nutrizione, Senza categoria

Paleo-aterosclerosi ed evoluzione

I motivi per NON condividere l’entusiasmo dilagante sulla paleodieta sono davvero molti.

Alcune utili sintesi le potete leggere (in inglese) qui e sopratutto qui.

Ma io vorrei concentrarmi su un solo aspetto: malattia cardiovascolare. La prima causa di morte nel mondo occidentale.

Spesso mi sento dire che “gli essere umani hanno sempre mangiato carne”. Vero! Per i nostri antenati, per milioni di anni, l’obiettivo era prima di tutto mangiare. Punto. Mangiare ciò che di più calorico si riusciva a recuperare. E anche tutto il resto.

Ci siamo evoluti assieme alle nostre abilità, per adattarci ad un ampio spettro di possibilità alimentari e con la tecnica per ottenere il massimo da tutto.

Se senza una grossa pietra per macinare i cereali non li mangiamo facilmente, senza strumenti di taglio e fuoco, anche la carne è troppo gommosa e inefficiente dal punto di vista energetico per noi.

Oggi sappiamo che abbiamo anche sempre avuto aterosclerosi o per lo meno questo ci dicono gli studi sulle mummie: egizie (nobili però), ma anche antichi peruviani e pueblos,  infine Otzi.

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Tutto si può dire, ma non che mancasse l’attività fisica e il cibo era sicuramente “biologico”, le carni “grass-fed” e non di animali ingrassati a insilato.

E’ interessante notare come tutti questi studi siano andati alla ricerca di cause genetiche e abbiano dato per scontato che l’alimentazione di allora dovesse per forza essere quella giusta. E’ vero, i diversi popoli consumavano differenti quantità di carni, ma ne consumavano tutti.

Ora è anche notevole come alcuni siti pro-paleo, accusino i cereali consumati dall’uomo di similaun per i suoi problemi di salute (artrosi, una carie, probabile intossicazione da metalli causata dalla lavorazione degli stessi e varie). Come se si abbuffasse di pane raffinato e bagel caramellati.

La cosa buffa di questi ragionamenti è che riescono a cancellare completamente i dati epidomiologici (e non solo) sull’essere umano moderno e quello che ci dice la ricerca scientifica oggi. Come riconosciuto da uno dei fondatori stesso del concetto di dieta paleolitica, in un interessante articolo: “Dr. Eaton goes on to say that we should get our protein, at whatever level, predominantly from plant sources now. (……) All too often, discourse on diet devolves into ideology when it should be bound to epidemiology.”

Oggi dati oggettivi ci dicono che una dieta priva di alimenti animali e povera in grassi in generale, può addirittura far regredire la patologia cardiovascolare. Qui trovate link ad un full text che riassume bene la questione, con bibliografia per approfondire.

Questo è uno dei casi in cui pensare all’evoluzione risulta particolarmente utile: la selezione naturale avviene tramite differenti tassi riproduttivi. Muori di fame e pertanto non porti a termine la gravidanza? Non trasmetti i tuoi geni alla prole. Ri-punto. Se quello che mangi per non morire di fame alla lunga può portarti ad avere un infarto, non avrà alcuna influenza sul tuo successo evolutivo, perchè la vita media nel paleolitico era di poche decine di anni, i figli si facevano presto.

Non ci serve a nulla sapere se all’epoca si mangiasse o meno la carne, ci serve sapere cosa ci fa stare bene oggi. Cosa ci protegge il più a lungo possibile dalle malattie oggi.

vegan-vs-paleo

E come già sottolineato anche nell’articolo che riporta le affermazioni di Eaton, dobbiamo anche trovare un modo per nutrirci che sia sano per noi E sostenibile per il pianeta.

E su questo, sebbene come sempre e per tutto sia possibile trovare singole posizioni differenti, l’insieme delle conoscenze scientifiche a nostra disposizione indica una strada sola.

P.S. immagini tratte dal web.

Edit: aggiungo questa brillante intervista. La primissima domanda porta al racconto della guarigione della nonna di Greger da patologia cardiovascolare 😉

 

 

 

 

 

nutrizione, segnalazioni

COMUNICATO STAMPA Per una mensa più sana. La petizione

L’ho già linkata qui, ma meglio abbondare 😀

Dal momento che è davvero importante provare a farci sentire, vi copio tutto il comunicato stampa, che è chiarissimo, tratto da Biobimbi.

Eccovelo, con preghiera di diffonderlo, firmare e leggere con attenzione: non si chiede di eliminare la carne dalle mense, ma “solo” di attenersi alle indicazioni e linee guida per la prevenzione proposte dalla comunità scientifica internazionale.

COMUNICATO STAMPA – A cura dei genitori del gruppo ‘Bimbi sani in un mondo sano

Link della petizione: Via i cancerogeni dalle mense scolastiche!

Le mense scolastiche sono un appuntamento importante per la salute dei nostri bambini: costituiscono una parte consistente della loro alimentazione e giocano un ruolo chiave nell’educazione alimentare.

