Appunti volanti: tarassaco e aceto balsamico

Tanto per non scordare, per lanciare una idea.

Il tarassaco è parecchio amaro per i più (sicuramente lo è per i miei figli). Lo uso pertanto in modiche quantità, mescolato ad altre verdure.

Ho scoperto che aiutarsi con sapori agrodolci aiuta -se apprezzati- ci è piaciuto molto con le lenticchie all’aceto balsamico e accompagnando i fagioli con la sapa.

Provare è un attimo 😉

lenticchia tarassaco acetobalsamico

Farifrittata al luppolo e alliaria

Non ricette (oh, sempre quelle sono, alla fine), ma appunti sparsi: il poco luppolo che cresce in giardino ci consente un solo raccolto di germogli, sufficiente per una frittatina 😛

Ma sempre buona!

farifrittata luppolo

Mentre finalmente ho trovato un luogo vicino casa pienissimo di Alliaria ed ho così potuto finalmente togliermi lo sfizio di usarla cruda per arricchire insalate varie e stufarne semplicemente una parte con poco sedano e aglio per un contorno a costo zero e ricchissimo in nutrienti!

alliaria stufata

E pensare che era utilizzata in cucina anche 6000 anni fa (almeno)!

Farifrittata con Piattello

Non so per quale strano motivo, l’ho scoperto solo per caso. Da pochi mesi.
Ma non ho più smesso di cucinarlo: il piattello o più precisamente hypochaeris radicata.
Non so per quale motivo questa pianta tanto comune non sia più conosciuta, dovrebbe esserlo almeno al pari del tarassaco, dal momento che ne condivide (pare) le proprietà, ma con un sapore decisamente più delicato e più alla portata dei palati meno avvezzi alle verdure amarognole.

Nella farifrittata io aggiungo sempre verdura o talvolta i cereali in chicco già cotti e lavolta anche conditi che avanzano.
Dal momento che non metto olio nell’impasto (solo un filo sulla padella), aggiungere vegetali consente di ottenere un piatto che rimane più morbido e meno “intuppante” oltre che più saporito e ricco in nutrienti.
Sicuramente, aggiungiamo antiossidanti 😉


Faccio appassire brevemente il piattello tagliato grossolonamente con uno spicchio di aglio e poca salsa di ceci (versione senza soia del più noto condimento).

Preparo una pastella con farina di ceci e acqua e poco sale (ho sempre fatto inesorabilmente a occhio! consistenza yogurt) che lascio riposare almeno qualche ora, idealmente tutta una notte.

Quando le foglie sono morbide, le incorporo all’impasto di ceci e verso nella padella appena unta. Aspettare che sia ben cotto il lato a contatto con il fuoco e che sia almeno rappreso il lato superiore, è il trucco per riuscire a gigarla senza danni 😉

E anche i bambini apprezzano 🙂

Fagioli neri alle spontanee di prato.

Sì, è una delle foto più brutte della storia della fotografia (e lo so che fagiolo nero su piatto nero non è cromaticamente azzeccato, ma io cucino per mangiare e i piatti sono quelli di tutti i giorni, il tempo per preparare piccoli set fotografici forse lo avrò un giorno, lontano).
Ma era davvero buoni!
Fagioli neri ammollati una notte a fatti cuocere con alcuni spicchi di aglio.
A fine cottura ho aggiunto (in foto non si vede a casua del colore :-P) un trito grossolano di piantaggine, tarassaco, piattello e ortica.
Un poco di sale e una spolveratina di lievito alimentare in scaglie.
yum!

Fagioli bianchi di spagna

La nuova passione di famiglia: i fagioli bianchi di spagna.
Sempre senza olio, fagioli lessati e aggiunti all’ultimo minuto ad uno stufato di broccoli, carote e cipolla (poca salsa di soia).
E cena fu.
Il topo ha anche pacatamente asserito che “non è niente male questa cena” (dopo aver temuto il peggio 😛
E si è fatto immortalare.
Quindi non posso non pubblicarlo!
Solo per ricordare che a volte ci vuole tempo, ma alla fine il buon esempio paga. Per anni -letteralmente- ho dovuto nascondere i legumi nell’impasto di pane e pizza, lenticchie decorticate tra i cereali in chicco e trucchetti del genere.
Ma ora finalmente ci siamo!

Ne approfitto per segnalare che domenica 16 marzo, presso la Farm Serenity Cow, pomeriggio di messa a dimora delle piantine da siepe in fattoria!

Cena Fuhrman: cannellini con boleto dal piede rosso e cavolo alle cipolle bicolori.

