Escursione: anello dei 7 ponti (Gran Dubbione) con albicocche secche

La frutta matura dolce e quando è matura bisogna consumarla in fretta: quella che non mangiamo fresca la trasformo per lo più in marmellata senza zucchero (proprio oggi ho fatto un ennesimo giro di ramassin!), ma anche essicare è un buon sistema.
La scorsa settimana ho fatto essicare 2 chili di albicocche. Di giorno le ho poste al sole, ma siccome da me la notte è fresca e umida, anche a luglio, la notte le ho messe nell’essicatore.

Sarò diventata un po’ fissata, ma ho tenuto ogni singolo nocciolo di ogni frutto consumato: nel compost non li metto, perchè rimangono integri troppo a lungo, ma mi hanno detto che bruciano bene e quindi stiamo tenendo tutto per l’inverno 😉

Approfittando del tempo splendido dei giorni scorsi, siamo stati anche a fare qualche passeggiata nei boschi!
Un percorso che mi sento assolutamente di consigliare, in uno dei valloni più belli nella mia zona, è l’anello dei 7 Ponti, a Gran Dubbione (Pinasca TO). Noi stavolta non l’abbiamo percorso tutto, perchè con Nicolò il ritmo è pur sempre quello di un bambino, ma anche il padre che devia costantemente per cercare gli imbocchi delle miniere di grafite e la comune a tutti passione per animaletti vari, non ci rende i più veloci camminatori della storia!
In ogni caso, io e Nicolò amiamo gli alberi secolari ed abbiamo toccato e ringraziato alcuni castagni veramente giganteschi.

Attraversato alcuni torrentelli (con graziose larve di salamandra), scovato una vecchia miniera, incontrato svariati scarabei stercorari e acchiappato un biacco!

Sotto un magnifico ponte ci siamo rinfrescati i piedi ed abbiamo fatto merenda con le albicocche secche (sì, all’inverno non ci arriveranno mai e no, non avevo portato frutta fresca perchè negli zaini è tanto più comoda quella secca)!

Apprezzate da tutti, così come lo stare nei boschi e la sana “fatica” del camminare 🙂
Zoe ha fatto nanna e osservato i boschi nel comodo del suo mei tai e, forse, con questa foto che immortala il momento del rilascio del biacco, partecipo al concorso “Portare in vacanza“. La foto è banalissima, dal punto di vista artistico una ciofeca, ma ci rappresenta ed è stato per noi uno dei momenti più belli di questa estate, quindi chissà!

Cottura con la coperta in versione moderna: cottura nel thermos!

Avevo sentito parlare della cottura con la coperta e ne ho letto in questo libro.
In sostanza si tratta di portare a bollore il cereale, integrale e in chicco, dopo di chè spegnere il fuoco, avvolgere la pentola con una bella coperta e lasciare che il calore porti lentamente a termine la cottura. Da fare la sera per il giorno dopo o al mattino, durante la colazione per esempio, per ritrovarsi i cereali pronti la sera. Una volta cotto il cereale in chicco si conserva in frigorifero, in contenitore chiuso, anche per una settimana ed è possibile scaldarlo e condirlo volta per volta.
La cosa risulta utile sotto più aspetti: sebbene il tempo di cottura sia in realtà molto lungo, il tempo che vi si deve dedicare è minimo e non c’è rischio di bruciare tutto; inoltre il consumo di energia è ridotto al minimo (il tempo necessario a portare a bollore, anzichè un’ora -spesso- di cottura); infine i nutrienti: minore la temperatura di cottura, minore la distruzione dei nutrienti termolabili 😉
Francamente però non avevo mai provato, in sostanza perchè non avevo una coperta di dimensioni adatte, che fosse comodamente riponibile da qualche parte in cucina…
Poi ho scoperto questo sito! Ed ho in seguito scoperto che esistono siti interi di ricette e consigli per la cottura nel thermos, come questo.
Il principio è lo stesso del metodo della coperta, ma si usa un più pratico thermos per mantenere il calore abbastanza a lungo.
Io ho personalmente sperimentato 2 sistemi per la cottura dei cereali in chicco (faccio notare che per la cottura dei legumi non è adatto, perchè serve una temperatura costante di 100°C, sopratutto per disattivare alcuni antinutrienti che li rendono indigesti se crudi).
Metodo 1) ho messo orzo o avena in ammollo per almeno una notte; al mattino scolati bene e riscaldato il thermos con acqua calda per qualche minuto. Poi si mette semplicemente il cereale nel thermos e lo si riempie di acqua bollente. Si chiude ed il gioco è fatto. A cena son cotti 😉
Metodo 2) se non c’è il tempo per un buon ammollo che ammorbidisce preventivamente il seme, aggiungere acqua bollente ai semi freddi non è sufficiente (si raffredda troppo velocemente), occorre allora portare a bollore appena qualche minuto il cereale in acqua, sul fuoco, e travasare il tutto nel thermos, nel quale la cottura sarà lentamente ultimata!