I menù proposti sono basati su raccomandazioni obsolete. È arrivato il momento che il Ministero della Salute li riveda alla luce delle linee guida più recenti per la prevenzione delle malattie croniche e del cancro, ad esempio quelle del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF), dell’European Society of Cardiology (ESC), dell’American Heart Association (AHA) e dell’OMS (WHO), che prevedono:

  • offerta quotidiana di alimenti prevalentemente vegetali, come cereali integrali, frutta e verdura fresche;
  • eliminazione delle carni processate e limitati apporti di grassi saturi, di carni rosse e di zuccheri semplici;

I dati

L’ultimo rapporto OCSE sulla salute degli italiani conferma quanto già annunciato precedentemente da altre ricerche e agenzie: i nostri bambini sono a rischio. I dati italiani ribadiscono che un bambino su 3 è in sovrappeso, uno su 10 è obeso e tra questi 2 su 3 mostrano già almeno un fattore di rischio cardiovascolare, come ipertensione, ipercolesterolemia, iperglicemia eccetera.
Solo un anno fa l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù aveva lanciato l’allarme obesità infantile. In una ricerca, pubblicata sulla rivista Jama Pediatrics, e successivamente in un comunicato stampa, aveva dichiarato:

“Sono piccoli, piccolissimi, eppure a causa del sovrappeso o dell’obesità, anche se appena agli inizi, il loro corpo è già danneggiato.”

Nel comunicato si legge come in quasi il 40% dei bambini si sia riscontrato un fattore di rischio: nel 35% insulinoresistenza (anticamera del diabete), nel 39% almeno una complicanza metabolica, nel 25% valori anomali di colesterolo, nel 13% ipertensione, in un terzo steatosi epatica (grassi nel fegato).

Un bambino obeso è esposto ad un rischio di sviluppare il diabete ben 5 volte più elevato rispetto ad un bambino normopeso, come risulta da uno studio di quest’anno pubblicato sulla rivista Clinical Endocrinolgy, ed è esposto al rischio di sviluppare Alzheimer già da adolescente, nonché di sviluppare un danno alla vista.

L’obesità è insomma considerata un fattore di rischio per quasi tutte le patologie croniche, cronico-degenerative e per alcuni tra i più comuni tipi di cancro e predispone a molti disturbi anche in età pediatrica.
Questa premessa fa comprendere meglio l’allarme lanciato dall’OMS: dobbiamo cambiare rotta con i nostri figli o loro ne pagheranno le pesanti conseguenze.

Dal “PIANO D’AZIONE GLOBALE DELL’OMS 2013-2020” e pubblicato dal Ministero della Salute, riprendiamo un passaggio dedicato ai bambini:

Se non si garantiscono la promozione della salute, la prevenzione delle malattie e un’assistenza completa, i bambini possono morire a causa di malattie non trasmissibili curabili, quali le cardiopatie reumatiche, il diabete di tipo 1, l’asma e la leucemia”

Noi genitori del gruppo facebook Bimbi Sani in Un Mondo Sano abbiamo dunque concepito la petizione ‘Via gli alimenti cancerogeni dalle mense scolastiche’ rivolta al Ministero della Salute affinché questa situazione sia affrontata con urgenza e affinché sia tutelata la salute dei nostri figli.

A ridosso delle dichiarazioni dell’OMS sulla pericolosità delle carni lavorate, cui si aggiungono le questioni sopra riportate e quelle elencate nella petizione, invitiamo tutti i cittadini ad aderire a questa campagna di informazione.

Grazie per la vostra firma.

La petizione online da firmare e divulgare.

Redatto da (in ordine alfabetico):

  • Dr.ssa Sara Cargnello, Scienze Ambientali, Master in Nutrizione e Dietetica Vegetariana
  • Dr.ssa Denise Filippin, Biologa Nutrizionista
  • Dr.ssa Anna R. Sarni, Medico Veterinario, Master in Nutrizione e Dietetica Vegetariana
  • Dr.ssa Isabella Siciliano, Scienze Biologiche, Master in Nutrizione e Dietetica
  • Dr.ssa Carla Tomasini, Pediatra e Master in Nutrizione e Dietetica

Riferimenti:

nutrizione, varie

La lobby del fagiolo

Non ho intenzione di scrivere nei dettagli sulla notizia dei giorni scorsi, l’inclusione da parte dell’OMS delle carni rosse processate tra i cancerogeni di tipo 1 (tutti i dettagli qui).

Del resto il fatto in sè non era certo una novità per chiunque si occupasse di alimentazione, salute o prevenzione (tranne che per alcuni “esperti” che evidentemente fanno dipendere le proprie opinioni dalla origine degli assegni).

Voglio spendere solo alcune parole sulle reazioni che ne sono seguite.

Ho letto qui e là che “non sono cancerogene come il fumo” e che si tratta di una cospirazione delle lobby vegetariane per farci smettere di mangiare carne.

Ora.

