Letture sulle erbe spontanee

Sulla scia del precedente post sui fermentati, ho deciso di fare una breve selezione di libri dedicandomi questa volta alle erbe spontanee commestibili.

La raccolta di erbe o frutti selvatici nella natura è un ponte prezioso di collegamento con il selvatico e le nostre origini.

Sano ed appagante sia dal punto di vista psicologico che nutritivo. E spirituale, qualunque significato diate a questa parola.

I miei prescelti dedicati al Riconoscimento delle piante (e non solo).
L’unico che conosco ad esplorare nel dettaglio gli aspetti nutrizionali.
Per imparare ad usare le selvatiche in cucina (e tantissimo altro).

È essenziale non mangiare nulla di cui non si sia più che certi, confrontandosi con esperti, forum, gruppi facebook se seguiti da professionisti.

Imparare a riconoscere poche, ma sicure piante attorno a noi è quanto basta per cominciare a sperimentare e meravigliarsi osservando ogni ecosistema vegetale con occhi nuovi.

Credo sia essenziale rifarsi agli insegnamenti dei nativi e ricordare che il raccolto deve essere rispettoso: sempre chiedere permesso (sì, non solo agli eventuali proprietari dei terreni, ma alle piante!), non raccogliere per nessun motivo specie tutelate, mai raccogliere più di metà, mai più di quanto serve. E ricambiare.

Pare forse poco intuitivo per noi figli della rivoluzione industriale, ma sono certa che riflettendo un attimo si trovino molti modi per mostrare gratitudine alle piante e ricambiare saggiamente 🌱🌾

Pesto di Stellaria media

La Stellaria media (detta centocchio) è una piccola pianta comune negli orti e nei giardini, dove il terreno è fertile e viene smosso.

Aiuta nel riconoscimento il suo tipico fiorellino bianco!
Buonissima in insalata, ma anche cotta. Si presta particolarmente a farne un delizioso pesto!
Ormai per noi è abitudine tritarla finemente con olio evo, aglio o erba cipollina, semi di zucca e sale e pepe q.b. Il pesto ottenuto si presta ovviamente a condire la pasta, ma anche ad arricchire piatti di legumi con verdure cotte (qui ceci con germogli di rovo, lassana, centocchio e pesto di centocchio aggiunto a crudo a fine cottura).

Dal punto di vista nutrizionale, la Stellaria ha un contenuto interessante di calcio (80 mg/100 g), ferro (8,4 mg/100 g), ma anche provitamina aA (1276 UI/100 g)e vitamina C (115 mg/100 g). Fonte: “Guide nutritionelle des plantes sauvages et cultivée”, François Couplan, ed. Delachaux et Niestlé.

Parmantier o sheperd pie?

Avete presente lo Shepherd’s pie? O la versione francese detta Hachis Parmentier? Che tra l’altro prende nome dall’agronomo e nutrizionista che convinse i francesi a consumare la patata?

Si tratta sostanzialmente di pasticci al forno, pensati per sfruttare gli avanzi, con una base di carne tritata e verdure miste coperte (o talvolta a strati) con purea di patate.

Dal momento che conosciamo però l’impatto ambientale del consumo di carni e che siamo consapevoli dell’importanza di limitarla moltissimo per mettere fine agli allevamenti intensivi con tutti i rischi sanitari che comportano (perchè lo sappiamo vero?) opteremo per una più salubre, economica e buonissima versione Vegetale!

Come componente verde ci sta benissimo la castalda o più correttamente Aegopodium podagraria, erba aromatica che ricorda vagamente il sedano (ma più delicata), molto comune, ma che è importante riconoscere bene prima di lanciarsi nella raccolta, poichè le umbrellifere possono essere facilmente confuse.

Erba castalda grossolanamente tritata e patate schiacciate con un poco di sale, pepe e latte di soia.
Cospargere uno strato di lenticchie cotte (cotte con brodo vegetale o funghi essiccati per insaporire, oltre ad alloro ed erbe). Spargere l’Aegopodium podagraria (o qualunque altra erba verde commestibile o spinaci).
Ricoprire con la purea di patate e cospargere con un filo di olio extra vergine di oliva se desiderate un po’ di gratinatura! Infornare con grill acceso fino a doratura desiderata.

Ancora erbe spontanee!

