Erbe selvatiche qui e là

Le erbe sponanee sono solitamente molto ricche in nutrienti (oltre che economiche, ecologiche, divertenti ecc.), ma questo significa spesso anche ricche di gusto: sono mediamente più amare o asprine rispetto alle piante coltivate e più fibrose.

Tutto ciò non è che un vantaggio per la nostra salute, ma talvolta il palato non è abituato, talvolta i bambini non amano i sapori troppo marcati, talvolta non piace masticare foglie fibrose.

E ancora, non sempre la raccolta si traduce in un raccolto abbondante di una singola specie. Per me, la maggior parte delle volte, significa fare un giro in giardino e quindi prendere un poco di ciò che è a disposizione in quel momento; poche foglie da varie piante, per non raccogliere piantine intere e poterne così godere nel tempo.

Insomma, le infilo un po’ qui e un po’ là, come da titolo, in modo da renderle gradevoli anche per i bimbi.

In questo periodo per esempio, vanno per la maggiore i primi.

Ogni mamma sa che a volte piace solo la pasta.

E allora “rinforziamo” gli spaghetti al pesto (che sia fatto in casa o acquistato) con una bella manciata di foglie di piantaggine.

Le aggiungo nell’acqua di bollitura, ma a un minuto dalla scolatura.

spaghetti

O ancora, un mix di erbe lo riduco in crema e lo utilizzo direttamente come condimento, per esempio oggi: fiori di tarassaco, lassana e erba di san pietro, fatti sobbollire pochi minuti (tranne l’erba di san pietro che ho frullato a crudo)e frullati assieme all’acqua di cottura, lievito alimentare e poco miso.

gnocchi

E voi dove le infilate?

 

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Sformatino alla piantaggine con contorno di pomodorini e piattello

Aendo rivisto da poco questa splendida ricetta di Annalisa, è venuta voglia di sformati. Ma siccome io sono eternamente pigra e in cucina semplifico tutto il semplificabile (lo dico e lo ripeto: non è un blog di cucina, ma semplici appunti di una mamma erbivora 😛 ), a casa mia gli sformatini diventano semplice pasticcio al forno. Il taglio è successivo alla cottura: tanto tempo guadagnato!

In ogni caso, ho fagioli borlotti (già cotti, con alga arame e alloro, tenendo un poco del brodo di cottura), un bel mazzo di Plantago lanceolata e major, grossolanamente tritata, fiocchi d’avena, un paio di spicchi d’aglio triturati e lievito alimentare in scaglie.

Ho frullato i fagioli, mentre ho preferito (ma è opzionale) lasciare interi i fiocchi.

A seconda della consistenza dei fagioli è possibile aggiustare il tiro aggiungendo farina di ceci per legare (per esempio se volete farne polpette o cotolettine), ma dal momento che io mi sono lanciata sul pasticcio in forno, anche un impasto ancora molto morbido va bene.

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NOn si nota, ma una piccola spolverata di gomasio ai fiori di cercis siliquastrum donatomi da Annalisa ha aggiunto un tocco di sapore sulla superficie (si intravede qui e là il violetto dei fiori)  ❤

In forno a 180°C mentre mi appresto a fare il contorno!

La  mia amata Hypochaeris radicata ha un sapore abbastanza mite, apprezzato anche dai bimbi (anche se preferiscono gli scapi!), ma per rendere a prova di palato pistino l’eventuale sapore amarognolo, amo accompagnare le erbe con i pomdorini, la cui nota dolce si fonde splendidamente con le selvatiche. E aglio! Ci piace tanto l’aglio e dal momento che ne mangiamo tutti in casa, se poi si odora di aglio, nessuno se ne accorge.

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Ripensando al post sul calcio contenuto nelle erbe spontanee, è facile vedere come in casa nostra difficilmente si faccia una scorpacciata di un etto di erbe a testa (talvolta capita, ma è raro), ma le spontanee sono facilmente aggiungibili un po’ qui un po’ lì, spesso un trito veloce può rendere più ricca una pietanza anche all’ultimo minuto e, ovviamente, il calcio così come tutti gli altri nutrienti, viene assunto grazie al complesso dell’alimentazione!

Panzerottini alle erbe di campo

Tentando vanamente di imitare la bravura in cucina della Malerba, ecco che ho provato a fare panzerottini ripieni alle erbe msite e lenticchie decorticate.

Le ultime cotte in anticipo, con aglio e brodo vegetale, anzi erano un avanzo 😀 Le erbe erano Plantago lanceolata, Lapsana communis e Borrago officinalis, che ho fatto appassire brevemente, tagliuzzato e unito alle lenticchie in crema.

L’impasto matto l’ho imitato a occhio dopo aver osservato dal vivo le abili mani di Annalisa, quando con amore mi ha preparato dei piccoli samosa per il viaggio di ritorno in auto.

Io non sono stata abile come lei, ma migliorerò con l’esperienza ed ho usato farina di segale integrale macinata in casa, mescolata ad un poco di farina tipo 2, un poco di olio evo e vino bianco.

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Una spennellata di bevanda di soia autoprodotta, si buca l’impasto con la forchetta e in forno a 180 gradi 🙂

Comodo finger food, forse più goloso se avessi usato un ripieno più “grasso” (in effetti mancavano tolamente, nemmeno un po’ di crema di semi oleaginosi)!