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Smoothie albicocche e fermenti

Niente di più semplice e sano per le mie colazioni estive!

Albicocche, kefir di soia e kefir d’acqua quanto basta (con 4 albicocche e 4 cucchiai abbondanti di kefir riempio un bicchiere da mezzo litro).

Adoro la combinazione dolce-acidula delle albicocche con il kefir. E inserire fermenti freschi nella propria alimentazione quotidiana è ritenuto sempre più importante.

Per chi ha tempo e voglia di approfondire, provate a spulciare la bibliografia, per esempio partendo da questo: “Inclusion of fermented foods in food guides around the world“, che è interamente leggibile.

Versione più dolce mi capita quando frullo banana e pesche.

Se al mattino avete bisogno davvero di molta energia per chi fa sport un po’ più intensi, per i bambini piccoli-  è sempre possibile rendere i frullati più energetici e nutrienti, aggiungendo per esempio uno o due cucchiai di semi di lino o semi di chia (e fate il pieno di acido grasso alfa linolenico per la giornata, oltre che aggiungere fibre solubili, minerali e lignani).

O ancora, specialmente per i piccini o chi non tollera “pezzetti” di consistenza diversa, un bel cucchiaio di crema di mandorle.

Ricordatevi di non trangugiare il vostro frullato, ma di godervelo con calma, come se doveste masticarlo 😉

 

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Rientro e Ricordi

La Croazia è semplicemente splendida (evitando i posti o i periodi più turistici), anche se non molto veg-friendly.

Il rientro a casa è un po’ allergico, ma ricco di energie positive.

Voglia di cose nuove, nuovi studi, nuove pratiche.

Voglia di frutta!

Ah che buona la frutta estiva!

Prima o poi mi rimetto anche a scrivere articoli per il blog, per ora continuo a coltivarMI e mettere le mani nella terra.

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Piccola pausa

Non scrivo da tanto.

C’è stato Libera Pentola domenica 5 e l’organizzazione mi ha assorbita abbastanza, mentalmente sopra tutto.

Non ho cucinato granché di nuovo, ma in compenso ho infinitamente apprezzato la coloratissima frutta di stagione, dalle fragole alle ciliegie, che spesso sono state il mio felice pasto.

Ho cominciato a prendermi cura anche dell’attività fisica, che dopo le gravidanze avevo decisamente lasciato da parte, cercando una strada che sento affine anche dal punto di vista mentale, con l’ashtanga yoga. Anche se ancora sono lontana dal praticare 6 giorni a settimana e la mia forza è decisamente meno dell’ideale.

Oggi finisce la scuola elementare e la prossima settimana partiremo per un breve periodo di mare e sole (la speranza non ci abbandona mai).

Insomma, sono stata poco presente qui, ma presente abbastanza a me stessa e questo va bene.

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E lui è il nuovo arrivato in casa ❤

erbe spontanee, salse e condimenti, Senza categoria

Erbe selvatiche qui e là

Le erbe sponanee sono solitamente molto ricche in nutrienti (oltre che economiche, ecologiche, divertenti ecc.), ma questo significa spesso anche ricche di gusto: sono mediamente più amare o asprine rispetto alle piante coltivate e più fibrose.

Tutto ciò non è che un vantaggio per la nostra salute, ma talvolta il palato non è abituato, talvolta i bambini non amano i sapori troppo marcati, talvolta non piace masticare foglie fibrose.

E ancora, non sempre la raccolta si traduce in un raccolto abbondante di una singola specie. Per me, la maggior parte delle volte, significa fare un giro in giardino e quindi prendere un poco di ciò che è a disposizione in quel momento; poche foglie da varie piante, per non raccogliere piantine intere e poterne così godere nel tempo.

Insomma, le infilo un po’ qui e un po’ là, come da titolo, in modo da renderle gradevoli anche per i bimbi.

In questo periodo per esempio, vanno per la maggiore i primi.

Ogni mamma sa che a volte piace solo la pasta.

E allora “rinforziamo” gli spaghetti al pesto (che sia fatto in casa o acquistato) con una bella manciata di foglie di piantaggine.

Le aggiungo nell’acqua di bollitura, ma a un minuto dalla scolatura.

spaghetti

O ancora, un mix di erbe lo riduco in crema e lo utilizzo direttamente come condimento, per esempio oggi: fiori di tarassaco, lassana e erba di san pietro, fatti sobbollire pochi minuti (tranne l’erba di san pietro che ho frullato a crudo)e frullati assieme all’acqua di cottura, lievito alimentare e poco miso.

gnocchi

E voi dove le infilate?