Sì lo so. Sono tremendamente noiosa. Non sono utile per l’identificazione delle piante. Non sono -ovviamente- una cuoca, la mia regola in cucina è “sempre misure ad occhio con quello che c’è” e quindi Niente. Condivido tanto per condividere. Perchè le erbe spontanee sono così belle da sole, che pubblicarne fotografie anche fatte con cellulare economico, è un omaggio alla bellezza e alla potenza della natura.

Lapsana communis: molto comune, tenera, depurativa. Leggermente amarognola, ma molto meno del tarassaco. Può essere usata sia cruda che cotta, io la sostituisco senza problemi in tutte quelle che ricette che vedrebbero lo spinacio come ingrendiente. In questo caso, un curry inspirato alla tradizione indiana (ma liberamente inventato) con lassana, cipolla rossa e kefir di soia a dare la nota acidula e cremosa.

 

Parietaria officinalis: molto ricca in minerali, depurativa e diuretica.

Humulus lupulus

Mentha longifolia: digestiva, diuretice a profumata! Non ha bisogno di presentazioni.

Quando ho a disposizione misticanze di questo tipo, in cui gli aromi amarognoli e le basi più neutre possono miscelarsi felicemente, aggiungo le erbe dove capita, un po’ qui un po’ lì 🙂 Per la serie: il verde fa tanto bene alla salute, le spontanee sono mediamente molto ricche in minerali importanto quali calcio, magnesio, ferro e aiutano a colorare e migliorare ogni piatto!

Quindi le aggiungo semplicemente frullate all’impasto per la farinata o ancora cotte e sminuzzate, con papate o bulgur, per uno sformatino al volo!

 

 

Chiudo il piccolo capitolo delle non-ricette. ASpettando che le verdure coltivate nell’orto comincino a donarci qualcosa!

 

Vellutate di spontanee, insalata selvatica e risotto alle malerbe

Il titolo è più lungo delle ricette 😁

Dal momento che non vendo nulla e non guadagno nulla dalle pubblicità (se ne vedete sono quelle di wordpress che non dipendono da me) inutile dilungarmi con tre articoli diversi!

Propongo un post primaverile in cui raccolgo alcuni suggerimenti sulle modalità più semplici e piacevoli, per noi, di usare le erbe selvatiche in cucina 😊

Inizio con le mie erbe preferite per l’insalata! La Stellaria media o centocchio e l’acetosa quando molto tenera o Rumex acetosa, unite a qualche foglia (per ora, sta appena ripartendo, presto ne avrò a bizzeffe) di ruchetta o Diplotaxis tenuifolia  compongono un mix perfetto per le insalatone, in cui si combinano sapori acidognoli, piccanti e neutri. Per gli amanti dell’amaro l’evergreen -è il caso di dirlo- è naturalmente il tarassaco (non presente nell’immagine sopra)!

Come sempre condisco ormai senza olio, solitamente con una miscela di miso e un aceto non pastorizzato a scelta, talvolta aggiungendo anche kefir o yogurt di soia, lievito alimentare in scaglie o crauti.

Per aromatizzare delle buonissime fave pugliesi per un ful (un esempio di ricetta qui) mi diverto con l’erba cipollina.

Altre erbe invece le raccolgo per un utilizzo prevalentemente cotto, di solito per vellutate dal momento che questo le rende molto gradite anche a entrambi i bambini 🙂

Le proporzioni tra le erbe possono variare (consiglio di andarci piano con le Reynoutria di cui ho già scritto qui) perchè il sapore molto limonoso potrebbe prevalere parecchio sulle altre, ma in piccola quantità è eccellente e contribuisce alla cremosità finale.

Nel minestrone o vellutata vanno la Silene vulgaris (ottima anche nei risotti!), i giovani getti di Humulus lupulus (anche lui perfetto in risotti e farinate), Lapsana communis, Symphytum officinale o consolida, ortica e infine Knautia arvensis.

La semplicità fatta ricetta è semplicemente buttare le erbe (pulite) tutte assieme con acqua o brodo vegetale, aggiungere aromi e sale a piacere, patate o fiocchi di avena per rendere più cremoso e saziante la vellutata finale. Infine dopo pochi minuti di cottura (o appena le patate sono tenere nel caso utilizziate patate), frullare il tutto con frullatore a immersione 🙂

In foto sopra ortica, consolida, lassana, reynoutria.

Si distinguono qui knautia, reynoutria, silene e qualche fogliolina in centro di Salvia pratensis.

Luppolo.


Foto sopra: silene e reynoutria.