Io in passato fumavo. E ho mangiato carne naturalmente. HO smesso di fare entrambe le cose per motivi diversi, inizialmente.

Sono profondamente convinta che la scelta di astenersi al 100% da carni e derivati possa e debba essere solo di tipo etico e avviene quando decidiamo di riconoscere che il consumo di carne fa male in primo luogo, e letteralmente, agli animali cui le carni sono state strappate.

maialino

Credo che sia la prima volta che inserisco nel blog immagini “ad effetto” (e assicuro che è tra le più pacate che ho trovato), ma per una volta vorrei che ci ricordiamo esattamente di chi stiamo parlando.

Messo dunque da parte l’aspetto etico e personale della questione (non mi dilungo su impatto ambientale, consumo di acqua e risorse ecc. che riguarda pur sempre l’etica delle proprie scelte a tavola, per restare sui dati ufficiali potete leggere quelli FAO) rimane “solo” la questione salute.

L’OMS non vuole convincere nessuno a diventare vegetariano e tra gli esperti che hanno dovuto analizzare la bibliografia disponibile sulla questione non mi risulta ve ne siano di vegetariani.

Fa francamente ridere sentire gridare al complotto, quando i vegan sono una misera e piccola percentuale della popolazione, mentre le coorporazioni e associazioni di produttori agricoli e allevatori in tutto il mondo muovono ben altri soldi.

La sola associazione italiana delle industrie dolciarie (Aidepi) è stata in grado di investire un milione di euro in pubblicità in difesa dell’olio di palma.

Nella sola Italia, mentre continuano i tagli alla sanità ed all’istruzione, siamo pronti a stanziare 120 milioni di euro di soldi pubblici, pagati con le tasse di ognuno di noi, per aiutare il settore lattiero caseario.  Soldi che saranno spesi anche per campagne nazionali per promuoverne il consumo, per esempio (come già fece federcarni con una campagna per fortuna ritirata come pubblicità ingannevole).

A questi soldi si devono aggiungere gli stanziamenti europei (altri 25 milioni sempre solo per il settore lattiero).

E quelli per la produzione di carni.

E quelli per la produzione della mangimistica (sì, buona parte degli investimenti pubblici in ambito agricolo vanno al sostegno della grande monocultura ceralicola e di soia, che per l’80% è destinata al consumo animale).

Qual è la lobby? La banda del broccolo? La cosca del fagiolo?

Magari! E sono anche buoni, oltre che benefici!

ceci tostati

Voglio dire ancora una cosa, da ex fumatrice.

Se riuscite a fumare solo un paio di sigarette al giorno, il vostro corpo è probabilmente perfettamente in grado di smaltire le sostanze cancerogene. Lascereste i vostri figli fumare, ma solo ogni tanto?

Io fumavo sigarette, nonostante la scritta “il fumo uccide”. E allora, non serve a nulla?

No, serve eccome e i dati mondiali lo dicono (ed il tumore al polmone segue). Serve perchè quando feci il test di gravidanza la prima cosa che feci fu smettere per sempre. Sapere di danneggiare volutamente un altro essere vivente mi sarebbe stato intollerabile.

Allo stesso modo è vero che un consumo davvero sporadico di carni rosse conservate (e, cari produttori Italiani, non c’entra nulla che siate IGP o DOP e che non utilizziate conservanti di sintesi!) non può che aumentare il rischio solo in misura molto piccola. E’ la dose che fa il veleno.

Ma dal momento che carta canta, almeno a titolo di esempio, educativo e per cercare di compensare vagamente il probabile abuso di molte persone, è bene che le mense pubbliche, sopratutto quelle in scuole e ospedali, comincino a seguire le linee guida internazionali per la prevenzione delle patologie di grande prevalenza.

Firmate questa petizione!

Si sapeva già, ma ora è considerato certo che le carni rosse conservate siano cancerogene, -davvero non importa se poco o tanto- e sapendo quanto piacciono ai bambini e spesso ai genitori (perchè sono salate, saporite, non richiedono preparazione, si tende molto facilmente all’abuso), pur rimanendo ognuno è libero di decidere se farsi o meno del male, se farne o meno all’animale di cui delega la morte, bisogna informare.

Se la scienza dispone di una informazione, è giusto e doveroso che sia comunicata al pubblico (sarebbe bene farlo in maniera anche chiara e corretta, per esempio in questi giorni sono già pubblicati titoli di “contrordine” basati sulle idee di un singolo o uno singolo studio, quando l’oms ha valuto oltre 800 studi e selezionando solo quelli di alto livello), pubblico che almeno potrà scegliere se correre o meno dei rischi.

Perchè se siete voi il numerino che si trova un cancro al colon, non credo che sollevi il morale sapere che invece di cancro al polmone ne muoiono molti di più (anche se i numeri non sono affatto così piccoli come stanno cercando di far credere).

Le campagne e le leggi contro il fumo non hanno impedito a nessuno di continuare a fumare, ma adesso nessuno può farlo senza sapere che si sta facendo del male. Adesso nessuno può fumare nei luoghi pubblici o negli ospedali.