L’idea mi sembra meritevole di menzione, perchè economica (sopratutto d’inverno se avete una stufa ed un bollitore sempre pronto!), pratica e utile, in particolar modo per chi è indaffarato con bambini, ma ha bisogno di pasti sani per tutta la famiglia, nel minimo tempo utile 😉
E’ vero: serve l’acquisto, se non ne possedete uno, di un thermos capiente e di buona qualità, di quelli per contenere vivande (in acciaio inox e non in plastica, chevvelodicoaffare!), ma se viene utilizzato anche come porta-vivande per escursioni e pic-nic, credo che tutto sommato l’acquisto valga la pena!
Che ne dite?

Per un felice 2012, una bella storia: Le Mucche da Cacca!

Saluto questo 2011, per farmi perdonare dell’assenza nelle ultime settimane (la prima “malattia” vera del topo e, purtroppo, il primo ricorso ad antibiotico, mi ha distratta ovviamente dal blog), raccontandovi una bella storia.
La storia di una famiglia, come ce ne sono tante forse, che è riuscita a fare una cosa più unica che rara: cambiare strada, in qualche modo cambiare sguardo sul mondo e avere il coraggio di una scelta difficile, importante, spettacolare.
Una coppia di allevatori del cuneese, con piccolo allevamento di vacca piemontese, quelle grigie, da carne, riprodotte tramite inseminazione artificiale e seme di pochi tori selezionati.
Un giorno la consapevolezza è diventata più forte dell’abitudine, il bisogno di coerenza più forte del bisogno di denaro e l’allevatore ha salutato per sempre il camion che portava le vacche al macello.
Ora una ventina di mucche (ora sì, chiamiamole mucche!), comprese le ultime due vitelle nate da poco, si godono la vita senza timore del domani. Di giorno pascolano placidamente, mentre di notte hanno un ricovero per proteggere le vitelle dal freddo. Spesso al prato la maialina fa loro compagnia.
Non sentono più il rumore dei camion che porta via le loro compagne o i loro cuccioli.
Ora andranno in “pensione” e l’unica cosa che di loro verrà sfruttata è la cacca!
Sì perchè comunque di qualcosa si deve pur vivere e così questa splendida coppia, persone aperte, disponibili, accoglienti e solari, hanno dato vita alla produzione di ortaggi.
Il concime è animale, ma assolutamente cruelty free.
I prodotti del loro orto sono acquistabili (e sono biologici, pur senza certificazione, ma potete andare a trovarli, come abbiamo fatto noi del gruppetto Hometrippin‘)!

Il loro blog e le loro parole potete leggerli qui.

Pannolini lavabili Hippy Nappy

Per la prima volta partecipo ad un giveaway!
Lo faccio segnalandovi questo sito: Naturalmamma!