Mi piace sottolineare quanto sia piacevole la raccolta delle erbe spontanee, MA naturalmente raccogliete solo QUANTO vi serve -con gentilezza, senza strappare, lasciando alcune piante integra- e solo ciò di cui siete assolutamente certi. Può a volte non essere sicurissima la specie, ma dovete essere sicurissimi di non confondervi con nulla di tossico.

Cercate buoni libri per il riconoscimento (io ho inserito link a wikipedia, non è sufficiente per il riconoscimento!) ed eventualmente un confronto con altri.

Raccogliere i doni della natura è sano, ecologico, economico, divertente!

Al prossimo giro scriverò due righe sui vantaggi dal punto di vista nutrizionale, stay tumed 😉

Reynoutria japonica

Dal momento che l’inverno qui la sta tirando per le lunghe, mi sollevo il morale godendomi la confettura di Reynoutria japonica fatta l’anno scorso. Per accompagnare un semplice pane di segale integrale, lievito con pasta madre, è perfetta!

Considerata molto invasiva è possibile raccoglierne in gran quantità senza timori! E lo segnalo adesso, anche se la stagione primaverile si sta facendo attendere, perchè sarà tra le prime piante a germogliare e cacciare i giovani getti, che sono la parte commestibile (foto a seguire dell’anno scorso).

Può essere consumata, eliminando se serve la parte più fibrosa esterna e lasciandola preventivamente in ammollo una mezz’ora in acqua, un po’ come gli asparagi. Ma il sapore è del tutto diverso: acidognolo, ma non amaro, ricorda un poco il rabarbaro. Ed esattamente come il rabarbaro si presta a preparazioni dolci! Da sola (con zucchero e limone, è possibile seguire le ricette per il rabarbaro) o in associazione alle mele o altra frutta.

In versione salata i giovani getti, una volta cotti, hanno una consistenza delicatissima che si scioglie in bocca.

Consiglio caldamente la raccolta di questa pianta, purché si faccia attenzione a non raccoglierla in zone inquinate o vicine alle strade.

Hemerocallis fulva

L’Hemerocallis fulva, detta anche giglio turco (da non confondersi con il giglio di San Giovanni, dal fiore molto simile, poiché quest’ultimo è tossico!) è un fiore meraviglioso a cui si aggiunge l’indubbio vantaggio di essere commestibile. E praticamente in ogni sua parte: il bocciolo, il fiore, i giovani getti ed anche il rizoma.

Qualche indicazione, sebbene in inglese, nonché il suggerimento per il modo di consumare i boccioli, si trova qui.

Ho trovato questo scrigno di bellezza nel nostro nuovo giardino e non ho resistito alla tentazione: i fiori aggiunti alle insalate hanno un sapore molto delicato, perfetto per smorzare i toni di foglie dal sapore più marcato (in foto, con la fortissima rucola del nostro orto, accompagnato da crackerini fermentati di mandorle e di boulgur).

Il rizoma non l’ho ancora assaggiato, dal momento che non ho intenzione di sradicare una pianta ora, ma conto di poter scrivere qualcosa in autunno!

La vera goduria per me sono stati i boccioli fiorali ancora chiusi: saltati con un poco di olio e di sale si sono rivelati una delizia che è piaciuta anche a Zoe! Solitamente restia alla verdura in generale e alle novità sopratutto.

Aspetto di raccoglierne qualcuno in più per metterli in salamoia e provarli anche fermentati! Se qualcuno si lancia prima di me, fatemi sapere!

Salsa di ortiche

Esperimento improvvisato di salsa alle ortiche!

L’inizio della primavera è stato caldo, ma ora è tornata l’aria fresca e una polenta di mais pignoletto rosso è di nuovo estremamente piacevole.

Per sfruttare un po’ le erbe di campo primaverili ho pensato di provare ad accompagnarla con ortiche e le ultime nocciole dello scorso anno.

Come sempre la mia prima regola è la semplicità e la velocità, quindi, per una persona: una cipolla, un bel mazzo di cime di ortiche, un cucchiaio circa di nocciole tostate, brodo vegetale quanto basta (o acqua e dado vegetale, possibilmente fatto in casa 😉 ) e infine due cucchiai di pastella di farina di ceci.

Per la polenta dipende dal tipo di farina di mais utilizzata, seguite la vostra ricetta!

Ho fatto appassire il tutto per pochi minuti, aggiunto la pastella di farina di ceci -che era in fermento per un’altra preparazione, se non ne avete di pronta è sufficiente stemperare un cucchiaio di farina di ceci nel brodo- e ne ho poi frullato una parte.