 

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Cucinare crudo d’inverno.

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Per i Giovedì del libro di cucina, ecco il libro che tutti gli amanti o i curiosi del crudo stavano aspettando: “Cucinare crudo d’inverno” di Sara Cargnello, Edizioni Sonda.

Sara è sicuramente tra i pionieri, anzi possiamo dire La pioniera del tutto crudo in Italia e ha messo la sua tanta esperienza sull’argomento a disposizione di tutti, sia nel suo sito, sia attraverso i libri.

crudo inverno

Questo è forse piccino (perchè avrei voluto continuare a leggere le sue ricette all’infinito!), ma assolutamente unico, dal momento che ha scelto di guardare alla stagione più difficile per i crudisti alle nostre latitudini.

E senza noia o mancanza alcuna! Non mancano i piccoli consigli pratici per regalarsi un po’ di tepore anche senza cottura e idee per trasformare frutta e verdura considerata -a torto- un po’ più noiosa, dalle pere ai cavoli.

Nelle sue ricette c’è attenzione alla stagionalità, all’origine degli ingredienti ed anche alla semplicità di preparazione.

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Davvero chiunque può avvicinarsi al crudo attraverso questo libro immancabile nelle cucine non solo di chi tende più o meno al crudo, ma anche e sopratutto per tutte quelle persone che si chiedono come fare a inserire le cruditè quando fa freddo fuori 🙂

Dalla colazione (in foto, la granola), alle zuppe, ai dessert, tutto è al tempo stesso semplice e goloso, combinazione rara e preziosa!

Consigliatissimo!

 

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Vegan Street Food

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Per i Giovedì del libro di cucina,  oggi consiglio il libro di Eduardo Ferrante, Vegan Street Food, Edizioni Macro.

Eduardo è un grande chef e un inguaribile viaggiatore: proprio in viaggio ha approfondito e arricchito le proprie competenze in cucina, come racconta lui stesso nel suo sito ricco di spunti e ricette, Vivir Vegan.

Potrete anche assaggiare le sue prelibatezze nel nuovissimo ristorante L’Orto-già salsamentario, a Torino.

Ma veniamo al libro!

vegan street foodEcco un libro che consiglio a tutti gli amanti della cucina etnica, a tutti gli amanti dei finger food e a chi cerca idee un po’ diverse dal solito per le cene con gli amici, i compleanni, le feste, i ricevimenti e… magari anche la cena 🙂

Molte ricette “da strada” sono pratiche da servire e tenere in mano, alcune richiedono una lavorazione un po’ più lunga, come i deliziosi samosa, altre sono vergognosamente facili, ma non per questo meno deliziose, come il mango verde speziato!

Le ricette, corredate da bellissime fotografie di Rocio Saa, viaggiano attraverso i continenti, con capitolo suddivisi per regione geografica:

Europa mediterranea

Europa continentale

Africa

Medio Oriente

Americhe

Estremo oriente

Ricette di base

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Vi mostro per concludere l’immagine forse del più noto street food: i falafel! Non a caso immagine scelta anche in copertina 😉

Riprendo le parole che Eduardo mi ha scritto nel volume: il cibo e l’amicizia sempre accomunano i popoli.

 

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Paleo-aterosclerosi ed evoluzione

I motivi per NON condividere l’entusiasmo dilagante sulla paleodieta sono davvero molti.

Alcune utili sintesi le potete leggere (in inglese) qui e sopratutto qui.

Ma io vorrei concentrarmi su un solo aspetto: malattia cardiovascolare. La prima causa di morte nel mondo occidentale.

Spesso mi sento dire che “gli essere umani hanno sempre mangiato carne”. Vero! Per i nostri antenati, per milioni di anni, l’obiettivo era prima di tutto mangiare. Punto. Mangiare ciò che di più calorico si riusciva a recuperare. E anche tutto il resto.

Ci siamo evoluti assieme alle nostre abilità, per adattarci ad un ampio spettro di possibilità alimentari e con la tecnica per ottenere il massimo da tutto.

Se senza una grossa pietra per macinare i cereali non li mangiamo facilmente, senza strumenti di taglio e fuoco, anche la carne è troppo gommosa e inefficiente dal punto di vista energetico per noi.

Oggi sappiamo che abbiamo anche sempre avuto aterosclerosi o per lo meno questo ci dicono gli studi sulle mummie: egizie (nobili però), ma anche antichi peruviani e pueblos,  infine Otzi.