Vende pannolini lavabili a prezzi veramente, ma veramente competitivi e non solo, ma anche supporti per babywearing, assorbenti lavabili e coppetta mestruale. Insomma, praticamente tutto quanto serve per rendere minore l’impatto ambientale di mamma e bambino 🙂
Tra i molteplici prodotti proposti voglio mettere in evidenza il pannolino lavabile Hippy Nappy, per un semplice motivo: ha le barriere laterali!
Nella mia esperienza, per la tenuta dei pannolini lavabili, oltre all’inserto assorbente, è critica anche la tenuta degli elastici attorno alle gambine. Le barriere laterali (come negli usa e getta) possono senz’altro consentire una maggiore tenuta senza dover stringere eccessivamente il pannolino.
In ogni caso tutti i prodotti proposti hanno ottimi prezzi e quindi vale la pena dare un’occhiata 😉

Pannolini lavabili in Provincia di Torino

Eccomi al volo per scrivere 2 righe sui pannolini lavabili. Ormai anni addietro ne parlai qui.
Stavolta sono super fortunata (quelli che avevo usato con Nicolò sono pronti a tornare al lavoro, ma sono taglia unica, troppo grande per la piccina per ora!) perchè Sibia mi ha fornito 14 pannolini lavabili Happy Heiny micro, veramente piccoli e funzionali!
Siccome però qui in Provincia di Torino c’è una, per una volta, ottima iniziativa di aiuto finanziario all’acquisto di lavabili (come si può leggere qui), stamane sono andata a consegnare i moduli per beneficiare dello sconto ed in questo modo acquisterò scontati qualche pannolino in più taglia piccola (i primi mesi si cambiano veramente spesso! Evviva il latte di mamma che è digerito in un lampo ;-)).
Cosa scopro? La signora che mi prepara il buono ha delle difficoltà col programma e si scusa dicendomi che di questi buoni fin’ora ne avrà fatti al massimo un paio!
Io sono rimasta basita: è vero che è solo uno sconto e che una parte va comunque pagata, ma avete presente quanto costano gli usa e getta??? Pare che molti nemmeno lo sappiano, in effetti all’ospedale non ho visto nessuna locandina o pieghevole che illustrasse l’iniziativa…
Quindi eccomi qui, per segnalarlo ad eventuali neomamme o future mamme della Provincia di Torino di passaggio sul blog e per ricordare a tutti che, di lavabili, se proprio non si vuole usare la coppetta mestruale, esistono anche gli assorbenti lavabili 😀
Io uso la fleurcup, ma naturalmente per le lochiazioni non la sto usando, mentre, ora che sono molto diminuite, sto usando con piacere alcuni proteggi slip lavabili che ho acquistato anche in previsione delle occasionali piccole perdite che possono avvenire con la coppetta.
Quindi, bando alle ciance: riduciamo i rifiuti!

Ho polverizzato la coppetta mestruale!