Ho scelto di conservare qualche cima di ortica e nocciola intere, ma naturalmente è possibile decidere di ridurre tutto in crema.

L’aspetto è orribile, me ne rendo conto: io sono una pessima fotografa e un blob con salsa aliena non si presta particolarmente per chi ha scarse doti estetiche.

Ma il sapore è piacevole! Le nocciole a mio avviso si sposano perfettamente con il sapore un po’ rustico della polenta. Le ortiche sono saporite, ma delicate e non amare, quindi apprezzate dai più.

Reso più cremoso (giocando semplicemente sulla quantità di brodo o con aggiunta di una verdura in crema, per esempio di zucchine) potrebbe essere un buon condimento anche per cereali in chicco o pasta!

Dal punto di vista nutrizionale, abbiamo un piatto saziante, ma molto leggero, estremamente digeribile, ricco in minerali forniti dalle preziose foglie verdi, come è possibile dedurre da questi valori.

 

Erbe selvatiche qui e là

Le erbe sponanee sono solitamente molto ricche in nutrienti (oltre che economiche, ecologiche, divertenti ecc.), ma questo significa spesso anche ricche di gusto: sono mediamente più amare o asprine rispetto alle piante coltivate e più fibrose.

Tutto ciò non è che un vantaggio per la nostra salute, ma talvolta il palato non è abituato, talvolta i bambini non amano i sapori troppo marcati, talvolta non piace masticare foglie fibrose.

E ancora, non sempre la raccolta si traduce in un raccolto abbondante di una singola specie. Per me, la maggior parte delle volte, significa fare un giro in giardino e quindi prendere un poco di ciò che è a disposizione in quel momento; poche foglie da varie piante, per non raccogliere piantine intere e poterne così godere nel tempo.

Insomma, le infilo un po’ qui e un po’ là, come da titolo, in modo da renderle gradevoli anche per i bimbi.

In questo periodo per esempio, vanno per la maggiore i primi.

Ogni mamma sa che a volte piace solo la pasta.

E allora “rinforziamo” gli spaghetti al pesto (che sia fatto in casa o acquistato) con una bella manciata di foglie di piantaggine.

Le aggiungo nell’acqua di bollitura, ma a un minuto dalla scolatura.

spaghetti

O ancora, un mix di erbe lo riduco in crema e lo utilizzo direttamente come condimento, per esempio oggi: fiori di tarassaco, lassana e erba di san pietro, fatti sobbollire pochi minuti (tranne l’erba di san pietro che ho frullato a crudo)e frullati assieme all’acqua di cottura, lievito alimentare e poco miso.

gnocchi

E voi dove le infilate?

 

In attesa della primavera

Questa mattina le temperature erano sotto lo zero e due giorni fa la neve ha coperto tutto, lieve e fugace.

Ma ormai il sole, quando c’è, è alto e spavaldo.

Può gelare, ma l’aria di primavera permea ogni cosa.

Le gemme son gonfie, le piante più precoci già fiorite.

E prima della nevicata abbiamo anche avuto un primo assaggio di primizie, ma non quelle che si pagano a peso d’oro nei negozi, quelle spontanee, che ho solo dovuto chinarmi e raccogliere.

primizie spontanee

Ogni erba, triturata, ha aromatizzato un riso rosso integrale 🙂

Foglie di borragine (Borago officinalis), fiori di primula (Primula vulgaris), foglie di salvia (Salvia officinalis), un ciuffetto di erba cipollina (Allium shoenoprasum), folgie tenere di malva (Malva sylvestris) e infine Cardamine hirsuta.

Quet’anno una zona dell’orto non è stata pacciamata, un po’ per limitare le limacce, un po’ per dare spazio ad alcune spontanee che approfittano del terreno scoperto, come appunto la piccola e deliziosa cardamine.

Si intravedono a malapena, ma abbiamo allestito la struttura ad arco per i teli: avremo serra!

Finalmente forse riusciremo a raccogliere anche melanzane 🙂

Mentre i lavori esterni procedono un po’ a rilento, ci dilettiamo con i colori dell’ultimo cavolo viola messo a fermentare. Tre settimane di attesa e come sempre nemmeno un briciolino ino di muffa. L’immagine dell’interno della giara l’ho scattata all’apertura.

E voi? Come aspettate la primavera?