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Tutto questo è già accaduto.

Leggete, davvero.

Per esempio, ditemi se questa dichiarazione non sembra di oggi: “Con tutta la sua autorevolezza di camice bianco, Little dichiara più volte alla stampa che certi risultati vanno presi con cautela, altri studi saranno necessari e le cose sono complesse. Fumosità di questo tipo. Che però funzionano.”

E per dovere di cronaca, lo sapete che la Philip Morris è anche il più grande produttore di cibo al mondo?

erbe spontanee, nutrizione, primi

Risotto all’amaranto (foglie) e del Calcio.

Quest’anno nell’orto ho l’amaranto.

Si è seminato da solo, grazie ad un’unica pianta nata l’anno scorso.

Ora, oltre a volerne raccogliere i semi, mi sono trovata a dover sfoltire le piantine cresciute troppo ravvicinate ed a poter sfruttare anche qualche foglia delle piante più grandi.

Dell’amaranto infatti sono commestibili anche le foglie 🙂

Io le ho usate per un semplice risotto, esattamente come se fosse agli spinaci 😉

amaranto

E i valori nutrizionali di questa pianta sono davvero notevoli!

100 grammi apportano il 20% del fabbisogno giornaliero di calcio!

Ma non è l’unica pianta ad essere ricca in calcio: molte erbe spontanee (sopratutto quelle perenni, che dispongono di un apparato radicale in grado di recuperare i minerali in profondità nel terreno) sono ottime fonti di calcio, per esempio l’ortica con un impressionante 48% per 100 grammi e la piantaggine (la mia fonte cartacea riporta 184 mg per 100 grammi).

Notevolissimo anche il farinello dei muri (Chenopoium murale) con oltre 700 mg/100 grammi e il più comune Chenopodium album è riportato con valori ugualmente importanti di circa 370 mg/100 grammi. Un articolo completamente leggibile qui.

La malva è riportata con 690 mg/100 grammi!

Il crescione sta a 195 mg/100g.

Fonte per questi valori (tranne dove diversamente linkato) questo splendido libro: Guide nutritionnel des plantes sauvages et cultivées.

Facciamo un confronto su questa frase: “Il calcio si ottiene soprattutto dal latte e dai suoi derivati come yogurt e formaggi. Un litro di latte (anche totalmente scremato) contiene circa 1,2 grammi di calcio. 80 grammi di grana/parmigiano (o 120 g di fontina, caciocavallo o provolone) ne contengono circa 1 grammo”. Presa da qui.

Inutile sottolineare come 100 grammi di parmigiano contengano anche una quantità impressionante di grassi saturi, grassi trans (sono circa 30 grammi di grassi), sodio e quasi 400 Kcal (un pasto completo praticamente, dal punto di vista calorico). Mentre consumare 100 grammi al giorno di erbe a foglia verde apporta fibre e antiossidanti, con pochissime calorie e praticamente zero grassi.

Sicuramente le erbe selvatiche, le spezie ed i semi oleaginosi sono state le fonti primarie di calcio per buona parte della nostra storia evolutiva e possono continuare ad esserlo anche oggi!

Anche il portafogli ringrazia, dal momento che buona parte di queste erbe possono essere raccolte abbondantemente a costo zero, unendo l’utile al dilettevole, con una piacevole passeggiata all’aperto.

germogli, in fermento, nutrizione

Parliamo di Brassicaceae

Abbiamo IL super food, meglio dei semi di chia, delle bacche di goji e di chissà quale altro alimento miracoloso che buffamente costa suppergiù come pinoli. I cavoli 🙂

E non solo, tutta la famiglia delle crucifere (cavoli e cavolfiori, broccoli, ma anche rucola, ravanelli e senape).

Considerati salutari, quando non apertamente curativi fin dall’antichità, oggi la moderna ricerca scientifica ha confermato molti degli aspetti benefici e ne ha “scoperti” di nuovi, per esempio una spiccata azione anti-cancro. Trovate una pagina dedicata nella pagina dell’AIRC, per esempio.

Analizzando più nel dettaglio il modo migliore per consumarli però, si scopre che la cottura impedisce la formazione del composto che presenta le migliori proprietà anti tumorali, il sulforafano. Il composto in sè è stabile al calore, così come il suo precursore, ma l’enzima (chiamato myrosinasi) che trasforma il glucorafanino in sulforafano, è, come tutti gli enzimi, sensibile alle alte temperature.

Questo significa che la cosa migliore è mangiarli crudi (per esempio sotto forma di germogli di broccoli e se non siete avvezzi all’utilizzo dei germogli, consiglio la seconda edizione del libro di Grazia Cacciola, di cui avevo scritto qui, con nuovissimo sito dedicato: germogli sani), ma esiste anche una seconda possibilità e per la verità una terza!

E’ possibile tagliare il nostro cavolo o broccolo in anticipo, 40 minuti prima della cottura, in modo da dare all’enzima il tempo di agire.

