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Dadolata di tofu estiva

Casa nuova, vita nuova, orto naturale!

Finalmente, sebbene ancora non attrezzati anche per una produzione invernale significativa, abbiamo un orto estivo degno di questo nome e, con l’aiuto delle spontanee a dare un po’ di verde, non ho avuto necessità di comprare frutta o verdura a partire da maggio.

Le piogge sono state scarse e nostra immensa fortuna è avere una sorgente che ancora porta acqua!

Ma i pomodori non li ho mai bagnati e non sono mai stati così belli. Ne stiamo mangiando a quintali (i ciliegini e datterini finiscono per lo più in bocca ai bambini direttamente dalla pianta, senza passare in cucina), ne ho essiccato qualcuno e ho fatto un poco di conserva (poca passata, l’anno prossimo se voglio mettere da parte salsa di pomodoro per l’inverno dovrò dedicare almeno una fila di pomodori appositamente per questo scopo, si impara con l’esperienza).

Per la prima volta raccogliamo anche qualche peperone giallo di Carmagnola.

I colori estivi sono meravigliosi e ho pensato di accompagnare peperoni e pomodorini, nella dadolata, con una manciata di mandorle pugliesi e del tofu a cubetti: uno spicchio di aglio e vino bianco al posto dell’olio!

Sale e pepe quanto basta, oltre ad un pizzico di zucchero integrale di canna, che mi piace aggiungere quando ho a che fare con peperoni.

A fine cottura qualche cima di basilico fresco e buon appetito!

 

 

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Sformatino alla piantaggine con contorno di pomodorini e piattello

Aendo rivisto da poco questa splendida ricetta di Annalisa, è venuta voglia di sformati. Ma siccome io sono eternamente pigra e in cucina semplifico tutto il semplificabile (lo dico e lo ripeto: non è un blog di cucina, ma semplici appunti di una mamma erbivora 😛 ), a casa mia gli sformatini diventano semplice pasticcio al forno. Il taglio è successivo alla cottura: tanto tempo guadagnato!

In ogni caso, ho fagioli borlotti (già cotti, con alga arame e alloro, tenendo un poco del brodo di cottura), un bel mazzo di Plantago lanceolata e major, grossolanamente tritata, fiocchi d’avena, un paio di spicchi d’aglio triturati e lievito alimentare in scaglie.

Ho frullato i fagioli, mentre ho preferito (ma è opzionale) lasciare interi i fiocchi.

A seconda della consistenza dei fagioli è possibile aggiustare il tiro aggiungendo farina di ceci per legare (per esempio se volete farne polpette o cotolettine), ma dal momento che io mi sono lanciata sul pasticcio in forno, anche un impasto ancora molto morbido va bene.

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NOn si nota, ma una piccola spolverata di gomasio ai fiori di cercis siliquastrum donatomi da Annalisa ha aggiunto un tocco di sapore sulla superficie (si intravede qui e là il violetto dei fiori)  ❤

In forno a 180°C mentre mi appresto a fare il contorno!

La  mia amata Hypochaeris radicata ha un sapore abbastanza mite, apprezzato anche dai bimbi (anche se preferiscono gli scapi!), ma per rendere a prova di palato pistino l’eventuale sapore amarognolo, amo accompagnare le erbe con i pomdorini, la cui nota dolce si fonde splendidamente con le selvatiche. E aglio! Ci piace tanto l’aglio e dal momento che ne mangiamo tutti in casa, se poi si odora di aglio, nessuno se ne accorge.

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Ripensando al post sul calcio contenuto nelle erbe spontanee, è facile vedere come in casa nostra difficilmente si faccia una scorpacciata di un etto di erbe a testa (talvolta capita, ma è raro), ma le spontanee sono facilmente aggiungibili un po’ qui un po’ lì, spesso un trito veloce può rendere più ricca una pietanza anche all’ultimo minuto e, ovviamente, il calcio così come tutti gli altri nutrienti, viene assunto grazie al complesso dell’alimentazione!

