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Salsa di ortiche

Esperimento improvvisato di salsa alle ortiche!

L’inizio della primavera è stato caldo, ma ora è tornata l’aria fresca e una polenta di mais pignoletto rosso è di nuovo estremamente piacevole.

Per sfruttare un po’ le erbe di campo primaverili ho pensato di provare ad accompagnarla con ortiche e le ultime nocciole dello scorso anno.

Come sempre la mia prima regola è la semplicità e la velocità, quindi, per una persona: una cipolla, un bel mazzo di cime di ortiche, un cucchiaio circa di nocciole tostate, brodo vegetale quanto basta (o acqua e dado vegetale, possibilmente fatto in casa 😉 ) e infine due cucchiai di pastella di farina di ceci.

Per la polenta dipende dal tipo di farina di mais utilizzata, seguite la vostra ricetta!

Ho fatto appassire il tutto per pochi minuti, aggiunto la pastella di farina di ceci -che era in fermento per un’altra preparazione, se non ne avete di pronta è sufficiente stemperare un cucchiaio di farina di ceci nel brodo- e ne ho poi frullato una parte.

Ho scelto di conservare qualche cima di ortica e nocciola intere, ma naturalmente è possibile decidere di ridurre tutto in crema.

L’aspetto è orribile, me ne rendo conto: io sono una pessima fotografa e un blob con salsa aliena non si presta particolarmente per chi ha scarse doti estetiche.

Ma il sapore è piacevole! Le nocciole a mio avviso si sposano perfettamente con il sapore un po’ rustico della polenta. Le ortiche sono saporite, ma delicate e non amare, quindi apprezzate dai più.

Reso più cremoso (giocando semplicemente sulla quantità di brodo o con aggiunta di una verdura in crema, per esempio di zucchine) potrebbe essere un buon condimento anche per cereali in chicco o pasta!

Dal punto di vista nutrizionale, abbiamo un piatto saziante, ma molto leggero, estremamente digeribile, ricco in minerali forniti dalle preziose foglie verdi, come è possibile dedurre da questi valori.

 

antipasti, autoproduzione, cereali, in fermento, uncheese

Kechek el fouqara

Trovate un po’ di informazioni su questo particolarissimo cibo fermentato qui e qui.

Sicuramente è un po’ presuntuoso da parte mia dare questo nome alla preparazione: non ho mai potuto assaggiare l’originale e senza ombra di dubbio devo ancora lavorare sulla consistenza finale (trovandomi un impasto un po’ troppo bagnato, ho messo brevemente in essiccatore le palline di nonformaggio e questo ha causato le zigrinature superficiali visibili nelle immaggini).

Il sapore è decisamente, fermentato! Richiama da vicino quello di alcuni formaggi.

Sono un accompagnamento perfetto per una bella insalata mista o per testare confetture che andrebbero accompagnate a formaggi saporiti.

La fermentazione sicuramente aumenta le qualità nutrizionali del grano, anche se non mi sono note analisi nutrizionali specifiche.

La ricetta di base è semplicemente bulgur, acqua e sale. Anche se tradizionalmente vengono anche aggiunte varie spezie all’impasto finale. Infine olio a coprire per la conservazione.

Io ho lasciato fermentare il bulgur in acqua salata per 3 settimane, scuotendo regolarmente il barattolo di ammollo, per evitare la formazione di lieviti in superficie e muffe.

A fermentazione avvenuta (l’odore diventa abbastanza caratteristico e leggermente pungente) ho scolato l’acqua in eccesso e impastato le palline con le mani. Come accennato mi sono trovata con una consistenza un po’ troppo umida e per rendere un poco più compatti i formaggini li ho messi alcune ore in essiccatore, prima di metterli sotto olio extra vergine di olive.

Gli ingredienti e il procedimento di base sono quindi estremamente semplici, ma credo che la manualità e sopratutto l’occhio alla giusta consistenza richiedano invece una lunga esperienza e svariati tentativi!

Buone sperimentazioni!

 

cereali, in fermento, riciclare gli avanzi

Zuppa acida

wp_20170120_19_06_58_pro-2Ecco un modo eccezionale per usare l’avanzo di pasta madre!

Ho preso spunto dalla Zurek, o minestra acida di segale, tipica della Polonia.

E’ possibile far fermentare apposta una pastella di farina di segale o, molto più comodamente, utilizzare la pasta madre che avanza dopo il rinfresco -se non dovete fare il pane o ne avete troppa, esattamente come per i pancake o frittelline di PM–  e preparare una deliziosa minestra acidognola e saporita!

Io ho seguito la ricetta “tradizionale”, carni aggiunte a parte, solo la prima volta. Ora semplicemente utilizzo la pastella diluita (e di qualunque cereale) come base per deliziose zuppe.

