Clafoutis alle ramassin


In giardino abbiamo due alberi di susine piccoline (che dalle mie parti vengono chiamate ramassin) e la scorsa estate hanno prodotto veramente molto!
I susini sono alberi spettacolari, perchè crescono da seme (o fanno polloni a partire dalla pianta madre) e sono infatti molto più resistenti di tutti quegli alberi da frutto di varietà moderne sempre innestate.
Buona parte della produzione è stata dirottata in marmellate, ma una parte dei frutti sono stati lavati, asciugati, tagliati in due, snocciolati e surgelati.
Questo mi consente di avere susine giù pulite in ogni momento, perfette per un clafoutis!
Ho chiesto a mia madre la sua ricetta e l’ho semplicemente veganizzata senza cambiare le dosi (burro di soia al posto del burro e un cucchiaio di amido di mais al posto di ogni uovo).
E’ un dolce veramente veloce, buono e gradevole in ogni occasione!

Ingredienti:
Per la pasta brisè
-200 grammi di farina
-100 grammi di burro di soia
-acqua quanto basta per formare una bella palla
Per il liquido di farcitura
-1 confezione di panna (io ho usato panna di avena, ma ritengo più adatta la panna di soia)
-2 cucchiai di amido di mais o fecola di patate
-qualche cucchiaio di zucchero integrale, secondo il gusto
-susine pulite e tagliate a metà (meno di un chilo)

Preparazione:
Prima si forma la pasta brisè incorporando il burro alla farina e lavorandoli bene prima di aggiungere acqua a poco a poco.
Quando è pronta stendere la pasta, fine, su una teglia da crostata.
Sistemare sulla pasta le susine con la parte aperta rivolta verso l’alto, ben vicine l’una all’altra.
A parte amalgamare bene la panna, l’eventuale zucchero e l’amido di mais; poi versare il composto sulla frutta, cercando di spanderlo uniformemente.
L’uso di zucchero integrale cambia ovviamente il colore della farcitura, se ci tenete all’aspetto usate lo zucchero bianco…
Per quanto riguarda la cottura, un po’ più di mezz’ora a 200°C. Fino a che parte del liquido rilasciato dalle susine non asciuga e la crosta diventa dorata.
Quando il dolce è molto caldo può sembrare ancora un po’ liquido muovendolo (non troppo però! Altrimenti meglio rimetterlo qualche minuto in forno), ma solidifica raffreddandosi 😉

Raw mousse al cioccolato!


La scoperta dell’acqua calda: penseranno i crudisti, che, con loro grande gioia, sicuramente già conoscono questa semplice bontà.
Ma voglio comunque segnalare questa ricetta tanto semplice quanto geniale!
Se ne trovano varie versioni in rete ed è molto semplice per ognuno personalizzare in base ai proprio gusti.
Io ho usato (per 6 piccole coppette o 4 abbondanti):
-2 avocado maturi
-1 cup (250 ml) di malto di mais (lo so, non è crudo! Sostituibile con succo d’agave)
-6 cucchiai di cacao amaro in polvere o carruba(la dose di questo ingrediente è molto variabile, dipende da quanto desiderate “forte” la vostra mousse, tra 4 e 6 direi che viene bene)
-1 pezzettino di baccello di vaniglia tritato al macinacaffè (opzionale)
Preparazione: frullare assieme tutti gli ingredienti!
Io ho usato sia con il cacao che con la carruba, e sono ottime entrambe 🙂
La consistenza: una goduria, una vera mousse! L’ho sistemata in vasetti monoporzione molto poco carini, ma tanto pratici perchè dotati ognuno del suo coperchio e l’ho conservata senza problemi in frigorifero alcuni giorni. Pertanto perdonate la fotografia come al solito sul penoso andante…
Nota personale sul malto di mais: il retrogusto leggermente amarognolo di questo malto si sente, quindi immagino che a qualcuno possa dare fastidio. La prossima volta mi doterò di succo d’agave o in alternativa di malto di riso.
Quindi: è ottima! è cruda, con tutte le preziose vitamine dell’avocado e, ovviamente, è vegan!

Il riciclo crudo (I parte): poltiglia di mandorle. E Honest Scrap!