Oppure ancora è possibile aggiungere, ai broccoli cotti, della senape in polvere, che, come tutte le brassicaceae, contiene l’enzima in questione.

Una brillante spiegazione la trovate qui (con annessi riferimenti bibliografici)!

Ma quanto se ne deve mangiare? Bè, il fitonutriente si ritrova nelle cellule del seno un’ora dopo il consumo! Lo studio è questo (mi spiace preveda parte del lavoro su animali 😦 ma la parte interessante e utile quella che è stata svolta su 8 donne). E la quantità sufficiente per misurare effetti positivi (in base agli studi in vitro) è perfettamente compatibile con una dieta sana, poichè ne basta mezza tazza; sebbene ovviamente l’effetto vada crescendo e sarebbe quindi consigliabile consumarne una tazza per volta.

crauti

Un altro suggerimento ancora può essere quello di fare i crauti!

La preparazione dei crauti prevede il taglio dei cavoli, la salatura e successivamente un periodo di fermentazione, senza alcuna cottura.

Otteniamo il sulforafano e gli effetti benefici dei fermenti quali il lactobacillus plantarum!

Ricordatevi solamente che l’eccesso di sale è altresì correlato ad alcuni tipi di tumore (sopratutto stomaco), cerchiamo quindi di compensare limitando o eliminando il sale agginto nella dieta quotidiana.

Le crucifere favoriscono anche le difese immunitarie a livello intestinale: contengono un fitonutriente trasformato dagli acidi nel nostro stomaco in una “chiave” per il recettore Ah (speciali recettori che coprono i linfociti intraepiteliali per riparare la barriera intestinale e fornire una prima linea di difesa dai patogeni). Queste verdure sono dunque essenziali per mantenere la funzione immunitaria intestinale come spiegato in questo articolo.

Il sulforafano sembra essere tuile anche per proteggere il cervello, la vista, dai radicali liberi; induce la produzione di enzimi di detossificazione e, come già detto, aiuta a prevenire il cancro (e migliora la sopravvivenza in caso di vari tumori).

Una fonte infinita di approfondimenti e link ad articoli scientifici è come sempre il sito Nutrion Facts. Consiglio vivamente di dare un’occhiata regolarmente a chiunque mastichi l’inglese 🙂

in fermento, nutrizione

Esperimento: aglio fermentato

Esperimento ancora in corso!
Iniziato pochi giorni fa, è partita la fermentazione, ma non sono ancora certa dei risultati 🙂

L’idea l’ho presa da qui e, per riassumere e consentire anche a chi non legge l’inglese di seguire, l’idea è quella di lasciare fermentare spicchi d’aglio nel miele (io ho usato malto di mais, non che mi senta particolarmente contrariata dal miele, purchè davvero di piccolissimo produttore conosciuto e certo).
Almeno 8 giorni stando ad alcuni testi, un mese secondo altri, tutti concordi nello scrivere che più invecchia e meglio è.
Questo procedimento rende più semplice consumare aglio crudo e quindi adoperarlo per il suo potere antibiotico e immunostimolante al bisogno (in quantità elevata se sentiamo arrivare raffreddore o influenza), oppure molto più prosaicamente per preparare per esempio delizioni piatti asiatici, in cui il sapore agro dolce può essere ricercato.
Per avere idea del numero di proprietà benefiche di questo umile e portentoso bilbo, una lettura discorsiva qui.  Per un approccio più scientifico, questo studio offre pdf gratuito 🙂

nutrizione, varie

Buonsenso, diete e logica infallibile.