Nella foto la PM era a base di farro monococco e grano saraceno (io rinfresco con quello che mi capita sotto tiro, sono molto poco professionale e costante). Alla pastella ho aggiunto anche un poco di farina di ceci ed ho lasciato questo impasto a temperatura ambiente ancora per un paio d’ore, per lasciar proseguire la fermentazione.

In pentola ho fatto appassire taaaanta cipolla e aggiunto patate e rape a dadini. Aggiustato di sale e pepe.

Quando le eventuali verdura o cipolla sono teneri, aggiungete la pastella, allungatela quanto basta -anche parecchio, con acqua o brodo secondo i vostri gusti, perchè cuocendo ovviamente l’amido gelatinizza e aumenta la viscosità- e terminate la cottura.

Io adoro la combinazione cipolla/cereale leggermente acido e paprika affumicata, ma davvero gli aromi potete sceglierli e abbinarli come più vi aggrada!

Un piatto unico nutriente, digeribile e completo.

Accompagnatelo con una buona dose di verdura a foglia verde o una insalatona e la cena è servita.

 

 

 

 

dolci

Tiramisù

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Questo era un tiramisù.

Non perdo tempo con giri di parole, perchè la ricetta non è mia, pertanto rimando subito al blog da cui l’ho tratta, il bellissimo VeroVegan, dove ho trovato la facilissima -ma ottima- ricetta per un tiramisù a prova di negati che prevede soli 5 ingredienti!

E’ piaciuto a entrambi i bimbi (e ai genitori), ma avviso subito che NON si tratta di una ricetta da tutti i giorni, nemmeno da tutte le settimane magari 😀

Insomma, perfetto per le feste!

Buon Natale a tutti!

 

cereali, in fermento, Senza categoria

Pancake di grano saraceno

wp_20161110_16_53_08_pro-2Back to basic: la più classica e semplice delle ricette con semplice farina di grano saraceno.

La merenda è più divertente se possiamo spalmare il malto o il tahin sulle frittelline appena fatte.

La salute guadagna con una leggera fermentazione della pastella (io aggiungo sempre all’impasto un cucchiaio di pasta madre di farina di riso e un pizzico di sale, poi lascio riposare almeno qualche ora)!

La pastella deve essere abbastanza liquida: mescolabile con un mestolino, che utilizzo anche per versare in padella.

Per cuocere senza grassi importante attendere che il tegame sia ben caldo e non farsi vincere dalla tentazione di girare i pancake prima che siano ben cotti sotto!

giovedì del libro, recensioni, Senza categoria

Persiana

Un titolo facile e un libro magnifico!

Persiana per quanto mi riguarda è un piccolo capolavoro, nonostante i molti adattamenti, ma tutti semplici, che devo apportare alle ricette.

Avviso subito che si tratta di un libro di ricette onnivore, quindi  siate preparati a trovare anche ricette di carne. Ma per me rimane utilissimo ugualmente ed ho preso inspirazione copiando la preparazione e le spezie per preparare sostituti vegetali.

Altre ricette sono naturalmente vegan o facilmente modificabili: lo yogurt si sostituisce senza nemmeno pensarci.

Dai mezzè ai dolci, l’autrice ci guida con gentilezza e facilità nei sapori della cucina persiana, spesso utilizzando pochi ingredienti e senza spezie strane o difficili da reperire.

Ho provato ormai diverse ricette -a tutte riducendo i grassi però, spesso l’utilizzo dell’olio è davvero abbondante- e tutte sono piaciute e riuscite.

Consigliatissimo!

 

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Base cremosissima senza grassi

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Nessun merito è mio, ma idea e ricetta qui: http://www.youcefbanouni.com/1320/low-fat-dips-vegan-oil-free-wholefoods/

Una idea facile, semplice e per questo geniale per avere una crema cremosissima e del tutto priva di grassi: banane verdi o platano bollite e frullate.

La ricetta nel link invita a provare una maionese senza grassi e pertanto si aggiungono aglio essiccato, succo di limone o aceto di mele e acqua quanto basta per frullare.

Ma questa “base” è neutra e si presta altrettanto bene per creme dolci (mi vengono in mente al volo cacao o farina di carrube con poco malto) o salse di vario genere, per esempio un guacamole senza avocado 😉

La consistenza è esageratamente cremosa, tanto che ho dovuto aggiungere parecchia acqua.

E in frigorifero, se non consumate tutto subito, avrete un ulteriore addensamento, diventa letteralmente un budino abbastanza solido e decisamente compatto.

C’è di che far lavorare le meningi e inventare ricette!

recensioni, segnalazioni, Senza categoria, varie

L’orto già salsamentario

Orbene, sono in super megagalattico ritardo!

