Regali di stagione

La natura sempre ci regala qualcosa (talvolta anche difficoltà, senza alcun dubbio).

Ora sono per lo più funghi e nuove tenere rosette di piattello, piantaggine e tarassaco.

funghi misti

Pasta a go-go con i primi (qui per ora abbiamo trovato finferli, Albatrellus pes-caprae e trombette dei morti) 🙂

pasta funghi

Un po’ ovunque le seconde, ma sopratutto ripieni e torte salate.

misto erbe

L’ultima è stata un esperimento e -sebbene ci sia sicuramente parecchio da perfezionare- mi ha soddisfatta l’aver trovato un modo per non coprire i sapori delle erbe e lasciare che queste fossero le protagoniste.

Su una base “classica” tipo sfoglia, dopo aver fatto appassire rapidamente le erbe, ho usato per legare una pastella ottenuta mescolando amido di mais, semi di chia, poco sale ed erbe aromatiche essiccate e triturate.

per torta salata

Il risultato è stato particolarmente gradito ai “grandi” perchè la pastella è servita a tenere insieme le erbe e nulla più, grazie all’effetto gelatinizzante di amido e chia, senza coprire il colore e la vista delle erbe, nè il sapore.

Foto del risultato mi manca: mangiato tutto subito 😛

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Il libro della permacultura vegan

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Per i giovedì del libro 🙂

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Edizioni Sonda, autore Graham Burnett. Un piccolo-grande libro, che ho subito amato!

L’edizione italiana è curata e tradotta da Annalisa Malerba, che è una garanzia 😀

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Per quanti sono già esperti e navigati in permacultura, le parti dedicate alle mani nella terra sono forse un po’ generiche, ma è davvero un testo ricchissimo di spunti e informazioni, idee e suggerimenti.

Sebbene una agricoltura totalmente vegan sia abbastanza nota e ormai sperimentata, in Italia è sicuramente poco diffusa e poco conosciuta -oltre che un po’ bistrattata e canzonata da una parte di coloro che praticano permacultura- e questo mi risulta essere l’unico libro esistente sull’argomento.

Il libro è perfetto per quanti si stanno avvicinando alla vita in campagna o vogliono cominciare a progettare, ma anche per chi sta in città e magari vuole “solo” pensare diversamente balconi o terrazzo.

Anche perchè ogni capitolo è accompagnato da numerosissime ricette e nel lavoro di traduzione Annalisa ha arricchito le pagine con link e riferimenti alla realtà italiana.

Pizza senza glutine “alla Barbara”

Grazie al festival Libera Pentola ho potuto avere una pasta madre senza glutine di nobili origini (per vie traverse arriva niente popò di meno che da Daria, passando per le mani di Cristina) e l’ho chiamata (sì, la pasta madre DEVE avere un nome 😉 ) semplicemente LIBERA!

Lo ammetto, sul pane senza glutine ancora dobbiamo lavorare (sopratutto per quanto riguarda la conservabilità), ma abbiamo trovato una base per pizza semplicissima, facilissima, velocissima e che piace tanto ai bimbi (piccola nota: io la chiamo pizza perchè la uso come una pizza, ma se volete fare i puristi non ci somiglia poi tanto).

La libera la rinfresco sempre e solo con farina di riso integrale macinata in casa sul momento.

Mentre la base per pizza è molto prosaicamente metà farina di riso e metà farina di sorgo bianco (sempre macinato in casa, grazie al mio letteralmente adorato mulino).

Aggiungo un cucchiaino di olio extra vergine di oliva e uno di sale fino (anche meno in realtà).

Gli impasti senza glutine vanno lavorati molto idratati, per darvi l’idea, mescolo tranquillamente con il cucchiaio!

Una prima lievitazione veloce nella ciotola e poi stendo direttamente a lievitare ancora un po’ nella teglia per pizza.

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Talvolta completo semplicemente con pomodoro, altre con olive nere, ma la nostra ricetta preferita è della mia amica Barbara, colonna portante della LAC pinerolese, ricetta da molti sicuramente assaggiata (In versione classica con glutine) presso la Farm Serenity Cow: una base di crema di tofu e basilico (semplicemente frullati assieme aiutandosi con un poco di olio o acqua -quest’ultima è la mia versione 😉 )e sopra un poco di zucchine velocemente rosolate a julienne.

pizza barbara

Per la pizza Barbara faccio cuocere la base in forno e solo quando quasi cotta aggiungo la crema e le zucchine, per scaldarle poco in forno.

E ancora due parole su Libera Pentola, perchè nonostante le scarsissime risorse umane e materiali, nonostante le difficoltà logistiche e il non aver trovato ancora il luogo perfetto per lo svolgersi del Festival, e insomma. Nonostante tutto, io amo l’idea di Libera Pentola e sono certa che la porteremo avanti e la miglioreremo sempre di più nella sua pratica.

