Insalata di fave e cavolo viola

Il cavolo viola è il vegetale con più antiossidanti per dollaro, del resto il colore non mente.

Oltre tutto è una crucifera, quindi la famiglia di piante che presenta le maggiori proprietà antitumorali, come raccontato brevemente qui.

In insalata la preparazione è veloce, gli odori sgradevoli in cucina nulli ed i benefici massimi.

Una insalatona monopasto però deve essere un pochino più sostanziosa e pertanto, legumi! In questo caso ho aggiunto delle fave, che sono tra i nostri legumi preferiti, assieme a ceci, lenticchie ed edamame 🙂

Del resto aggiungere legumi nella propria alimentazione quotidiana aiuta, per farla breve, a vivere più a lungo! Grazie agli effetti benefici sulla salute cardiovascolare, sul controllo della glicemia, nei confronti dell’osteoporosi, sulla salute intestinale.

Tanto per ossigenare maggiormente il sangue, aggiungiamo una bella barbabietola (cotta) e come mia abitudine condisco con miso non pastorizzato e aceto di mele (o succo di limone, aceto di kombucha ecc. qualunque aceto non pastorizzato andrà bene).

Un pasto del genere si completa con un paio di fette di buon pane integrale e il dessert più sano che ci sia! Clementine 🙂

E qualche noce, ricche in omega3.

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P.S. quest’ultima foto non è relativa al pranzo odierno, ma dimostra quanto ci piaccia la combinazione cavolo viola e fave, ma vi assicuro che tutti i legumi teneri (pisellini verdi, edamame) si abbinano altrettanto bene.

Se amate unire il sapore dolce nelle insalate -cosa che io adoro, ma il marito un po’ meno- aggiungere mele o arancia a tocchetti è strepitoso!

Buone feste!

Il solstizio è arrivato e finalmente anche la scuola è in pausa per concedere giornate tranquille ai bambini.

Facciamo merende più rilassate, ci prendiamo qualche momento per lo yoga, per leggere, per giocare con la neve.

La sensazione di raccoglimento e famiglia, che mi immagino dovesse essere quello che sentiva un antenato quando poteva sedersi attorno al fuoco, è quanto di più natalizio mi venga in mente.

Auguro a tutti e tutte tanta luce e pace. E coccole e serenità. Se solo potesse essere così ovunque…

New Year Veg

Anno nuovo in arrivo: propositi nuovi!

Perchè non fare un regalo a se stessi, all’ambiente e sopratutto agli animali?

Un mini-corso via skype -o telefono- per il solo mese di Dicembre (da “utilizzare” a partire da gennaio) in offertissima: 3 incontri virtuali di un’ora ciascuno, per scoprire le basi dell’alimentazione vegetale in cucina, togliersi dubbi amletici su carenze e salute e imparare quanto è potente cominciare la rivoluzione partendo dalla forchetta!

A soli 60 euro. Scrivetemi per maggiori informazioni o per offrire il corso a un amico/a ❤  Scarica la Cartolina e offrila a chi vuoi

ognuno il suo

Chè non si mangia solo foglie 😀

Melaleggo in un boccone!

Ho avuto l’onore ed il piacere di sostenere tramite crowdfunding un bellissimo progetto: un volume che unisce meravigliosamente favole per bambini, illustrazioni dolcissime e golose ricette senza crudeltà!

Melaleggo in un boccone è ora realtà e potete acquistarlo per esempio qui.

Edizioni Moka e tre meravigliose autrici: Sara Cargnello in cucina a sperimentare le ricette, Tania Giacomello per le illustrazioni e testi delle favole di Elisabetta Angelin.

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Immagine tratta dalla pagina facebook melaleggo 🙂

Inutile sottolineare quanto Zoe fosse entusiasta! Favole della buonanotte ricche di spunti di riflessione (e il libro offre anche una sezione dedicata per metterli in evidenza, a sostegno di un eventuale utilizzo prettamente didattico), ma sopratutto ricette pensate per essere accattivanti, deliziose e al contempo semplici da realizzare: i bambini possono essere di aiuto e provare a cucinare! E collaborare alla preparazione dei pasti è una delle cose che aiuta maggiormente nell’acquisizione di un sano rapporto con il cibo, invoglia all’assaggio, permette di acquisire competenze e manualità divertendosi.