Davvero!
E allora ne approfitto, parliamone 🙂
Parto dalla fine, cioè la morte sua: avevo una mooncup, da un paio d’anni occhio e croce, e come al solito l’ho messa a bollire in apposito pentolino per igienizzarla (non serve una sterilizzazione vera e propria!). Peccato che poi sono uscita ed il pentolino è rimasto sul fuoco.
Acqua che evapora.
Altra acqua che evapora.
Mi è già capitato e fintanto che il livello dell’acqua si abbassa, ma ne rimane sul fondo, la coppetta non sembra patire.
Stavolta l’acqua si è volatilizzata del tutto 😛
Quando me ne sono accorta, c’era uno strato di polvere scura, ma finissima che era “volato” letteralmente per tutta la cucina, posandosi sulla cappa, sulle presine, sugli interruttori, sul frigo…
La coppetta, bè, in qualche modo era ancora lì: la forma era lì. L’idea liofilizzata di coppetta era lì. Marroncino chiaro e dall’aspetto vellutato, ma la forma era la sua!
Toccata con un dito la magia si è dissolta: polvere il silicone è tornato. Polvere finissima, talmente fine che a sciacquare il pentolino sotto l’acqua la polvere non si bagna e vola via. Era quasi poetica.
Ma pensando ai polmoni la finestra è stata spalancata e ogni superficie pazientemente pulita. Ciò che è uscito dalla mia bocca in quel frangente non si può ripetere…
Raccontatane la morte, racconto anche che sono corsa on-line ed ho seduta stante riacquistato il diabolico affarino nel giro di un battito di ciglia, tanto mi ci sono trovata bene!
Questa volta ho preso una fleurcup, incolore (schiccoso il rosa, ma i coloranti non mi convincono, tanto chi la vede?), dal momento che è la meno cara sul mercato (a quanto mi risulta).
Non l’ho ancora provata, ma sembra più morbida della mooncup, il che potrebbe essere un vantaggio per tutte colore che hanno difficoltà con l’inserimento.
Credo sia inutile spendere tante parole sul perchè convenga la coppetta, lascio parlare il grafico tratto dal sito che ho già linkato!

Yogurt con la yogurtiera


Lo yogurt di soia è in assoluto l’alimento preferito del topo! Supera anche la cioccolata, la pasta, tutto!
Dal momento che gli yogurt di soia non sono particolarmente economici e, in special modo, che tutto ciò che uno può farsi da sé si traduce in un risparmio non solo economico, ma anche ambientale (meno rifiuti, meno vasetti di plastica e costi relativi di produzione, meno cartoncini e relativi costi, meno viaggi in camion per spostare le merci), la soluzione più logica è: farseli!
Non è necessario acquistare una yogurtiera. Mi è capitato di fare lo yogurt scaldando (prova del dito) il latte sul fuoco per renderlo tiepido, mescolandoci un vasetto di yogurt naturale freschissimo e lasciando il tutto a fermentare 12 ore in un termos avvolto da una coperta.
Però, diciamoci la verità, la yogurtiera è più pratica. Ha il vantaggio di fornire i vasetti in vetro e quindi ci si trova con la porzione pronta, inoltre mantiene la temperatura costante, aiutando ad ottenere un risultato altrettanto costante.
Se è vero che acquistare mille elettrodomestici non è molto da “decrescitori”, è altrettanto vero che se l’arnese mi consente di non dover più acquistare un prodotto, il gioco vale la candela. Nel caso delle yogurtiere poi, il prezzo va dai 15 ai 30 euro, quindi si ripaga nel giro di pochissimo tempo!
Fare lo yogurt è comunque un gioco da ragazzi, ma con due precisazioni: innanzitutto dipende dalla materia prima (con latte di soia di marche diverse il risultato è diverso, credo dipenda da quanto è “annacquato” e dall’eventuale aggiunte di zuccheri, addensanti, ecc.); inoltre la fermentazione è un processo vivo e pertanto variabile! Vibrazioni, correnti d’aria, contaminazioni esterne, possono alterare il risultato. La yogurtiera minimizza queste interferenze, ma certo non può escluderle del tutto.
I ceppi batterici, oltretutto, si modificano nel tempo (magari prevale una specie sull’altra, fino anche ad eliminarla), quindi è buona cosa ogni tanto “ripartire” daccapo con un nuovo starter, che sia un vasetto acquistato o una bustina di fermenti appositi (si acquistano in farmacia). Io normalmente uso di volta in volta l’ultimo dei miei vasetti di yogurt come starter per il ciclo successivo, ma ogni 5 volte circa riparto daccapo. Questo anche perché mi capita di mangiarmi l’ultimo yogurt 😉
Naturalmente è possibile fare yogurt usando il latte di soia prodotto con la macchina per fare latti vegetali. Nel caso è necessario fare due cicli consecutivi (cioè due dosi di fagioli di soia ben ammollati) senza cambiare l’acqua nella brocca, in modo da ottenere un latte “forte”. Devo ringraziare Vera per questa scoperta!
Io ammetto di farlo molto raramente, un po’ perché anche il sapore rimane “forte” e alla fine lo dolcificavo di più; un po’ perché va bene autoprodurre, ma se devo anche coordinare l’ammollo dei fagioli e la produzione con la macchina, divento vecchia! Il topo mangia uno yogurt al giorno e spesso anche io e l’erpetologo. Questo significa che faccio lo yogurt ogni due, massimo tre giorni e non riuscirei davvero a coordinare il tutto. Senza contare che a giorni alterni già uso la macchina per fare il latte! Ammattirei 😀
Secondo “vantaggio” del latte di soia acquistato, per il topo, è che mi permette di scegliere latte arricchito con calcio da alghe, ottenendo quindi uno yogurt ricco in calcio…
Al topo ed a me lo yogurt piace naturale, all’erpetologo con un cucchiaino di malto o simili, ma naturalmente è possibile aromatizzarli con tutto quel che ci passa per la testa: germe di grano, marmellate, frutta fresca, noci e nocciole tritate, caffè d’orzo solubile, cannella… Che più ne ha più ne metta!