Ho avuto il piacere di cenare presso L’Orto già salsamentario ormai diverse settimane fa. Al momento sono chiusi per meritatissime ferie e non so se alla riapertura il menù offrirà ancora le medesime scelte o meno.

Ma è consigliatissimo!

Siete turisti e fate due passi in Torino? Non potete evitare di passeggiare lungo il Po’ e vedere la Gran Madre e se siete da quelle parti all’ora di cena, o all’ora di pranzo o la domenica più o meno tutto il giorno (c’è il brunch!) siete nella zona giusta per assaggiare la cucina di Eduardo!

Le immagini -nonostante la pessima qualità del mio telefono e la fretta di assaggiare- parlano da sole e danno una bella carrellata di quanto possibile assaggiare.

Gli abbinamenti sono fantasiosi, rimanendo delicati ed adatti anche ai palati meno “coraggiosi” (portate con voi in tutta tranquillità l’amico onnivoro e scettico 😉 ), i piatti spaziano dal tutto crudo al cotto evergreen (come le patate al forno di contorno, perfette se avete al seguito bambini difficilini!).

Le porzioni sono generose e il gusto ovviamente eccellente!

Anche il locale è davvero carino, stile semplice e lineare, che a me piace molto.

Non posso che invitarvi ad andare, alla prima occasione per una pasto speciale 😀

CNV, scelte ecologiche, Senza categoria

La Ragione è la cosa più diffusa

La Ragione è la cosa più diffusa: Tutti sono sicuri di averla.

Sono le sagge parole di un caro amico (che forse citava qualcuno) e che mi tornano in testa regolarmente.

Ieri leggevo un interessante artciolo su Veganzetta. Più volte -anzi diciamolo, spessissimo- capita di leggere critiche di animalisti ad antispecisti, antispecisti a salutisti, attivisti a pacifisti. Ognuno probabilmente con le sue per sè buone ragioni.

E io non ho più ragione degli altri ovviamente, ma una riflessione voglio farla ugualmente.

Siccome si dice che il piagnisteo “spenga” il cervello, dobbiamo ammettere che leggere o sentire in continuazione che il modo giusto di fare una cosa è uno e uno solo, è scoraggiante.

Non avvicina le persone. Così come pensare di convincere qualcuno con la violenza è controproducente: come non esportiamo granchè efficientemente la democrazia a suon di bombe, non ho mai visto sprizzare empatia in una persona dopo essere stata aggredita verbalmente (quindi prendo ufficialmente qui le distanze da tutta quella schiera di vegan che ha un comportamento tale con il prossimo da far rizzare i capelli).

A questo punto devo aggiungere che in linea di massima condivido il pensiero esposto nell’articolo: solo una motivazione etica è sicuramente duratura e coinvolge la vita a 360 gradi. Una persona che smetta di mangiare carni solo per motivi di salute potrebbe, per esempio, rimanere una accanita sostenitrice della vivisezione o portare allegramente i figli nel peggiore circo che maltratta gli animali.

Ma vado oltre allora e mi spingo a dire che ritengo sia imprescindibile essere di esempio anche con un atteggiamento sempre nonviolento, oltre che antirazzista (cosa che verbalmente spesso manca).

E Decrescitore.  Ed Ecologista a 360 gradi (se distruggiamo il pianeta abbiamo poco da pensare).

Ma non possiamo nè dobbiamo farla diventare una gara a chi piscia più lungo.

A chi riesce ad essere più perfetto.

Diciamolo ubito eh, io e chiunque altro pubblichi in rete sta scrivendo da un pc o da un cellulare, costruito in paesi con sfruttamento dei lavoratori, con materiali e minerali estratti da  miniere dove dilaga lo sfruttamento e che comportano immensi danni ambientali. E come facciamo?

Credo semplicemente che ognuno debba fare tutto quello che umanamente può, compreso il cercare di non giudicare ogni passo altrui.

Vegan adesso è anche una moda. Vero e verissimo.

Che porta ad assurdità e sciocchezze, come simbolini a pagamento per certificare che il fungo è vegan.

Ma io spero, anzi so, che i percorsi personali sono strani e imprevedibili e che tutto è collegato.

A me personalmente sembra poco sensato essere politicamente profondamente antispecisti e non fare attenzione alla propria salute (cosa che in futuro può portare a sofferenza e costi anche su terzi) o viceversa pensare alla propria salute e non a quella dell’ambiente (come se questa non avesse influenze anche su di noi!) o difendere il diritto alla vita degli animali minacciando di morte chi non la pensa come noi (ebbene sì, triste scriverlo nero su bianco, ma son cose che si leggono).