Tutte le ricette sono naturalmente prive di derivati animali, ma ricche di colori! Dal verde del pesto, al rosso della granita di anguria, con pop corn e formaggini vegetali, viaggiare attraverso le ricette consente di passare dai primi ai dolci, sempre in salute e divertimento per i più piccini.

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Noi ci siamo subito divertite con l’hummus di piselli 🙂

Le favole affrontano ognuna un tema leggermente diverso, per aiutare i bambini a comprendere i rapporti tra le persone, gli animali e le cose, come suggerito dalle stesse autrici e le illustrazioni che le accompagnano sono deliziose: toni matita e pastello, sembrano essere stati appena disegnati sul foglio e le linee semplici sono di sostegno alla bellezza e delicatezza dei temi affrontati.

Non posso che consigliarvi caldamente l’acquisto, per tutti i piccini e per regalarne copie alle scuole 🙂

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Dadolata di tofu estiva

Casa nuova, vita nuova, orto naturale!

Finalmente, sebbene ancora non attrezzati anche per una produzione invernale significativa, abbiamo un orto estivo degno di questo nome e, con l’aiuto delle spontanee a dare un po’ di verde, non ho avuto necessità di comprare frutta o verdura a partire da maggio.

Le piogge sono state scarse e nostra immensa fortuna è avere una sorgente che ancora porta acqua!

Ma i pomodori non li ho mai bagnati e non sono mai stati così belli. Ne stiamo mangiando a quintali (i ciliegini e datterini finiscono per lo più in bocca ai bambini direttamente dalla pianta, senza passare in cucina), ne ho essiccato qualcuno e ho fatto un poco di conserva (poca passata, l’anno prossimo se voglio mettere da parte salsa di pomodoro per l’inverno dovrò dedicare almeno una fila di pomodori appositamente per questo scopo, si impara con l’esperienza).

Per la prima volta raccogliamo anche qualche peperone giallo di Carmagnola.

I colori estivi sono meravigliosi e ho pensato di accompagnare peperoni e pomodorini, nella dadolata, con una manciata di mandorle pugliesi e del tofu a cubetti: uno spicchio di aglio e vino bianco al posto dell’olio!

Sale e pepe quanto basta, oltre ad un pizzico di zucchero integrale di canna, che mi piace aggiungere quando ho a che fare con peperoni.

A fine cottura qualche cima di basilico fresco e buon appetito!

 

 

Hemerocallis fulva

L’Hemerocallis fulva, detta anche giglio turco (da non confondersi con il giglio di San Giovanni, dal fiore molto simile, poiché quest’ultimo è tossico!) è un fiore meraviglioso a cui si aggiunge l’indubbio vantaggio di essere commestibile. E praticamente in ogni sua parte: il bocciolo, il fiore, i giovani getti ed anche il rizoma.

Qualche indicazione, sebbene in inglese, nonché il suggerimento per il modo di consumare i boccioli, si trova qui.

Ho trovato questo scrigno di bellezza nel nostro nuovo giardino e non ho resistito alla tentazione: i fiori aggiunti alle insalate hanno un sapore molto delicato, perfetto per smorzare i toni di foglie dal sapore più marcato (in foto, con la fortissima rucola del nostro orto, accompagnato da crackerini fermentati di mandorle e di boulgur).

Il rizoma non l’ho ancora assaggiato, dal momento che non ho intenzione di sradicare una pianta ora, ma conto di poter scrivere qualcosa in autunno!

La vera goduria per me sono stati i boccioli fiorali ancora chiusi: saltati con un poco di olio e di sale si sono rivelati una delizia che è piaciuta anche a Zoe! Solitamente restia alla verdura in generale e alle novità sopratutto.

Aspetto di raccoglierne qualcuno in più per metterli in salamoia e provarli anche fermentati! Se qualcuno si lancia prima di me, fatemi sapere!

Ashtanga yoga e me

Voglio scrivere un piccolo tributo allo yoga. Unica pratica che mi ha dato la voglia di alzarmi all’alba e di trovare una costanza che non credevo di avere.

Sono lontana dal terminare anche solo la prima serie dell’ashtanga yoga, ma non è dove arriverò (o meno) a darmi tanto: è la strada che sto facendo. E’ il come lo sto facendo.

Fossero anche solo i saluti al sole a vita, fatti restando sempre nel respiro, con devozione e con costanza, sarebbero già un dono, sia dal punto di vista fisico che spirituale.