Aggiornamento Macchina per fare il latte vegetale, specie a crudo!

Allora, ormai è un bel po’ di tempo che uso regolarmente la mia amata SojaFit (vedi qui) e voglio scrivere quelle che sono le combinazioni per me più riuscite.
Innanzi tutto devo dire che il latte di soia vero e proprio lo faccio solo ed esclusivamente per fare il tofu.
In compenso mi sbizzarisco con altri tipi di latte, sfruttando sopratutto il programma 4, a crudo.
Perchè? Bhè, innanzitutto è un bel risparmio di tempo ed anche di corrente elettrica! Poi, non meno importante, tutto ciò che viene cotto perde preziose vitamine termolabili e ridurre al minimo necessario le cotture è sempre una buona cosa.
Cosa si può fare a crudo? Praticamente tutto! Ovviamente mandorle, sesamo, noci e nocciole possono essere frullate crude.
Poi è possibile sfruttare il programma 4 frullando i fiocchi di cereali! Se ne trovano ormai di tutti i tipi: riso, farro, quinoa. Non c’è che l’imbarazzo della scelta!
Infine, ultimamente mi sono informata parecchio sulla digestione dell’amido, sia crudo che cotto, ed al contrario di quanto si pensa comunemente non è affatto vero che i cereali crudi siano altamente indigesti! O meglio, è vero che sono poco digeribili a livello di stomaco e duodeno, ma vengono in buona parte “digeriti” dalla flora batterica intestinale, con recupero di energia sotto forma di acidi grassi a catena corta, i cosiddetti SCFA, utilissimi per la mucosa intestinale. Solo la cellulosa (non siamo ancora mucche) attraversa immodificata tutto l’intestino.
In ogni caso, per chi anche avesse dei dubbi sull’amido crudo, è bene sapere che l’amido è digerito ed assimilato senza problemi se cotto o RISCALDATO. Questo perchè il liquido caldo consente la gelificazione delle molecole di amido, rendondolo attaccabile da parte dei nostri enzimi.
A contribuire alla capacità di attacco enzimatico interviene anche la forma in cui è ingerito l’alimento: chicco intero ovviamente più resistente rispetto ad una farina.
Per tirare le somme, sono giunta alla conclusione che è possibile fare il latte vegetale anche partendo direttamente dal chicco (la macchina è potente e non ha problemi a frullare chicchi crudi), tanto è ridotto a poltiglia finissima e oltretutto di questa nel latte passa solo la parte più fine, mentre il resto rimane nel filtro (e riclico per pane, biscotti, ecc); a ciò si aggiunge il fatto che il latte al topo lo dò solo riscaldato e mai freddo di frigo!
E quindi? Che latte faccio di solito?
Uno dei miei preferiti è riso con nocciole (metà metà).
Poi adoro anche avena con noci.
Classici sempreverdi il latte di mandorle ed il latte di sesamo.
Sempre aggiungo nel filtro un cucchiaio di uvetta o due fichi secchi a pezzetti, che contribuiscono a dolcificare naturalmente. Infine aggiungo di solito due cucchiai di malto per un litro e mezzo di latte.
Ma serve la macchina se poi si usa prevalentemente il programma a crudo?
Io credo di sì, perchè il filtro funziona bene, dà una buona idea del volume necessario per 1,5 L di latte, il motore è potente ed io la trovo ormai molto veloce da pulire.
Ma certamente è possibile fare latti vegetali anche senza macchina, con un buon frullatore ed una stoffa idonea a filtrare il latte.
Stasera sono stata logorroica! 🙂