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Sempre più spesso mi capita di leggere, vuoi a vantaggio di una dieta vuoi a vantaggio dell’altra magari anche diametralmente opposta, argomenti illogici del tipo “tizio ha smesso di mangiare questo e vedessi come si è sgonfiato e come sta bene, ergo, quello fa male”.
Di solito, il questo e quello oggetto di tutte le accuse sono gli amidacei, i cereali, i carboidrati.
Si accusa il cibo cotto di dare dipendenza (solo per la cronaca, alcuni alimenti danno dipendenza e c’è una ragione dal punto di vista evolutivo. Per esempio le caseine del latte danno una certa dipendenza, poiché “servivano” a favorire l’attaccamento del cucciolo alla PROPRIA madre).
Certo, chi abbandona di punto in bianco pasta e pizza dovrebbe dimagrire e “sgonfiarsi”. Ma di solito è perché abbandona farinacei raffinati e conditi.
La scienza, contrariamente a quanto molti credono, alcune cose le ha già studiate. I sapori capaci di creare voglia di cibo -anche senza fame- sono stati non solo studiati, ma super approfonditi e grazie alle multinazionali che il cibo vogliono vendercelo, farcelo comprare e non certo perché abbiamo tanta fame.
Il livello di zucchero ottimale per mandare in visibilio le nostre papille gustative (che varia leggermente a seconda delle età e delle popolazioni) si chiama blisspoint .
esiste parimenti un simile livello “perfetto” anche per il sale. Mentre per i grassi aggiunti, bè, non l’hanno trovato: più ce ne sono, più l’alimento è “cremoso” e con grassi che si sciolgono in bocca e più piace, oltre il razionale senso dell’appetito.
Faccio notare però che queste 3 sostanze -zucchero, sale, grassi raffinati- non sono veri e propri alimenti, non nel loro stato naturale sono disponibili ampiamente per il consumo solo da pochissime centinaia di anni (solo nel mondo occidentale tra l’altro).
Spesso chi rinuncia ai farinacei rinuncia, di fatto, a prodotti più o meno confezionati che contengono la miscela magica (anche la pasta, se si utilizzano condimenti confezionati, non crediate che non sono formulati con livelli calcolati di sale e zucchero, oltre che olii).
Inoltre chi rinuncia a una intera categoria di alimenti, di norma, senza accorgersene almeno inizialmente riduce di fatto le calorie che assume, chiamasi dieta ipocalorica. E funziona anche quando è una dieta Atkins, a carni e formaggi. I danni sulla salute, a breve e lungo termine, sono un altro paio di maniche. Ma sappiate che anche mangiando quanti più alimenti animali si vuole, tagliando improvvisamente tutti i farinacei, sarà la monotonia, sarà l’effetto nauseante dell’eccesso proteico, le persone involontariamente tagliano le calorie (studiato dati alla mano).
Ora immaginate QUANTE calorie sono tagliate se, eliminando i farinacei, al posto mangiate solo un alimento acquoso, povero di calorie in rapporto al peso e ricco di fibre come la frutta. Voilà, dieta ipocalorica bella e buona.
Bella davvero, perché a differenza delle irrazionali diete iperproteiche si fa almeno il pieno di vitamine, antiossidanti, liquidi. Si possono risolvere rapidamente anche diverse patologie.
Ma non accusiamo gli amidi di fare male o di fare ingrassare.
Anche perché, se per alcuni può andare bene a vita -non siamo tutti uguali- per altri mangiare tutto crudo può risultare davvero troppo ipocalorico. Le mie opinioni in generali sul crudismo totale le ho già espresse.
Mangiamo i cereali o i tuberi senza sale e olii raffinati e voglio proprio vedere quanti si strafogano oltre il normale senso di sazietà.
Non a caso nella cina rurale, pur imbottendosi di riso, l’obesità non è di certo il problema principale.
Aggiungiamo a cereali integrali in chicco e tuberi tanta verdura (possibilmente cruda) e frutta e godiamoci i legumi che sì, vanno cotti. Sì, contengono fitati. Eppure risultano l’unico singolo alimento correlato ad una significativa probabilità inferiore di morte. Per tutte le patologie. Oibò.
Presto un intero post sui fitati vah.
Disclaimer: post scritto frettolosamente e quindi senza bibliografia. ma esiste 😉 
P.S. nella foto, tanto per alleggerire, la bellezza dei fiori di mandorlo (e che buone le mandorle)!
bambini, fat free, funghi, legumi, nutrizione

Cena Fuhrman: cannellini con boleto dal piede rosso e cavolo alle cipolle bicolori.

Anche se sono un’amante, letteralmente, ed una devota sostenitrice dei carboidrati (alla McDougall), apprezzo moltissimo l’idea di massimizzare l’apporto di nutrienti e il consiglio di prevedere nella dieta quotidiana la presenza dei G-BOMBS (greens- verdura a foglia verde; beans – legumi; onions – cipolle e aglio; berries – bacche; seeds – semi) come raccomandato da Fuhrman.
E non è affatto difficile, almeno per chi segue una dieta a base vegetale e integrale!
Per esempio, questa sera: fagioli cannellini con i deliziosi porcini dal piede rosso fatti essiccare quest’autunno accompagnati poi da cavolo verde stufato con cipolle rosse e bianche, il tutto salato solo con un goccio di salsa di soia.
Niente olio.

Solo per la cucciola lo aggiungo a crudo nel piatto, mentre una spolverata di lievito alimentare in polvere non si nega a nessuno 😉
E garantisco che la cucciola mangia davvero di gusto!
Anche il topo più grande, nonostante sia di gusti parecchio più difficili della sorella, mangia volentieri verdura, funghi e ora, finalmente -chi la dura la vince- legumi!
Le foto sono come sempre quello che sono 😛