Ma a volte da cosa nasce cosa. Non sempre forse, ma credo valga sempre la pena.

Ho visto tante, tantissime volte, persone diventate veg per salvarsi il cuore (letteralmente, le coronarie!) scoprire che senza mangiarli potevano con coraggio guardare negli occhi gli animali e aprirsi ad un intero mondo di empatia e rispetto, con tutto ciò che ne consegue.

E sì, anche io faccio fatica a vedere qualcosa di positivo nel menù vegan offerto come scelta assieme al resto in un fast food. Ma se a livello di multinazionale per me rimane anche l’idea di un boicottaggio legato agli aspetti economici e politici di questa forma di commercio, non voglio farne una questione di “purezza”.

Il ragazzotto che non pensa nemmeno di striscio all’etica, intanto comincia ad abituarsi all’idea che vegan esiste e si può. Forse un giorno per caso scopre che non fa nemmeno schifo. Forse, dal momento che sta diventando una “opzione” (per quanto penso anche io, come esposto nell’articolo che sia e debba essere ben altro!) fattibile, più persone potranno avvicinarcisi.

Non sapete quante volte, alla vista per esempio di riprese negli allevamenti, le persone mi hanno risposto “ehhhh, lo so, ma un po’ di carne la dobbiamo mangiare”. Ecco, se pian piano entra in testa che forse non è così, non è comunque un vantaggio?

Se si divulga l’idea che è ANCHE un vantaggio per la salute, non rende eventualmente più facile la scelta? Che inizialmente è ANCHE facile il cambiamento, perchè si trovano prodotti pronti?

Ho scoperto che il macellaio di fiducia di mia madre -che fa anche gastronomia- di fronte ad un calo delle vendite ha cominciato ad offrire prodotti di gastronomia alternativi, senza carne. E così mia madre prende in macelleria delle polpettine di riso adorate dai miei figli quando vanno da lei.

Orrore e sacrilegio? No. Ok, io non ci entrerei mai in macelleria. Il solo odore ormai mi sconquassa lo stomaco e non riuscirei a dare i miei pochi e sudati soldi a chi tutti i giorni invece smembra carcasse con nonchalance.

Ma tutte le volte che qualcuno chiede: “ma come faranno tutte le persone che si basano sul mercato della carne a vivere” e rispondo “l’economia si evolve, i lavori si adeguano e si reinventano”, non è proprio questo che vogliamo? Che i campi di mais destinati alla mangimistica producano altro per le persone? Che gli allevatori si mettano a coltivare cereali per fare il pane? Che i macellai trovino un altro lavoro?

Voglio io una famiglia sul lastrico e arrabbiata con il calo nei consumi di carne? No, voglio il calo dei consumi di carne e anche il più velocemente possibile (quindi sì, in questo senso ritengo utile anche chi si avvicina inzialmente solo per moda o per salute), ma non voglio il male o la sofferenza di nessuna persona per questo.

Se ogni macellaio potesse reinventarsi e scoprire che può fare anche altro, avrebbe le mani meno sporche di sangue.

Se non mi facesse davvero senso, a rigor di logica, forse mi sforzerei di sostenerlo.

Ora ho ragione io? E chi può dirlo.

Ma alcuni piccoli passi sono come semi al vento e un giorno, dopo una pioggia, esploderà un campo di fiori.

Taraxacum officinalis soffione

 

 

 

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Smoothie albicocche e fermenti

Niente di più semplice e sano per le mie colazioni estive!

Albicocche, kefir di soia e kefir d’acqua quanto basta (con 4 albicocche e 4 cucchiai abbondanti di kefir riempio un bicchiere da mezzo litro).

Adoro la combinazione dolce-acidula delle albicocche con il kefir. E inserire fermenti freschi nella propria alimentazione quotidiana è ritenuto sempre più importante.

Per chi ha tempo e voglia di approfondire, provate a spulciare la bibliografia, per esempio partendo da questo: “Inclusion of fermented foods in food guides around the world“, che è interamente leggibile.

Versione più dolce mi capita quando frullo banana e pesche.

Se al mattino avete bisogno davvero di molta energia per chi fa sport un po’ più intensi, per i bambini piccoli-  è sempre possibile rendere i frullati più energetici e nutrienti, aggiungendo per esempio uno o due cucchiai di semi di lino o semi di chia (e fate il pieno di acido grasso alfa linolenico per la giornata, oltre che aggiungere fibre solubili, minerali e lignani).

O ancora, specialmente per i piccini o chi non tollera “pezzetti” di consistenza diversa, un bel cucchiaio di crema di mandorle.

Ricordatevi di non trangugiare il vostro frullato, ma di godervelo con calma, come se doveste masticarlo 😉