Il germogliatore

Mai “attrezzo” fu più amato in casa nostra!

Non consuma (esiste anche quello elettrico, però io mi trovo bene con questo e costa pure assai meno!), non fa rumore, è economico e permette di ottenere uno degli alimenti migliori che esistano al mondo: i germogli!

Bè, economico si fa per dire, visto che costa attorno ai 20 euro ed è solo plastica… E’ possibile costruirsene uno, ne fa un esempio Erbaviola su www.erbaviola.com, però io faccio germogli in continuazione, quindi rimango dell’idea che siano in ogni caso soldi ben spesi! Anzi, in realtà di germogliatore ne ho anche un secondo, più piccolo, con solo due ripiani, e solitamente sono entrambi a “pieno regime”…

Voglio innanzitutto decantare le lodi dei germogli: sono VIVI, ricchi di enzimi, vitamine e Sali minerali, che il processo di germinazione, con l’acqua, attiva e rende più biodisponibili per il nostro organismo. La quantità stessa di alcune vitamine aumenta considerevolmente con la germinazione! Altra dote: avendo assorbito acqua (come avviene normalmente durante la cottura di semi e legumi) è possibile mangiare crudi anche quei semini che normalmente dovremmo far cuocere, penso ai cereali, lenticchie, azuki verdi…

I germogli di alcune particolari piante sono particolarmente ricchi di antiossidanti, ferro e calcio.

Poi sono buonissimi! Alfa-Alfa (o erba medica) e germogli di cavolo broccolo sono deliziosi anche da soli, aggiunti alle insalate o anche a piatti caldi di cereali, per esempio, avendo l’accortezza di aggiungerli solo dopo aver spento il fuoco, per evitare di farli cuocere…

Io li uso spesso anche nelle pappe del topo, anche se devo avvertire che alcuni hanno un retrogusto amarognolo che magari non è gradito a tutti i bambini, ma il topo non ha mai fatto storie!

Assolutamente importante è però usare semi biologici e integrali!

Passando alla pratica è sufficiente porre i nostri semini sul ripiano del germogliatore, non troppo fitti perché gonfiano man mano che assorbono l’acqua! Spesso ho letto che sarebbe necessario lasciare taluni semi in ammollo per una notte, ma a me germogliano bene anche quando dimentico l’ammollo!

Poi bisogna bagnarli! In fondo non sono altro che una piantina in crescita! Passo il germogliatore sotto il rubinetto aperto a filo mattino e sera; l’acqua che sgocciola sarà raccolta dalla vaschetta-base del germogliatore. Quest’acqua non buttatela, ma usatela per bagnare le piante…

Il germogliatore va lasciato in luogo fresco e al riparo dalla luce diretta, anche se qualche ora di luce, poco prima di mangiarli, attiva la clorofilla dei nostri germogli ed è quindi consigliata!

Quando i germogli sono alla lunghezza desiderata (va a gusti, di alcuni mi piace che abbiano le foglioline, altri li preferisco appena germogliati) è sufficiente sciacquarli e mangiarli!

Buon appetito!