Anche se ogni bambino (e adulto!) è un caso a sè, sono sempre più convinta che l’esempio sia la cosa più importante, portare sempre in tavola gli alimenti migliori, cucinati nel modo più semplice possibile, senza forzare MAI a finire qualcosa che non piace (o a mangiare più di quanto suggerisca il loro naturale senso dell’appetito).
E insistere, perchè ci sono tantissime verdure e tantissimi tipi di legumi (che possono essere preparati anche in versione dolce!).
Purtroppo e per fortuna, il palato si abitua, se non è soprafatto da sale e zucchero, apprezza i sapori naturali del cibo semplice. Ci si disabitua anche all’olio! Provare per credere!
Sembra un eresia, scriverlo qui in Italia, ma anche l’olio, per quanto extra vergine di oliva, è un alimento raffinato, di cui è facilissimo eccedere.
Occhio, perchè mangiare senza olio e con pochi grassi, non significa SENZA grassi: questi sono presenti nel germe dei cereali integrali e nei semi oleaginosi, così come nei sempre consigliati semi di lino 🙂

erbe spontanee, nutrizione, orto e giardino

Sulla B12

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Il “problema” B12.
E’ un falso problema, ma è reale.
Ora dirò una cosa che può sembrare buffa, ma è la pura verità: animali del tutto vegan sono ben rari. Immaginate un ruminante che bruca l’erba di un prato: forse scarta formiche, bruchi, parti sporche di terra? Un primate, apre la frutta per controllare che non contenga ospiti?
Certo che no.
La verità è che la questione è talmente lapalissiana che non serve nemmeno spenderci sopra troppe parole.
Nel mondo moderno è possibile raggiungere un grado di “purezza” nella scelta di nutrirsi esclusivamente a base di alimenti vegetali che era impensabile in “natura”. Ed a questo fatto aggiungiamo anche la “purezza” raggiunta intesa come condizioni igieniche, degli alimenti, ma anche -più tristemente- dei terreni.
Può non essere divertente sottolinearlo, ma -ancora una volta- è la semplice verità: i primati e molti altri animali consumano le proprie feci più che volentieri e molti popoli hanno concimato e concimano le proprie coltivazioni con feci umane. E sì che il nostro colon è in effetti ricco di batteri produttori di B12.
Solo che questa viene assorbita prima lungo il tratto intestinale e necessita -per essere “catturata” e assorbita, di essere legata ad una glicoproteina prodotta nello stomaco, il fattore intrinseco.
Quindi inutile vantarsi della B12 prodotta nel colon, se non la usate per concimare la vostra verdura, che mangerete senza lavarla.
Questo sarebbe “naturale”.
Non è questione di avercela o meno con gli integratori o di credere nel complotto medico per boicottare l’alimentazione vegetale.
E’ questione di natura e di vita innaturale.
Ora io, avendo fatto anche delle scelte etiche, preferisco acquistare un integratore naturale (B12 prodotta da batteri allevati su melassa), che non è nemmeno un “farmaco” e quindi non finanzia vivisezione, piuttosto che assumerla tramite alimenti animali (che la contengono perché gli animali d’allevamento la assumono come integratore nei mangimi, se non possono brucare cose sporche ;-)) piuttosto che non acquistare uova (bio o non bio i pulcini maschi vengono eliminati e le galline non più produttive pure) o latticini (i vitelli maschi stessa sorte di cui sopra, per non parlare delle condizioni di vita della maggior parte delle mucche da latte).
Oltre tutto gli alimenti animali, oltre una certa dose, sono dannosi per molti motivi, che non posso qui approfondire.
Non tutti vanno in carenza con la stessa velocità è vero. Perchè esiste una grande variabilità interindividuale nella capacità di riciclo della vitamina.
Ma che questa vitamina serva e sia essenziale, non è una opinione, è un dato di fatto.
Nella foto uno dei nostri piccoli raccolti invernali: crescione (dal momento che quest’anno gli stagni non sono gelati) e topinambour, ben sporchi di terra 🙂
funghi, nutrizione

Di Funghi e nutrizione.

Era da un po’ che volevo scrivere di funghi.
Premetto subito che, oltre che comprarli, è possibile raccogliere ciò che di selvatico cresce nella propria zona, ma ovviamente bisogna essere certi di ciò che prendiamo: avere sempre un buon libro come questo, affidarsi a forum di esperti come quello AMINT, ma più di tutto aver imparato il riconoscimento assieme a qualcuno di esperto sul campo. La cosa essenziale è imparare a riconoscere le, per fortuna poche, specie veramente pericolose.
Serve anche informarsi perchè per la raccolta della maggior parte delle specie bisogna essere in possesso di un permesso.
E’ inoltre imperativo raccogliere solo in zone non inquinate.
Fatta la doverosa premessa, scopo di queste righe è raccontare almeno un po’ quelle che sono le proprietà nutrizionali di questo affascinante regno.
La maggior parte degli effetti benifici che vengono riconosciuti ai funghi sono ottenibili anche consumando i comunissimi champignon che si trovano in commercio.
Sono pochissimi gli esperti in nutrizione ed i medici che consigliano calorosamente il consumo di funghi, che anzi, vengono spesso considerati “pesanti”, affaticanti il fegato e indigesti.
Notevole eccezione è per esempio la figura di Fuhrman, che inserisce i funghi tra gli alimenti che lui considera più importanti, da consumare possibilmente ogni giorno e che chiama con l’acronimo GOMMBS (greens, onions, mushrooms, beans, berries, nuts/seeds ossia verdura a foglia verde, cipolla, funghi, legumi, bacche e noci/semi).