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Farifrittata al luppolo e alliaria

Non ricette (oh, sempre quelle sono, alla fine), ma appunti sparsi: il poco luppolo che cresce in giardino ci consente un solo raccolto di germogli, sufficiente per una frittatina 😛

Ma sempre buona!

farifrittata luppolo

Mentre finalmente ho trovato un luogo vicino casa pienissimo di Alliaria ed ho così potuto finalmente togliermi lo sfizio di usarla cruda per arricchire insalate varie e stufarne semplicemente una parte con poco sedano e aglio per un contorno a costo zero e ricchissimo in nutrienti!

alliaria stufata

E pensare che era utilizzata in cucina anche 6000 anni fa (almeno)!

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Farifrittata con Piattello

Non so per quale strano motivo, l’ho scoperto solo per caso. Da pochi mesi.
Ma non ho più smesso di cucinarlo: il piattello o più precisamente hypochaeris radicata.
Non so per quale motivo questa pianta tanto comune non sia più conosciuta, dovrebbe esserlo almeno al pari del tarassaco, dal momento che ne condivide (pare) le proprietà, ma con un sapore decisamente più delicato e più alla portata dei palati meno avvezzi alle verdure amarognole.

Nella farifrittata io aggiungo sempre verdura o talvolta i cereali in chicco già cotti e lavolta anche conditi che avanzano.
Dal momento che non metto olio nell’impasto (solo un filo sulla padella), aggiungere vegetali consente di ottenere un piatto che rimane più morbido e meno “intuppante” oltre che più saporito e ricco in nutrienti.
Sicuramente, aggiungiamo antiossidanti 😉


Faccio appassire brevemente il piattello tagliato grossolonamente con uno spicchio di aglio e poca salsa di ceci (versione senza soia del più noto condimento).

Preparo una pastella con farina di ceci e acqua e poco sale (ho sempre fatto inesorabilmente a occhio! consistenza yogurt) che lascio riposare almeno qualche ora, idealmente tutta una notte.

Quando le foglie sono morbide, le incorporo all’impasto di ceci e verso nella padella appena unta. Aspettare che sia ben cotto il lato a contatto con il fuoco e che sia almeno rappreso il lato superiore, è il trucco per riuscire a gigarla senza danni 😉

E anche i bambini apprezzano 🙂

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"Fonduta" vegan di casa nostra

Bè. Non è che sia proprio pari pari al sapore della vera fonduta.
Ma c’è il sapore, il divertimento e la semplicità della ricetta. C’è la possibilità di tuffarci dentro quello che vi pare: crostini di pane, fettine di wurstel (vegetale, che in questo caso davvero è forse più naturale e con meno ingredienti il finto wurstel vegan piuttosto che l’originale :-P), verdure crude tagliate a pezzetti croccanti (perfetti i topinambour!).
Dal punto di vista nutrizionale non c’è il colesterolo e la botta di grassi saturi (e sono molte meno le calorie). Ci sono le vitamine del gruppo B del lievito alimentare e le fibre totalmente assenti nell’originale formaggioso.
Mi sono ispirata ad una ricetta del libro “The ultimate Uncheeze cookbook”, perché la superba versione di Erbaviola, che devo senz’altro provare, prevede (in maniera molto più simile all’originale) di fondere “veri” pezzi di “finto” formaggio. Insomma, un modo magnifico per dare degna fine ad eventuali avanzi di formaggi vegan fatti in casa, ma non è la ricetta adatta per amici a cena all’ultimo minuto 😉
Questa invece sì!

Ingredienti (unità di misura americane eh, una tabella qui):

2 cup acqua o latte vegetale non dolcificato (io ho usato acqua)
1 cup vino bianco
1/3 cup fiocchi di avena o ¼ cup di farina a scelta (io ho usato farina di ceci)
1/4 cup lievito alimentare in scaglie
¼ cup succo fresco di limone (io ridurrei leggermente la dose)
¼ cup tahin (secondo me scuro è il più adatto)
¼ cup amido di mais o fecola (volendo anche kuzu, arrow root ecc.)
4 cucchiaini di cipolla in polvere
1 cucchiaino di sale
½ cucchiaino di semi di senape macinati