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Tutto si può dire, ma non che mancasse l’attività fisica e il cibo era sicuramente “biologico”, le carni “grass-fed” e non di animali ingrassati a insilato.

E’ interessante notare come tutti questi studi siano andati alla ricerca di cause genetiche e abbiano dato per scontato che l’alimentazione di allora dovesse per forza essere quella giusta. E’ vero, i diversi popoli consumavano differenti quantità di carni, ma ne consumavano tutti.

Ora è anche notevole come alcuni siti pro-paleo, accusino i cereali consumati dall’uomo di similaun per i suoi problemi di salute (artrosi, una carie, probabile intossicazione da metalli causata dalla lavorazione degli stessi e varie). Come se si abbuffasse di pane raffinato e bagel caramellati.

La cosa buffa di questi ragionamenti è che riescono a cancellare completamente i dati epidomiologici (e non solo) sull’essere umano moderno e quello che ci dice la ricerca scientifica oggi. Come riconosciuto da uno dei fondatori stesso del concetto di dieta paleolitica, in un interessante articolo: “Dr. Eaton goes on to say that we should get our protein, at whatever level, predominantly from plant sources now. (……) All too often, discourse on diet devolves into ideology when it should be bound to epidemiology.”

Oggi dati oggettivi ci dicono che una dieta priva di alimenti animali e povera in grassi in generale, può addirittura far regredire la patologia cardiovascolare. Qui trovate link ad un full text che riassume bene la questione, con bibliografia per approfondire.

Questo è uno dei casi in cui pensare all’evoluzione risulta particolarmente utile: la selezione naturale avviene tramite differenti tassi riproduttivi. Muori di fame e pertanto non porti a termine la gravidanza? Non trasmetti i tuoi geni alla prole. Ri-punto. Se quello che mangi per non morire di fame alla lunga può portarti ad avere un infarto, non avrà alcuna influenza sul tuo successo evolutivo, perchè la vita media nel paleolitico era di poche decine di anni, i figli si facevano presto.

Non ci serve a nulla sapere se all’epoca si mangiasse o meno la carne, ci serve sapere cosa ci fa stare bene oggi. Cosa ci protegge il più a lungo possibile dalle malattie oggi.

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E come già sottolineato anche nell’articolo che riporta le affermazioni di Eaton, dobbiamo anche trovare un modo per nutrirci che sia sano per noi E sostenibile per il pianeta.

E su questo, sebbene come sempre e per tutto sia possibile trovare singole posizioni differenti, l’insieme delle conoscenze scientifiche a nostra disposizione indica una strada sola.

P.S. immagini tratte dal web.

Edit: aggiungo questa brillante intervista. La primissima domanda porta al racconto della guarigione della nonna di Greger da patologia cardiovascolare 😉

 

 

 

 

 

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In attesa della primavera

Questa mattina le temperature erano sotto lo zero e due giorni fa la neve ha coperto tutto, lieve e fugace.

Ma ormai il sole, quando c’è, è alto e spavaldo.

Può gelare, ma l’aria di primavera permea ogni cosa.

Le gemme son gonfie, le piante più precoci già fiorite.

E prima della nevicata abbiamo anche avuto un primo assaggio di primizie, ma non quelle che si pagano a peso d’oro nei negozi, quelle spontanee, che ho solo dovuto chinarmi e raccogliere.

primizie spontanee

Ogni erba, triturata, ha aromatizzato un riso rosso integrale 🙂

Foglie di borragine (Borago officinalis), fiori di primula (Primula vulgaris), foglie di salvia (Salvia officinalis), un ciuffetto di erba cipollina (Allium shoenoprasum), folgie tenere di malva (Malva sylvestris) e infine Cardamine hirsuta.

Quet’anno una zona dell’orto non è stata pacciamata, un po’ per limitare le limacce, un po’ per dare spazio ad alcune spontanee che approfittano del terreno scoperto, come appunto la piccola e deliziosa cardamine.

Si intravedono a malapena, ma abbiamo allestito la struttura ad arco per i teli: avremo serra!

Finalmente forse riusciremo a raccogliere anche melanzane 🙂

Mentre i lavori esterni procedono un po’ a rilento, ci dilettiamo con i colori dell’ultimo cavolo viola messo a fermentare. Tre settimane di attesa e come sempre nemmeno un briciolino ino di muffa. L’immagine dell’interno della giara l’ho scattata all’apertura.

E voi? Come aspettate la primavera?