 Quali sono le proprietà dei funghi?
Innanzitutto sono una buona fonte di riboflavina, niacina, acido pantotenico e tra i minerali anche del prezioso selenio (vedasi ad esempio i cremini qui). Contengono anche una discreta quantità di proteine e di fibre.
Sono molto sazianti, pur apportando pochissime calorie.
Tra le fibre presenti nei funghi sono ben rappresentati gli 1,3-beta glucani (presenti anche nell’avena, nel’orzo e nel germe di grano), che sono stimolanti le cellule T, le Natural Killer ed i macrofagi (insomma, stimolano la risposta immunitaria!).
Oltre alle proprietà prebiotiche è stata messa in evidenza la capacità di stimolare la produzione delle IgA (immunoglobuline di tipo A), preposte alla difesa delle mucose: esattamente il principale punto di ingresso della maggior parte dei patogeni. Questa spiccata proprietà dura per almeno una settimana dopo il consumo e si accompagna ad una attività anti-infiammatoria.
Questa proprietà anti-infiammatoria è inoltre risultata protettiva nei confronti delle malattie cardiovascolari, poichè i funghi inibiscono l’adesione cellulare dei monociti sulle pareti dell’endotelio (passaggio chiave nella creazione delle placche aterosclerotiche).

Per continuare con proprietà se possibile ancora più sorprendenti, i funghi sono l’alimento con la più forte attività anti-aromatasi: gli inibitori dell’aromatasi sono utilizzati a scopo terapeutico come trattamento per il tumore mammario ed il consumo è considerato con buona certezza protettivo. Vi sono diverse verdure con attività anti-aromatasi (peperoni, broccoli, spinaci, cipolla) che in vitro bloccano lo sviluppo delle cellule cancerose del 20%, ma i funghi superano di gran lunga tutti gli altri alimenti testati, arrivando ad offrire una riduzione del 60%.
E’ stato effettuato uno studio volto a calcolare la quantità effettiva di funghi da introdurre con la dieta per avere risultati apprezzabili e l’incredibile risultato indica come il consumo giornaliero di soli 5 funghi champignon possa essere sufficiente per sopprimere lo sviluppo del tumore al seno.

 I funghi però, anche l’Agaricus bisporus, vanno mangiati cotti: lo champignon contiene infatti agaratina, una molecola tossica, che viene però inattivata del tutto con la cottura. Diverse sono poi le specie di funghi che senza cottura possono dare problemi gastro-intestinali, dalla comune mazza di tamburo, al Boletus eritropus.
La cottura per fortuna non modifica l’ergotioneina, aminoacido particolare, di cui alcuni studiosi avanzano proposta di annovero tra le vitamine.
E’ stato infatti scoperto che le nostre cellule possiedono una proteina di trasporto specifica per questa sostanza e che, privandole della stessa, vadano incontro a difficoltà replicative. L’ergotioneina nei tessuti si trova concentrata sopratutto laddove vi è un forte stress ossidativo (lente, fegato) o in tessuti particolarmente delicati (midollo osseo, sperma, ecc.) e sembra svolgere il ruolo di antiossidante. La maggior parte degli antiossidanti non può però penetrare la membrana mitocondriale, mentre l’ergotioneina sì grazie appunto alla presenza del suo specifico trasportatore e risulta pertanto essere uno dei pochi antiossidanti mitocondriali. Per chi conosce la teora dello stress ossidativo mitocondriale come causa possibile di invecchiamento (un articolo utile qui), l’importanza di questa scoperta risulta evidente.
Questo aminoacido è prodotto dai batteri nel suolo (ricorda qualcosa?) ed è presente in piccole quantità più o meno in tutti gli alimenti, ma solo alcuni ne apportano quantità significative: dal meno importante al migliore troviamo il fegato, i fagioli ed ovviamente in cima alla classifica i funghi, che ne contengono ben 40 volte più del secondo in classifica.
Infine, ma sicuramente c’è altro che ho dimenticato, i funghi possono essere una buona fonte di vitamina D, anche essiccati/congelati. Purchè siano cresciuti al sole. Ne contengono quindi i funghi selvatici, mentre, se si acquista champignons coltivati, per ottenere questo “piccolo” regalo, in quantità tutt’altro che trascurabile stando ai più recenti studi, è necessario esporre per un paio di ore i funghi al sole, con il cappello esposto al sole per massimizzare la produzione.
Concludo ricordando che i funghi sono anche buonissimi!
Per chi volesse sentirsi raccontare un po’ di cose, anche sui funghi, in inglese però, consiglio sempre l’ utilissimo sito di Michael Greger.

P.S. nelle foto, dall’alto verso il basso: steccherino dorato e trombette dei morti. Boletus edulis e eritropus, Cantharellus tubaeformis (se non erro), una singola lepista nuda. Poi di nuovo porcino e infine prataioli del nostro giardino.

Bibliografia:
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