Sono stata invitata da Erbaviola e da Spiritovivo a fare l’Honest Scrap: giochetto che impazza tra i blogger in cui dovrei raccontarvi 10 cose di me che forse non sapete. Dovrei anche invitare altri blogger, ma dico subito che non lo farò perchè ormai l’hanno fatto tutti!
Ma interessa? Ora devo scervellarmi per trovare dieci cose da dire…
1)Sono vegetariana da quando ho 14 anni e la virata verso il veganesimo è avvenuta dopo la nascita di mio figlio. Saranno stati gli ormoni, sono diventata ancora più sensibile 😀
2)Sono sensibile, ma anche una persona ESTREMAMENTE nervosa! Lo sanno bene i miei genitori ed amici: se mi girano sono insopportabile!
3)Sono negata per la matematica e le materie scientifiche e continuo a chiedermi chi me l’ha fatto fare di iscrivermi a biologia, mettendoci un mezzo secolo a portare a termine una triennale 😛
4)Per rispondere al punto 3: i miei sogni infantili me l’hanno fatto fare, quando ancora credevo di poter lavorare facendo l’etologa sul campo…
5)La mia mamma è francese, mentre mio padre romano (anche se i suoi genitori erano rispettivamente calabresi e umbri).
6)Sono atea.
7)Attualmente sono anche disoccupata, ma questo non mi ha ancora condotta alla preghiera!
8)Un metro e ottanta, gambe infinite e seno prosperoso ci crede qualcuno?
9)Ammetto di aver esaurito le idee sul da dire…
10)Sto facendo merenda con buonissimi pistacchi tostati!

Venendo alle cose serie, qui
avevo parlato dei modi in cui sfrutto la poltiglia di mandorle che avanza facendo il latte, in ricette che prevedono cottura.
Fin’ora ne ho sperimentata una sola che invece preveda l’utilizzo unicamente di ingredienti crudi e senza farlo apposta ho fatto qualcosa di molto simile a questa ricetta di Marta.
Tartufini dolci:

In soldoni, ho frullato la poltiglia di mandorle (che lo ripeto, essendo un avanzo della produzione del latte di mandolre, è intrisa d’acqua) con pari volume di poltiglia di datteri e due cucchiai di burro di cocco (per una tazza di mandorle fruttale più una di datteri). Infine, bagnadomi le mani, ho semplicemente fatto delle palline che ho rotolato nel cocco in scaglie.
Bisogna lasciarle in frigorifero per un giorno, in modo che si asciughino leggermente e che i grassi solidifichino, ma sono ottime anche subito, sono solo più morbide!

Alchechengi in cioccolato e cioccolatini al cocco


Gli alchechengi sono bei fruttini arancioni, racchiusi in quella splendida “lanternina” che talvolta viene conservata secca per decoro.
Io li ho seminati due anni fa e per il momento li tengo in vaso, sul balcone. D’inverno la piante secca, ma a primavera dai rizomi nascono i nuovi rami (meglio però che il vaso sia in luogo riparato e ben esposto o se in piena terra che vi sia un po’ di paciamatura).
Quest’anno ne ho raccolto qualcuno, forse una ventina, e così ho voluto sperimentare la ricetta più comune della blogosfera: alchechengi ricoperti di cioccolato.
Spiegare la ricetta è veramente un surplus: si girano indietro le lanternine, lasciando attaccato il frutto. Lo si pulisce con un panno umido.
Si fa sciogliere a bagnomaria del cioccolato extra fondente, allungandolo con un cucchiaio di latte o di panna (io ho usato un cucchiaio di soyatoo per mezza tavoletta di cioccolato).
Quando il cioccolato è ben sciolto si “pucia” l’alchechengio, in modo da ricoprirlo ben bene!
Io li ho tenuto qualche secondo in mano e poi li ho messi a raffreddare in una pirofila, in frigorifero.
Avanza sicuramente del cioccolato fuso, perchè, per poterli “puciare” (ma è un termine italiano? No, si dice “intingere”, vero?)è necessario che ce ne sia abbastanza.
Io ho pensato di aggiungere due cucchiai di cocco grattuggiato ed ho messo un cucchiaino di cioccolato-coccoso a raffreddare in ogni stampino per biscotti. Nulla di che, ma almeno mi sono fatta dei buonissimi cioccolatini al cocco!
Veniamo agli alchechengi, ieri la prova del nove: sarà davvero così buona la combinazione acidino-alchechengio-acquoso/cioccolato fondente? Ebbene sì.
Per i miei gusti devo proprio dire di sì. L’erpetologo conferma.
Poi è divertente prendere dalle “foglioline” secche il cioccolatino, staccarlo con i denti e gustare la freschezza che squaglia in bocca nonappena si rompe il frutto!
Nota positiva salutista: hanno il doppio della vitamina dei limoni!