Perchè libera pentola vuole essere ed è stato questo: scambio, dono, occasione di incontro. Chi vuole cogliere colga. Anche se attira di più fare i corsi strafighi e farli pagare. Pazienza.

kefir d’acqua e kombucha

Grani di kefir d’acqua e madre di kombucha.

Entrambi da me ottenuti in dono in occasione di Libera Pentola (uno alla prima edizione e il secondo quest’anno).

Prima o poi cercherò il tempo per scriverne in maniera dettagliata.

kefir acquakombucha

In regalo naturalmente (sappiatelo, queste cose NON si comprano: se qualcuno spedisce, è giusto rimborsare le spese di spedizione).

Io non ho mai spedito e non ne ho a quintali, quindi donerei a chi nella mia zona (Pinerolese, Val Chisone, Val Pellice).

Prove tecniche di Caragana arborescens

Qualche anno fa ho piantato 3 piccoli arbusti di Caragana arborescens.

Era il 2011  🙂 Le piantine erano state acquistate on-line, arrivavano a radice nuda dalla Germania. C’è voluto dunque un poco prima di vederle davvero rigogliose (una è anche stata spostata a distanza di un anno dal primo impianto).

Abbiamo deciso di sfruttare le molte proprietà che le contraddistinguono, mettendole in una zona in cui davvero non potremmo piantare altro: sopra l’argine artificiale del torrente che costeggia un lato del giardino. Quindi terra estremamente povera, sabbiosa, molto secca in estate, esposta ai venti freddi che d’inverno scendono lungo il torrente.

Ovunque, nei siti di permacultura, leggo tessere le lodi di questo arbusto come frangivento, miglioratore del suolo (essendo una leguminosa è in grado di fissare l’azoto), controllo dell’erosione grazie all’apparato radicale sviluppato.

E’ nota per essere una pianta di cui diverse parti sono commestibili (altro esempio di scheda qui), ma nessuno che scriva di usarla davvero a scopo alimentare. Si scrive che il sapore è delicato, che i semi sono piccoli (verissimo) e che è una rottura di scatole aprire i baccelli (verissimo) e pertanto viene relegata come fonte potenziale solo in caso di carestia o giù di lì.

E’ anche noto come i baccelli si aprano, quando completamente secchi, “lanciando” i semini attorno.

Quindi ho pensato, lascio fare alla pianta! Ho raccolto i baccelli quando erano ancora verdi ed i primi cominciavano a seccare. Li ho lasciati seccare esposti al sole su un vassoio, ma coperti con un telo ed ho atteso qualche giorno.

baccelli cargana

Funziona! I baccelli si sono aperti, i semi sono fuoriusciti da soli (solo qualcuno qui e là resta attaccato). Io ho separato a mano i baccelli secchi, ma costruire un setaccio di dimensione consona ai semi renderebbe il lavoro necessario praticamente nullo!

E’ vero che la resa è scarsa (gente, credo di averne qualcosa come 4 cucchiai 😀 , ma le mie piante sono ancora piccole, dall’immagine del “Raccolto” nell’insalatiera è facile capire quanto ne avessi), ma con un setaccio il lavoro di pulizia sarebbe velocissimo e -a parte la raccolta- la pianta non richiede alcun altro lavoro, non c’è da arare, seminare, mettere sostegni, concimare ecc. E’ un regalo della siepe 🙂

semi caragana

Ora rimane solo da costruire un setaccio, per l’anno prossimo!

Panzerottini alle erbe di campo

Tentando vanamente di imitare la bravura in cucina della Malerba, ecco che ho provato a fare panzerottini ripieni alle erbe msite e lenticchie decorticate.

Le ultime cotte in anticipo, con aglio e brodo vegetale, anzi erano un avanzo 😀 Le erbe erano Plantago lanceolata, Lapsana communis e Borrago officinalis, che ho fatto appassire brevemente, tagliuzzato e unito alle lenticchie in crema.

L’impasto matto l’ho imitato a occhio dopo aver osservato dal vivo le abili mani di Annalisa, quando con amore mi ha preparato dei piccoli samosa per il viaggio di ritorno in auto.

Io non sono stata abile come lei, ma migliorerò con l’esperienza ed ho usato farina di segale integrale macinata in casa, mescolata ad un poco di farina tipo 2, un poco di olio evo e vino bianco.

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Una spennellata di bevanda di soia autoprodotta, si buca l’impasto con la forchetta e in forno a 180 gradi 🙂

Comodo finger food, forse più goloso se avessi usato un ripieno più “grasso” (in effetti mancavano tolamente, nemmeno un po’ di crema di semi oleaginosi)!