E’ sufficiente mettere tutti gli ingredienti nella caraffa del frullatore, mixare fino a che la mistura sia perfettamente amalgamata. Versare in un tegame di dimensione adeguata e cuocere a fiamma bassa, mescolando regolarmente, fino a bollore (un paio d i minuti da quando bolle).
Si trasferisce nell’apposito porta-fonduta, con candelina che mantiene in caldo.
Ogni commensale armato di stuzzichino apposito, può scegliere cosa fiondare nella saporita crema 🙂
I bambini non hanno apprezzato molto il sapore per loro nuovo (e il retrogusto del vino bianco, ma io invece lo trovo indispensabile, dal momento che nei miei rcordi di infanzia è col vino che mia madre faceva sciogliere il formaggio ;-)), ma per un aperitivo diverso dal solito o una cena tra amici, trovo sia una portata perfetta!
E nel frattempo i bambini si divertono con le cose più semplici, ma sempre meravigliose: esercitare la motricità più o meno fine allenandosi a sbucciare le clementine, farne fiori e faccine e naturalmente mangiarle!

E piccoli fotoreporter crescono… forse… se non prendono dalla madre….
😛

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Borlotti!

Ho sempre meno tempo per il blog (e per cucinare cose particolari, ma l’alimentazione del quotidiano, anche relativa semplice e monotona, mi soddisfa sempre :-P), Nicolò comincia domani le elementari (!), Zoe sta per compiere 2 anni ed è arrivata l’altro ioeri una nuova cagnolina, membra fresco fresco della famiglia, Polly!

Per farmi viva anche qui però, condivido la cena di stasera: borlotti (del mio orto! sono gli utlimi raccolti l’anno scorso, saranno ancora buoni?) con tanta cipolla e pomodorini sempre dell’orto.
Cavolo (dell’orto, parzialmente gradito anche da una arvicola di passaggio) in insalata con uvetta e noci.
Evviva l’orto! Per quel poco che riusciamo a fare per ora 😛

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Minestra di foglie di ravanello e tarassaco

Minestra verde verde.
Facile facile.
Sana sana: il pieno di sali minerali e sapore.
Saziante, ma leggerissima!
E’ il sistema più pratico che conosco per sfruttare le foglie dei mazzetti di ravannelli e per mitigare, allo stesso tempo, il sapore un po’ forte del tarassaco 😉
E’ così facile che non mi dilungo oltre: per ogni persona tagliare e portare a ebollizzione in un bicchiere circa di acqua una patata, una grossa manciata di foglie di ravanello e un uguale volume di foglie di tarassaco (anche quelle più grandine che si trovano adesso, perchè il tutto viene frullato o passato e quindi che siano più coriacee poco importa), uno spicchio di aglio e un pizzico di sale.
Quando la patata è tenera (più verrà tagliata finemente è più veloce sarà la cottura) passare il tutto col passaverdura, nell’estrattore o frullare semplicemente.
Un goccio di olio extra vergine di oliva esclusivamente a crudo se gradito.
Piace anche ai miei bimbi!

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Topinambour al forno

Con questa ricetta SALATA partecipo al contest Felici e Curiosi di Ravanello Curioso e Le Delizie di Feli 🙂

In questa ricetta sono presenti diversi ingredienti dei magnifici 20: pomodori (gli ultimissimi della stagione, per me che abito in Piemonte), semi oleosi e alghe nel gomasio speciale, olio extra vergine di oliva e spezie.
Di certo parteciperò con altre ricette, anche se mi è difficile perchè la mia cucina è sempre talmente “elementare” o basic, che mi è difficile anche scrivere il procedimento!
L’ho scritto più volte e approfitto per ripeterlo: non sono -per niente- una cuoca nè aspiro ad esserlo e tanto meno non sono brava con la macchina fotografica. Quindi mi piace registrare più o meno quello che mangiamo, ma per davvero, nella vita di tutti i giorni, quando per cucinare di solito si hanno a disposizione 20 minuti scarsi 😉
Ma veniamo alla ricetta!
Servono:
-topinambour
-uguale volume in pomodori
-olio extra vergine di oliva
-gomasio alle alghe (semi di sesamo leggermente tostati, poco sale, alghe in fiocchi di cui nori-wakame-dulse), nel mio caso autoprodotto, ma si trova anche confezionato.
-misto di spezie fresche (rosmarino, timo, origano e salvia) direttamente dall’orto!
Io non sbuccio i topinambour, li lavo solo per bene, perchè vengono dal mio orto e so che il terreno non vede trattamenti da decenni!
Li ho sistemati in una pirofila grande, assieme ai pomodorini tagliati in 2. Annaffio con un filo di olio extra vergine di oliva e spolverizzo con il mio gomasio alle alghe e le erbe appena tritate.
In forno a 200°C per 20 minuti circa et voilà!