Poltiglia di mandorle: il riciclo cotto

Per gli appassionati di latte di mandorla (o di mandorle in generale, che del resto sono un tocca sana!), appunto velocemente tre idee per “ri- usare” la poltiglia di mandorle che rimane dopo aver fatto il latte.
Queste tre ricette prevedono cottura, ma al rientro dalla mia vacanzina (eh sì, qualche giorno in Francia dai parenti mi spetta) voglio sperimentare idee crudiste per riciclare la stessa poltiglia, quindi si accettano suggerimenti sotto i 40°C!

Polpette di mandorle: alla pappetta di mandorle (100 grammi di mandorle, ammollate, poi frullate in acqua e scolate, ma non strizzate) ho aggiunto spezie, due cucchiai di farina, 2 cucchiai di pangrattato, sale e olio evo. Raggiunta la consistenza per farne delle pallette (con le mani bagnate oppure rotolandole nel pangrattato) ho dato forma alle polpette e le ho fatte cuocere in forno, circa un quarto d’ora a 180°C, il tempo di asciugarle un poco e farle dorare.

Torta dolce di mandorle: alla pappetta ho aggiunto un uguale volume di farina (anche meno), 3 o 4 cucchiai di malto (il dolce è molto soggettivo, quindi regolatevi secondo le vostre papille), 1 bustina di lievito vanigliato per dolci. Mescolato bene ed infornato a 200°C per mezz’ora, comunque controllate la cottura dopo 20 minuti con uno stuzzicadenti. Questa è la versione base, ottima per colazione. Per arricchirla è possibile tagliare la torta in metà e apporvi un bello strato di panna montata nel mezzo, naturalmente vegan. Oppure coprirla di cioccolato. Oppure aggiungere all’impasto una bella banana matura! Non serve aggiungere alcun tipo di grassi visto che le mandorle già lo sono. Piccola nota: il colore “marroncino” è dovuto al fatto che io faccio il latte frullando le mandorle con la loro buccia. Se volete un risultato più chiaro occorre ovviamente pelare le mandorle 😉

Torta salata di mandorle: su una base di pasta sfoglia o frolla, ho semplicemente usato la poltiglia di mandorle come se fosse ricotta. Ho aggiunto un paio di cucchiai di farina perchè si rapprendesse ed asciugasse col calore, poi ho semplicemente arricchito il tutto con un cucchiaio di pesto vegetale e decorato con pomodorini dell’orto. Mio figlio la chiamava “pizza”!
Un avvertimento è da fare: rispetto ad una torta salata con verdure, risulta ovviamente più pesante e quindi è bene non farsene fuori mezza teglia in un colpo solo (come ho fatto io) perchè la digestione dei cibi grassi è sempre un po’ lenta e sarebbe buona cosa limitare un piatto del genere ad essere quel che è, un secondo.

A questo punto alcune considerazioni sulle mandorle. Le mandorle sono un alimento eccellente: alcalinizzante, ricco di grassi (sopratutto monoinsaturi e poliinsaturi) e proteine di ottima qualità (come tutta la frutta oleaginosa), ricche di calcio e altri sali minerali. Insomma un alimento da non evitare assolutamente, anzi!