Anche se sono un’amante, letteralmente, ed una devota sostenitrice dei carboidrati (alla McDougall), apprezzo moltissimo l’idea di massimizzare l’apporto di nutrienti e il consiglio di prevedere nella dieta quotidiana la presenza dei G-BOMBS (greens- verdura a foglia verde; beans – legumi; onions – cipolle e aglio; berries – bacche; seeds – semi) come raccomandato da Fuhrman.
E non è affatto difficile, almeno per chi segue una dieta a base vegetale e integrale!
Per esempio, questa sera: fagioli cannellini con i deliziosi porcini dal piede rosso fatti essiccare quest’autunno accompagnati poi da cavolo verde stufato con cipolle rosse e bianche, il tutto salato solo con un goccio di salsa di soia.
Niente olio.

Solo per la cucciola lo aggiungo a crudo nel piatto, mentre una spolverata di lievito alimentare in polvere non si nega a nessuno 😉
E garantisco che la cucciola mangia davvero di gusto!
Anche il topo più grande, nonostante sia di gusti parecchio più difficili della sorella, mangia volentieri verdura, funghi e ora, finalmente -chi la dura la vince- legumi!
Le foto sono come sempre quello che sono 😛

Anche se ogni bambino (e adulto!) è un caso a sè, sono sempre più convinta che l’esempio sia la cosa più importante, portare sempre in tavola gli alimenti migliori, cucinati nel modo più semplice possibile, senza forzare MAI a finire qualcosa che non piace (o a mangiare più di quanto suggerisca il loro naturale senso dell’appetito).
E insistere, perchè ci sono tantissime verdure e tantissimi tipi di legumi (che possono essere preparati anche in versione dolce!).
Purtroppo e per fortuna, il palato si abitua, se non è soprafatto da sale e zucchero, apprezza i sapori naturali del cibo semplice. Ci si disabitua anche all’olio! Provare per credere!
Sembra un eresia, scriverlo qui in Italia, ma anche l’olio, per quanto extra vergine di oliva, è un alimento raffinato, di cui è facilissimo eccedere.
Occhio, perchè mangiare senza olio e con pochi grassi, non significa SENZA grassi: questi sono presenti nel germe dei cereali integrali e nei semi oleaginosi, così come nei sempre consigliati semi di lino 🙂

Ancora Dosa e chutney di pomodoro

Non sono certo fedele alla ricetta indiana, anche perchè io improvviso.
Ma adoro fare idli e dosa 🙂
Per il chutney di accompagnamento ho seguito una ricetta di questo piccolo libro, delizioso e ricco di spunti!
Di fermenti ho parlato -anche se poco, meriterebbero approfondimento- qui e non mi dilungo quindi sul perchè cucinare con pastelle di riso e legumi fermentate.
Ne scrivo una vera e propria ricetta, dal momento che faccio sempre a occhio, con buona pace dell’originale indiano sicuramente molto diverso.
Riso integrale ammollato e un legume ammollato. Un buon frullatore. Talvolta una puntina di miso per agevolare la fermentazione.
E poi padellina spessa antiaderente. E’ l’unico antiaderente che uso e che riservo esclusivamente per queste preparazioni.

Questa la consistenza della pastella una volta frullato il tutto.

Una immagine in cottura, perchè dà l’idea dell’aspetto che la nostra “focaccina” deve avere quando si può cominciare a tentare di girarla! La cosa più importante è aspettare che sia ben cotto il lato inferiore: i bordi devono essere asciutti e anche la faccia superiore sarà quasi completamente asciutta (con le bollicine) e a questo punto, agitando la padella o aiutandosi con una spatolina di legno, è facile rivoltare senza problemi il dosa.

E infine uno dei dosa (sarà maschile o femminile? mah!) nel piatto con un buon chutney di pomodoro.

Ricetta tratta dal libro di cui sopra 🙂
Ingredienti:
2 cucchiai di ceci decorticati spezzati (chana dal)
1 cipolla affettata
2 peperoncini piccoli
1/4 cucchiaino curcuma in polvere
1/4 cucchiaino di asafoetida
1 tazza di pomodori a pezzetti (e qui ho usato quelli messi via in estate, naturalmente)
1 cucchiaio olio
sale a piacere
(omesse perchè non le avevo: 3 foglie di curry)
Preparazione: scaldare l’olio in un tegame, aggiungere i ceci sciacquati e mescolare fino a che non diventino dorati. Aggiungere la cipolla e le spezie e rosolare per qualche minuto. Aggiungere il pomodoro e cuocere ancora qualche minuto.

A questo punto, secondo ricetta ufficiale, è possibile lasciar raffreddare il chutney e poi frullarlo. Solo al momento dell’utilizzo si versa sopra il “tempering”, non so come tradurlo, ossia un poco di olio in cui è fatto soffriggere  peperoncino e semi di senape.
I personalmente salto questa parte 🙂