Creare uno spazio

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Inspirata da Silvia nella nuova casa ho cercato di creare un ambiente e soprattutto degli spazi che mi aiutassero nel coltivare le buone abitudini 😊

Possono essere tante e diverse per ognuno di noi le accortezze che ci aiutano a ricordare cosa vogliamo fare e chi vogliamo essere.

Per me il piccolo spazio della veranda è un luogo magico!

Forse perché sta esattamente al centro di un quadrato immaginario che comprende la casa e lo spazio esterno della bella stagione. È l’ambiente riparato dove sembra però di stare fuori. È anche un richiamo ad un bellissimo ricordo d’infanzia.

Le energie positive compensano lo spazio piccolo: il tappetino per la pratica yoga sta giusto giusto, soprattutto in inverno, quando le piante sono dentro.

Ma ho riferimenti visivi che mi ricordano cosa la pratica significa per me.

Lo stesso accorgimento può esserci di aiuto in cucina: abbiamo in vista alimenti sani e colorati?

Lo spazio dove sedersi e mangiare ci invita alla cura di noi e dell’ambiente? Ci ricorda i doni e le amicizie?

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Ashtanga yoga e me

Voglio scrivere un piccolo tributo allo yoga. Unica pratica che mi ha dato la voglia di alzarmi all’alba e di trovare una costanza che non credevo di avere.

Sono lontana dal terminare anche solo la prima serie dell’ashtanga yoga, ma non è dove arriverò (o meno) a darmi tanto: è la strada che sto facendo. E’ il come lo sto facendo.

Fossero anche solo i saluti al sole a vita, fatti restando sempre nel respiro, con devozione e con costanza, sarebbero già un dono, sia dal punto di vista fisico che spirituale.

Una delle caratteristiche di questa specifica pratica yoga (invito alla lettura anche solo della pagina wiki linkata, per farsi una idea di quanto vasto sia il significato di questa parola) è la forte-apparentemente- componente fisica: a prima vista, sembra tutta ginnastica. Si suda, ci si stanca. Gli ashtangi avanzati sono francamente atleti di alto livello e osservarli in video può essere estremamente affascinante, ma anche far erroneamente credere che se non si arriva “lì” non si può fare yoga.

Pattabhi Jois usava dire, e suppongo sia la sua citazione più famosa: lo yoga è 99% pratica, 1% teoria. Pratica pratica pratica.

La principale critica che leggo rivolta all’ashtanga (ma in generale valida per tutto l’hatha yoga così come accessibile in occidente) è proprio il fatto che si tratti solo di “fisico”.

E la mia -ripeto, mia personale- esperienza è però che mi serva proprio partire da qui, dal corpo. Dall’accettare il corpo. Dallo stimare il corpo. Dal ringraziare il corpo. E anche dal dargli un poco di ficucia. E’ letteralmente il terreno di partenza per pensare di poter lavorare su pratiche più difficili, come la meditazione (con tutti suoi benefici effetti ormai dimostrati anche dal punto vista scientifico).

E fare attività fisica, in ogni caso, fa bene alla salute. Ci dicono che camminare 30′ al giorno migliora la nostra salute, ma 40′ offre il doppio del beneficio! Una ora di attività fisica al giorno è ok, ma 90′ sono ancora meglio! Qui i dettagli nel video sempre magistrale di M. Greger.

Appurato che se anche si trattasse “solo” di attività fisica, sarebbe in ogni caso sano, utile, economico e completo. E’ davvero solo questo?

No, perchè l’attenzione data alla coordinazione del respiro è un aspetto centrale nello yoga, ma trascurato invece in molte discipline sportive e il controllo del respiro offre tutta una serie di benefici come raccontato per esempio qui o qui.

Ma ancora: la pratica è una forma di meditazione. Ed ecco perchè la sequenza è sempre la stessa.

Forse questo è l’aspetto che più mi ha stupita e conquistata.

Se guardi un video o ascolti un insegnante, sei concentrato sulle sue parole, osservi la sua posizione; anche quando si conoscono i nomi e gli allineamenti di ogni posizione, la tua mente è rivolta fuori. Quale sarà la prossima posizione indicata? O se pratichi in autonomia, cosa faccio adesso?

E invece nell’ashtanga yoga, una volta imparata la sequenza, il tuo corpo e la tua mente sanno cosa fare e dove rivolgere lo sguardo. La mente può cominciare a restare focalizzata sul respiro -udibile dal momento che è ujjay– e l’attenzione è rivolta all’interno.

Senza tante parole, piano piano, si costruisce quello che le spiegazioni teoriche chiamano dharana. Certo magari non subito, non tutto il tempo. Ma piano piano a volte scopri che eri semplicemente lì. Tu, il tuo respiro e niente altro.

La costanza fisica mi ha insegnato la costanza anche per una pratica spirituale.

E in tutto questo, la pratica è sempre diversa. Ogni volta che ho parlato con qualcuno che pratica ashtanga, questo aspetto salta fuori: la noia non c’è, perchè ogni giorno è diverso, ogni giorno il tuo corpo ti comunica qualcosa di diverso e oggi stai alla grande in un modo, domani quello stesso asana ti sarà difficilissimo. O viceversa.

Per chi tende ad evitare le difficoltà eccessive, il vantaggio è ulteriore: ogni giorno trovi anche l’asana che magari ti è un po’ antipatico. Che risulta più difficile. Non può scattare la trappola psicologica del “lo faccio un’altra volta”. Ogni giorno sul tappetino si fa un piccolo esercizio di sfida ai propri limiti. Non importa quali siano.

Ogni giorno si fa anche un piccolo esercizio di moderazione dell’ego, perchè quando ho tanto pensato di volere arrivare a un certo punto in una posizione, il mio corpo mi ha fatto chiaramente capire che era meglio non darsi tante arie.

