😉
Essendo noi ancora alle prime armi, non usando alcun concime (nemmeno il compost, o meglio pochissimo) ed avendo avuto quest’anno veramente poco tempo da dedicare all’orto, in cui infatti tutte le infestanti sono montate impietosamente a seme, è la prova che ce la si può fare!
Ed anche se lontani anni luce dall’autosufficienza, un contributo non da poco c’è.
Dal punto di vista educativo, coi bambini che imparano a cogliere e mangiare, non c’è proprio prezzo al valore di coltivare un pezzetto di terra!

Escursione: anello dei 7 ponti (Gran Dubbione) con albicocche secche

La frutta matura dolce e quando è matura bisogna consumarla in fretta: quella che non mangiamo fresca la trasformo per lo più in marmellata senza zucchero (proprio oggi ho fatto un ennesimo giro di ramassin!), ma anche essicare è un buon sistema.
La scorsa settimana ho fatto essicare 2 chili di albicocche. Di giorno le ho poste al sole, ma siccome da me la notte è fresca e umida, anche a luglio, la notte le ho messe nell’essicatore.

Sarò diventata un po’ fissata, ma ho tenuto ogni singolo nocciolo di ogni frutto consumato: nel compost non li metto, perchè rimangono integri troppo a lungo, ma mi hanno detto che bruciano bene e quindi stiamo tenendo tutto per l’inverno 😉

Approfittando del tempo splendido dei giorni scorsi, siamo stati anche a fare qualche passeggiata nei boschi!
Un percorso che mi sento assolutamente di consigliare, in uno dei valloni più belli nella mia zona, è l’anello dei 7 Ponti, a Gran Dubbione (Pinasca TO). Noi stavolta non l’abbiamo percorso tutto, perchè con Nicolò il ritmo è pur sempre quello di un bambino, ma anche il padre che devia costantemente per cercare gli imbocchi delle miniere di grafite e la comune a tutti passione per animaletti vari, non ci rende i più veloci camminatori della storia!
In ogni caso, io e Nicolò amiamo gli alberi secolari ed abbiamo toccato e ringraziato alcuni castagni veramente giganteschi.

Attraversato alcuni torrentelli (con graziose larve di salamandra), scovato una vecchia miniera, incontrato svariati scarabei stercorari e acchiappato un biacco!

Sotto un magnifico ponte ci siamo rinfrescati i piedi ed abbiamo fatto merenda con le albicocche secche (sì, all’inverno non ci arriveranno mai e no, non avevo portato frutta fresca perchè negli zaini è tanto più comoda quella secca)!

Apprezzate da tutti, così come lo stare nei boschi e la sana “fatica” del camminare 🙂
Zoe ha fatto nanna e osservato i boschi nel comodo del suo mei tai e, forse, con questa foto che immortala il momento del rilascio del biacco, partecipo al concorso “Portare in vacanza“. La foto è banalissima, dal punto di vista artistico una ciofeca, ma ci rappresenta ed è stato per noi uno dei momenti più belli di questa estate, quindi chissà!

Cottura con la coperta in versione moderna: cottura nel thermos!

Avevo sentito parlare della cottura con la coperta e ne ho letto in questo libro.
In sostanza si tratta di portare a bollore il cereale, integrale e in chicco, dopo di chè spegnere il fuoco, avvolgere la pentola con una bella coperta e lasciare che il calore porti lentamente a termine la cottura. Da fare la sera per il giorno dopo o al mattino, durante la colazione per esempio, per ritrovarsi i cereali pronti la sera. Una volta cotto il cereale in chicco si conserva in frigorifero, in contenitore chiuso, anche per una settimana ed è possibile scaldarlo e condirlo volta per volta.
La cosa risulta utile sotto più aspetti: sebbene il tempo di cottura sia in realtà molto lungo, il tempo che vi si deve dedicare è minimo e non c’è rischio di bruciare tutto; inoltre il consumo di energia è ridotto al minimo (il tempo necessario a portare a bollore, anzichè un’ora -spesso- di cottura); infine i nutrienti: minore la temperatura di cottura, minore la distruzione dei nutrienti termolabili 😉
Francamente però non avevo mai provato, in sostanza perchè non avevo una coperta di dimensioni adatte, che fosse comodamente riponibile da qualche parte in cucina…
Poi ho scoperto questo sito! Ed ho in seguito scoperto che esistono siti interi di ricette e consigli per la cottura nel thermos, come questo.
Il principio è lo stesso del metodo della coperta, ma si usa un più pratico thermos per mantenere il calore abbastanza a lungo.
Io ho personalmente sperimentato 2 sistemi per la cottura dei cereali in chicco (faccio notare che per la cottura dei legumi non è adatto, perchè serve una temperatura costante di 100°C, sopratutto per disattivare alcuni antinutrienti che li rendono indigesti se crudi).
Metodo 1) ho messo orzo o avena in ammollo per almeno una notte; al mattino scolati bene e riscaldato il thermos con acqua calda per qualche minuto. Poi si mette semplicemente il cereale nel thermos e lo si riempie di acqua bollente. Si chiude ed il gioco è fatto. A cena son cotti 😉
Metodo 2) se non c’è il tempo per un buon ammollo che ammorbidisce preventivamente il seme, aggiungere acqua bollente ai semi freddi non è sufficiente (si raffredda troppo velocemente), occorre allora portare a bollore appena qualche minuto il cereale in acqua, sul fuoco, e travasare il tutto nel thermos, nel quale la cottura sarà lentamente ultimata!

L’idea mi sembra meritevole di menzione, perchè economica (sopratutto d’inverno se avete una stufa ed un bollitore sempre pronto!), pratica e utile, in particolar modo per chi è indaffarato con bambini, ma ha bisogno di pasti sani per tutta la famiglia, nel minimo tempo utile 😉
E’ vero: serve l’acquisto, se non ne possedete uno, di un thermos capiente e di buona qualità, di quelli per contenere vivande (in acciaio inox e non in plastica, chevvelodicoaffare!), ma se viene utilizzato anche come porta-vivande per escursioni e pic-nic, credo che tutto sommato l’acquisto valga la pena!
Che ne dite?