Semifreddo alla carruba (crudo)


Gnam gnam gnam!
Il primo dolce crudista della mia vita è stato un successo! E la cosa più bella è che non ce nulla di più facile! Nessuno può sbagliare la lievitazione 😉
Rimando, per i riferimenti bibliografici (vedi libro di Sara) al post precedente!
Non so dare indicazioni precise sulle dosi, ma credo sia veramente difficile “sbagliare”: ho messo a mollo un pugno di anacardi, un pugno di noci del brasile ed ho aggiunto semi di girasole. Dopo un paio d’ore ho scolato bene i semi ammorbiditi e li ho messi nel frullatore con un cucchiaio di farina di carruba ed uno di sciroppo d’acero. Ho frullato il tutto spingendo giù con una spatola quando si incollava alle pareti e, per frullarlo meglio, ho aggiunto un poco di latte di mandorle home made.
Ottenuto un composto più o meno omogeneo, ma con ancora “pezzetti” visibili, l’ho spalmato per bene sul fondo di una teglia (coperta con carta da forno bagnata e strizzata).
A questo punto ho ficcato la teglia nel freezer. Il giorno successivo ho frullato 2 banane ben mature con un cucchiaio di farina di carruba. Scoperta! Illuminazione! Estasi!
Volevo usare avocado al posto delle banane, copiando una ricetta di Robo, ma caso vuole che i negozi dalle mie parti ne fossero tutti sprovvisti, convincendomi a ripiegare sulle banane anziché attendere il giorno successivo. La banana frullata con carruba è una delizia! Credo che la rifarò spesso e volentieri per farne un semplice, ma magnifico dolce al cucchiaio! Mi sono leccata i baffi (e tutto il frullatore, tranne le lame)!
Tornando al mio semifreddo: ho cosparso la base congelata con la crema di banane ed ho rimesso il tutto in freezer un’oretta, il tempo di preparare cena e mangiare.
Questo dessert è ottimo!
La cosa più bella è che si può riporlo in freezer e quindi si conserva parecchio (anche se viene voglia di mangiarlo tutto subito). Affinché la crema non sia troppo congelata e quindi difficile da mangiare, è sufficiente tirare fuori la fetta dal freezer qualche minuti prima, oppure metterla in frigorifero prima di iniziare il pasto.

Cilidretti di frutta


Ecco un altro esperimento, crudista, per sfruttare la poltiglia che rimane dopo aver fatto un bel centrifugato. Purtroppo le centrifughe più comuni, quelle a costi accessibili, sono poco efficienti e per ogni bicchiere di liquido c’è molto avanzo. Ma guai a buttarlo! Per non rendere il centrifugato uno sprecato è sufficiente riciclare sempre la “poltiglia”.
Di solito e molto velocemente io la mescolo a farina e lievito e faccio torte tipo muffins o plum cake, ma avevo voglia di sperimentare qualcosa che mantenesse le vitamine oltre che le fibre, tutto crudo!
Ingredienti:
-La poltiglia rimasta dopo aver centrifugato 3 carote, 3 kiwi e 2 arance. Ho ottenuto due bicchieri di succo.
-1 tazza (250 ml) di Noci del Brasile e mandorle lasciate in ammollo qualche ora(io ho fatto circa metà e metà, forse un poco più di Noci del Brasile).
-2 cucchiai di malto (suppongo siano opzionali, io l’ho usato con l’idea di legare un poco il composto).
Preparazione:
Nel robot da cucina ho tritano, non troppo fine, le mandorle e le noci del Brasile. Ho aggiunto la poltiglia di frutta e carote ed ho fatto girare ancora le lame per amalgamare bene il tutto, aggiungendo due cucchiaioni di malto (dubbio: non è crudo, vero? ).
Ho ottenuto un composto un po’ appiccicoso, ma non troppo liquido. Aiutandomi con una formina rotonda per biscotti, ho sistemato dei cilindretti di composto sulla carta da forno e poi ho messo il tutto nell’essicatore per tutta la notte.
Il risultato? Non saprei veramente come definirlo! Non assomigliano certo a dei biscotti, ma più alle barette di frutta secca. Con le dosi da me indicate si ottengono dei dolcetti ricchi di frutta, credo sia possibile aumentare ancora le dosi di mandorle e noci se si desidera un prodotto più “asciutto”. In ogni caso, indipendentemente dal nome che appioppatogli, sono buone!
Unico neo: essendo ricchi di frutta ed avendoli sì essicati, ma lasciandoli abbastanza morbidi, quelli che non ho sbafato nell’arco di qualche giorno ed ho scordato in dispensa hanno fatto la muffa! Suppongo che questo aspetto possa essere migliorato aumentando la percentuale di semi oleaginosi o la durata dell’essicazione.