Ma pensavo anche di non poter mai fare alcune cose e poi un giorno, semplicemente respirando, le ho fatte.

Forse alla fine, è proprio solo tutto qui: ogni giorno è IL giorno, ogni respiro è IL respiro presente. Uno due tre quattro cinque.

Uno due tre quattro cinque.

 

 

 

L’orto già salsamentario

Orbene, sono in super megagalattico ritardo!

Ho avuto il piacere di cenare presso L’Orto già salsamentario ormai diverse settimane fa. Al momento sono chiusi per meritatissime ferie e non so se alla riapertura il menù offrirà ancora le medesime scelte o meno.

Ma è consigliatissimo!

Siete turisti e fate due passi in Torino? Non potete evitare di passeggiare lungo il Po’ e vedere la Gran Madre e se siete da quelle parti all’ora di cena, o all’ora di pranzo o la domenica più o meno tutto il giorno (c’è il brunch!) siete nella zona giusta per assaggiare la cucina di Eduardo!

Le immagini -nonostante la pessima qualità del mio telefono e la fretta di assaggiare- parlano da sole e danno una bella carrellata di quanto possibile assaggiare.

Gli abbinamenti sono fantasiosi, rimanendo delicati ed adatti anche ai palati meno “coraggiosi” (portate con voi in tutta tranquillità l’amico onnivoro e scettico 😉 ), i piatti spaziano dal tutto crudo al cotto evergreen (come le patate al forno di contorno, perfette se avete al seguito bambini difficilini!).

Le porzioni sono generose e il gusto ovviamente eccellente!

Anche il locale è davvero carino, stile semplice e lineare, che a me piace molto.

Non posso che invitarvi ad andare, alla prima occasione per una pasto speciale 😀

Rientro e Ricordi

La Croazia è semplicemente splendida (evitando i posti o i periodi più turistici), anche se non molto veg-friendly.

Il rientro a casa è un po’ allergico, ma ricco di energie positive.

Voglia di cose nuove, nuovi studi, nuove pratiche.

Voglia di frutta!

Ah che buona la frutta estiva!

Prima o poi mi rimetto anche a scrivere articoli per il blog, per ora continuo a coltivarMI e mettere le mani nella terra.

Piccola pausa

Non scrivo da tanto.

C’è stato Libera Pentola domenica 5 e l’organizzazione mi ha assorbita abbastanza, mentalmente sopra tutto.

Non ho cucinato granché di nuovo, ma in compenso ho infinitamente apprezzato la coloratissima frutta di stagione, dalle fragole alle ciliegie, che spesso sono state il mio felice pasto.

Ho cominciato a prendermi cura anche dell’attività fisica, che dopo le gravidanze avevo decisamente lasciato da parte, cercando una strada che sento affine anche dal punto di vista mentale, con l’ashtanga yoga. Anche se ancora sono lontana dal praticare 6 giorni a settimana e la mia forza è decisamente meno dell’ideale.

Oggi finisce la scuola elementare e la prossima settimana partiremo per un breve periodo di mare e sole (la speranza non ci abbandona mai).

Insomma, sono stata poco presente qui, ma presente abbastanza a me stessa e questo va bene.

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E lui è il nuovo arrivato in casa ❤

I miei GRAZIE

Queste ultime giornate per me sono state speciali.

Ho realizzato di avere tutto.

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Mi sono sentita estremamente felice nelle piccole cose: la mia più grande gioia ultimamente è camminare, possibilmente col tepore dei raggi di sole, la compagnia dei cani e dei bambini, tra i boschi carichi dei colori autunnali.

Non trovo niente di più bello.

Sento la mia famiglia quando siamo assieme nei boschi.

Raccogliamo alcune castagne per avere la merenda tornati a casa e non sento il desiderio di null’altro.

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Sono davvero io quella che scrive?

Quella spesso nervosa, dal tono irritante e stanca coi bambini?

Sì, sono sempre io. E spesso sono ancora nervosa, a volte sento che ho un tono irritante e sovente sono un po’ stanca e irritabile con i bambini. Eppure vedo queste cose, ma le sento diversamente. Il mio nervosismo non mi travolge più come prima. L’irritazione passa più in fretta e non mi preclude il gustarmi il rumore dei nostri passi tra le foglie di castagno.

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Sono sempre io, non sono una asceta, ma forse sono solo un poco più consapevole  e questo mi dà una grande gioia.

Già in passato avevo cominciato un percorso di comunicazione nonviolenta, ma ragazzi, tra il dire e il fare, lo studiare e l’applicare! Che oceano di fallimenti in mezzo!

Ma questo inverno, sempre con il prezioso supporto e guida di Davide, ho cercato di proseguire il lavoro CNV, anche se a distanza, con un piccolo gruppo di mamme che si è trovato tramite skype (superando così la distinza fisica tra noi e Davide). Mi è stato utilissimo e ora la voglia di riprendere in mano un po’ di pratica con supporto è tanta, l’aiuto di un facilitatore è determinante!

Non sono diventata molto più brava, la fatica è ancora tanta, ma ora è come se un po’ di nebbia si fosse dissolta e riuscissi a vadere me, le mie reazioni e gli altri, con un poco di chiarezza in più. Non c’è più fallimento, perchè ora non c’è un traguardo, un giusto e uno sbagliato, ma solo un modo di camminare e ogni qual volta mi fermerò, potrò sempre rimettermi in marcia.

Sono uguale a prima, come un bosco è sempre sè stesso, in ogni stagione, ma ora mi sento come questi boschi d’autunno: l’aria è più tersa, i colori sono più vibranti e mi sento grata per l’anno trascorso.

Chissà cosa porterà la primavera.