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Salutiamoci: la mia zuppa di ceci e castagne

Questa ricetta in realtà è vecchia, ma la sua cremosa bontà merita la ripubblicazione 🙂
Con questa ricetta partecipo a Salutiamoci di Ottobre, questo mese ospitato da Kitchenbloodykitchen 🙂

Vorrei che la foto (bruttina, perdonatemi!) potesse trasmettere il profumo di autunno e il calore che una bella zuppa sa regalare!
Ma siccome le mie abilità fotografiche rasentano il ridicolo, dovrete immaginare 😉

Questa zuppa ci è piaciuta proprio tanto (non al topo che nonostante l’età continua a non volere i legumi “interi”, ma questa proprio non la volevo passare ecchè)!
La ricetta è facilissima, ma un pelino lunga, o meglio, richiede qualche passaggio da fare in anticipo.
Ovviamente l’ammollo dei ceci (biologici), di almeno 12 ore. Poi la cottura degli stessi, che anche in pentola a pressione richiede il suo tempo (anche un’ora o più, dipende quanto vi piacciano teneri).
In ogni caso ho fatto una zuppa di ceci semplice: ceci, scalogno e uno spicchietto di aglio, 2 foglie di alloro, poco sale marino integrale solo a cottura ultimata. Step one, concluso.
Le castagne: la sera prima abbiamo fatto cena a caldarroste e quelle rimaste le ho sbucciate bene e conservate in un contenitore ermetico fino al giorno successivo, ma naturalmente possono essere abbrustolite apposta durante la cottura dei ceci e poi sbucciate. Metto sovente le castagne nelle zuppe quando è stagione, ma aggiungerle arrostite anzichè bollite ne cambia, e direi migliora, decisamente il profumo.
Infine, ho affettato 2 porri e li ho fatti rosolare molto velocemente a fiamma viva, lasciandoli croccanti e profumanti.
Ultimo step: versare la zuppa di legumi sui porri rosolati (o viceversa) ed aggiungere le castagne “brusatà”.
Per le quantità non posso che dire di andare ad occhio e poi nulla di vieta di mettere più castagne e meno ceci o viceversa. Fate vobis.
Sembra un lavorio inutile, ma consente di avere porri profumati, ma ancora croccanti e non “squagliati” nella zuppa e castagne cotte, ma ben sode e sopratutto profumatissime!
Le castagne non sono “erbe”, pare ovvio, ma ho inserito questo post anche nell’etichetta “erbe spontanee”, perchè grazie al cielo “l’albero del pane” è ancora comune in molte zone d’Italia ed andare a spasso a raccogliere castagne è un’attività sana, economica ed utile per il portafogli e la salute 😉

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Tofu strapazzato

Ho sempre snobbato questa ricetta, molto presente invece nei siti americani, probabilmente più affezionati alle uova “scrambled” a colazione.
L’altro giorno però ho fatto il tofu e, nella fretta di tirarlo fuori dalla stoffa che metto nella pressa, mi si è un po’ rotto. E quindi, visto che la frittata era fatta -si fa per dire- ho provato a romperlo tutto, schiacciandolo grossolanamente con un mestolo.
L’ho “colorato” con un poco di curcuma, aggiustato con sale e pepe, fatto dorare leggermente con un filino-ino di olio extra vergine di oliva.
Buono!