Una delle caratteristiche di questa specifica pratica yoga (invito alla lettura anche solo della pagina wiki linkata, per farsi una idea di quanto vasto sia il significato di questa parola) è la forte-apparentemente- componente fisica: a prima vista, sembra tutta ginnastica. Si suda, ci si stanca. Gli ashtangi avanzati sono francamente atleti di alto livello e osservarli in video può essere estremamente affascinante, ma anche far erroneamente credere che se non si arriva “lì” non si può fare yoga.

Pattabhi Jois usava dire, e suppongo sia la sua citazione più famosa: lo yoga è 99% pratica, 1% teoria. Pratica pratica pratica.

La principale critica che leggo rivolta all’ashtanga (ma in generale valida per tutto l’hatha yoga così come accessibile in occidente) è proprio il fatto che si tratti solo di “fisico”.

E la mia -ripeto, mia personale- esperienza è però che mi serva proprio partire da qui, dal corpo. Dall’accettare il corpo. Dallo stimare il corpo. Dal ringraziare il corpo. E anche dal dargli un poco di ficucia. E’ letteralmente il terreno di partenza per pensare di poter lavorare su pratiche più difficili, come la meditazione (con tutti suoi benefici effetti ormai dimostrati anche dal punto vista scientifico).

E fare attività fisica, in ogni caso, fa bene alla salute. Ci dicono che camminare 30′ al giorno migliora la nostra salute, ma 40′ offre il doppio del beneficio! Una ora di attività fisica al giorno è ok, ma 90′ sono ancora meglio! Qui i dettagli nel video sempre magistrale di M. Greger.

Appurato che se anche si trattasse “solo” di attività fisica, sarebbe in ogni caso sano, utile, economico e completo. E’ davvero solo questo?

No, perchè l’attenzione data alla coordinazione del respiro è un aspetto centrale nello yoga, ma trascurato invece in molte discipline sportive e il controllo del respiro offre tutta una serie di benefici come raccontato per esempio qui o qui.

Ma ancora: la pratica è una forma di meditazione. Ed ecco perchè la sequenza è sempre la stessa.

Forse questo è l’aspetto che più mi ha stupita e conquistata.

Se guardi un video o ascolti un insegnante, sei concentrato sulle sue parole, osservi la sua posizione; anche quando si conoscono i nomi e gli allineamenti di ogni posizione, la tua mente è rivolta fuori. Quale sarà la prossima posizione indicata? O se pratichi in autonomia, cosa faccio adesso?

E invece nell’ashtanga yoga, una volta imparata la sequenza, il tuo corpo e la tua mente sanno cosa fare e dove rivolgere lo sguardo. La mente può cominciare a restare focalizzata sul respiro -udibile dal momento che è ujjay– e l’attenzione è rivolta all’interno.

Senza tante parole, piano piano, si costruisce quello che le spiegazioni teoriche chiamano dharana. Certo magari non subito, non tutto il tempo. Ma piano piano a volte scopri che eri semplicemente lì. Tu, il tuo respiro e niente altro.

La costanza fisica mi ha insegnato la costanza anche per una pratica spirituale.

E in tutto questo, la pratica è sempre diversa. Ogni volta che ho parlato con qualcuno che pratica ashtanga, questo aspetto salta fuori: la noia non c’è, perchè ogni giorno è diverso, ogni giorno il tuo corpo ti comunica qualcosa di diverso e oggi stai alla grande in un modo, domani quello stesso asana ti sarà difficilissimo. O viceversa.

Per chi tende ad evitare le difficoltà eccessive, il vantaggio è ulteriore: ogni giorno trovi anche l’asana che magari ti è un po’ antipatico. Che risulta più difficile. Non può scattare la trappola psicologica del “lo faccio un’altra volta”. Ogni giorno sul tappetino si fa un piccolo esercizio di sfida ai propri limiti. Non importa quali siano.

Ogni giorno si fa anche un piccolo esercizio di moderazione dell’ego, perchè quando ho tanto pensato di volere arrivare a un certo punto in una posizione, il mio corpo mi ha fatto chiaramente capire che era meglio non darsi tante arie.

Ma pensavo anche di non poter mai fare alcune cose e poi un giorno, semplicemente respirando, le ho fatte.

Forse alla fine, è proprio solo tutto qui: ogni giorno è IL giorno, ogni respiro è IL respiro presente. Uno due tre quattro cinque.

Uno due tre quattro cinque.